Meloni sfida Schlein: “”Proporzionale con premio di maggioranza o facciamo da soli”
Giorgia Meloni e Elly Schlein
La premier annuncia la priorità del 2026 nella conferenza stampa di inizio anno. Proporzionale con premio di maggioranza sopra il 40%. Il centrodestra pronto ad agire da solo se il dialogo con il Pd si bloccherà. Le opposizioni insorgono: “Arroganza istituzionale”. La sfida è sul tavolo, il calendario già delineato. La riforma della legge elettorale esce dal limbo delle ipotesi e diventa priorità di governo.
A fissarla nero su bianco è Giorgia Meloni, durante la tradizionale conferenza stampa organizzata dall’Ordine dei giornalisti e dall’Associazione stampa parlamentare. La presidente del Consiglio ammette di “non essere un tecnico della materia” e rivela che “ci sono interlocuzioni anche se non necessariamente al mio livello”, smentendo nella sostanza contatti diretti con i leader dell’opposizione. Ma il mandato alla maggioranza è netto: dialogare sì, ma concludere comunque. Anche senza il sostegno delle opposizioni, se necessario. L’obiettivo temporale è ambizioso: primo via libera entro l’estate.
Il nodo del premio e le accuse di interesse di parte
Meloni respinge con fermezza l’accusa che il progetto in campo — un proporzionale con premio di maggioranza a chi superi il 40 o il 42 per cento — sia cucito addosso al centrodestra. Anzi, ribalta la prospettiva: “È una riforma che consente a chi prende più voti di governare per cinque anni con una maggioranza solida. Sarebbe un vantaggio per tutti e potrebbe rappresentare un vantaggio ancora più importante per l’opposizione che per la maggioranza”.
Un’apertura alla segretaria del Pd Elly Schlein, cui la premier tende idealmente la mano. Ma dal campo progressista i calcoli sono opposti, soprattutto dopo l’ultima tornata di elezioni regionali. Non è un caso, sottolineano fonti dem, che il rilancio del responsabile Organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, sia arrivato proprio in quel frangente.
Camera e Senato, il rischio della doppia maggioranza
Con l’attuale sistema elettorale, infatti, si profilano rischi concreti di maggioranze diverse tra Camera e Senato. Un’eventualità che potrebbe materializzarsi se il centrosinistra si presentasse unito nei collegi uninominali, a differenza di quanto accaduto nel 2022. E proprio qui si annidano le resistenze più forti. All’interno della maggioranza stessa, del resto, restano nodi tecnici ancora da sciogliere.
Le preferenze, gradite a Meloni, incontrano la freddezza della Lega, già costretta a rinunciare ai collegi uninominali che le garantirebbero una rappresentanza superiore ai numeri effettivi. Poi c’è il rebus del Senato: come assegnare il premio di maggioranza in un’assemblea che, per dettato costituzionale, si basa sulla rappresentanza regionale? Si ragiona su listini del presidente o su calcoli nazionali con distribuzione regionale.
Fratelli d’Italia spinge, Forza Italia frena sul leader in scheda
Fratelli d’Italia vorrebbe inoltre inserire già sulla scheda il nome del leader di coalizione, opzione che Forza Italia non gradisce affatto. Dal partito della premier, tuttavia, precisano che non ci sarà alcuna forzatura. Si dichiarano pronti ad avviare consultazioni formali con le opposizioni prima di depositare un testo definitivo.
Il problema, spiegano, è che il Pd non ha ancora indicato un referente per il confronto, a differenza degli altri partiti. Per questo, se l’impasse dovesse proseguire, non si esclude di procedere comunque con la presentazione in Parlamento della proposta, avviando parallelamente colloqui formali con le forze di minoranza. L’ipotesi è quella di muoversi già a inizio febbraio.
Le opposizioni all’attacco: “Minacce invece di proposte serie”
La reazione delle opposizioni non si fa attendere ed è durissima. “La maggioranza conferma di seguire una linea di arroganza istituzionale. Non c’è nessuna proposta sul tavolo, hanno mille contraddizioni interne da risolvere. Quando avranno una proposta seria ce la spieghino, la valuteremo”, attacca il senatore dem Dario Parrini.
Il Movimento 5 Stelle, per il momento, non prende posizione ufficiale. Filiberto Zaratti di Alleanza Verdi e Sinistra è lapidario: “Così è come discutere con una pistola posata sul tavolo. Se davvero vogliono costruire un testo condiviso lascino da parte minacce e si aprano a un confronto”. Per Riccardo Magi di +Europa, l’unica notizia emersa dalla conferenza stampa è che “il governo è pronto ad andare avanti a colpi di maggioranza sulla legge elettorale”. La partita, insomma, è appena cominciata. E si preannuncia aspra.
