Meloni da Addis Abeba rilancia il ruolo dell’Italia tra Europa, Stati Uniti e continente africano

La presidente del Consiglio chiude la missione etiope annunciando la partecipazione come osservatore al Board of Peace su Gaza convocato da Trump e rivendica una funzione mediatrice dell’Unione in un ordine globale ormai frammentato

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Giorgia Meloni (foto governo.it)

La conclusione della missione etiope segna per Giorgia Meloni l’occasione per spostare l’asse del discorso politico dall’Africa verso i nodi geopolitici che attraversano l’Occidente. Gaza da un lato, il futuro dell’Europa dall’altro. Due fronti che la presidente del Consiglio affronta con la consapevolezza che l’ordine internazionale – per usare le parole di Mario Draghi – è ormai defunto. L’annuncio della partecipazione italiana al Board of Peace convocato da Donald Trump per giovedì prossimo a Washington arriva in parallelo con quello del ministro degli Esteri Antonio Tajani, da Monaco. L’Italia siederà al tavolo come Paese osservatore, presente ma non vincolata, libera di tutelare la compatibilità con l’ordinamento costituzionale. Una formula che Meloni definisce “buona rispetto al problema della compatibilità” con il sistema italiano, pur senza sciogliere ancora la riserva sulla propria partecipazione personale al vertice negli Stati Uniti.

La posizione scelta dal governo nasce dalla necessità di continuare a essere presenti nella regione mediorientale dopo quanto fatto e quanto ancora in corso. Meloni sottolinea l’importanza della presenza europea accanto a quella italiana, rivendicando per Bruxelles un ruolo che non può essere marginale in una crisi che coinvolge direttamente il Mediterraneo. È proprio all’Europa che la premier rivolge i messaggi successivi, riannodando i fili di un discorso che da mesi la vede impegnata a tenere insieme le due sponde dell’Atlantico.

La risposta a Merz e il pilastro europeo della Nato

Dalla Conferenza di Monaco, Friedrich Merz aveva tuonato contro gli Stati Uniti, parlando di una possibile frattura transatlantica e sollecitando l’Unione a diventare più sovrana militarmente, economicamente e tecnologicamente. Meloni torna a indossare i panni della mediatrice tra Bruxelles e Washington. Condivide le parole del cancelliere tedesco sulla sicurezza e sulla colonna europea della Nato, ma respinge le critiche alla cultura Maga. Il messaggio che la presidente del Consiglio ripete da mesi suona chiaro: valorizzare ciò che unisce, non ciò che divide, continuare a lavorare per una maggiore integrazione tra le due sponde dell’Atlantico. L’Unione Europea deve assumersi una quota maggiore di responsabilità senza sganciarsi dagli Stati Uniti, anzi rafforzando il pilastro europeo dell’alleanza atlantica in un momento geopolitico in continua e imprevedibile evoluzione.

Pronunciare queste parole da Addis Abeba, davanti ai leader africani, suona quasi come una dichiarazione – ma soprattutto una richiesta – di maturità. Mentre l’Italia con il Piano Mattei sta rivoluzionando il modo di agire nel continente, Bruxelles, sempre più coinvolta nel progetto, deve dimostrare prima di tutto di essere capace di stare in piedi da sola. Il Piano Mattei resta la cornice della missione, insieme all’idea dell’Italia come ponte privilegiato tra Europa e Africa, affermata da Meloni nel vertice Italia-Africa e ribadita nella trentanovesima sessione ordinaria dell’Unione africana.

Migrazioni e responsabilità: il messaggio ai leader africani

Nella plenaria davanti ai leader dell’Unione africana, Meloni ritorna sul tema migrazione, definendo egoisti coloro che la considerano necessaria e indispensabile. Riprende il messaggio del cardinale guineano Robert Sarah contro l’abbandono da parte dei giovani della propria terra. Prima di chiudere lascia un messaggio a tutti i Capi di Stato e di Governo del continente: non deluderemo la vostra fiducia. Da Addis Abeba, la premier conferma così la linea che in un momento molto complicato dal punto di vista geopolitico sta cercando di portare avanti. Nel Mediterraneo, costruire ponti con l’Africa. In Europa, mantenere in piedi il legame con gli Stati Uniti. Lavorando sempre e solo con l’obiettivo di unire.