Politica

Meloni contrattacca: problema di Parigi? “Ora c’è un altro porto possibile”

La Ocean Viking della SOS Mediterranée è approdata a Tolone, il porto militare francese designato da Parigi come luogo sicuro per lo sbarco dei 230 migranti a bordo dopo venti giorni in attesa nel Mediterraneo. La Francia ha aspramente criticato il governo Meloni per il rifiuto ad accogliere questa specifica imbarcazione. Ma se Parigi minaccia e chiede il blocco dei meccanismi di solidarietà e redistribuzione concordati in Europa, oggi la presidente del Consiglio rimanda le accuse all’UE e però cerca una linea morbida parlando di cooperazione. Sorride più volte, lo fa anche poco prima di accusare la Francia di aver avuto sul caso Ocean Viking una reazione “aggressiva”, “incomprensibile e ingiustificata”. Giorgia Meloni non sceglie i toni della sfida per replicare al governo di Parigi che l’ha accusata di “irresponsabilità” per la decisione di non offrire un porto ai 230 migranti che per giorni – prima di attraccare oggi a Tolone – sono rimasti a bordo della nave.

La premier e i numeri

Ma allo stesso tempo fa capire di non aver nessuna intenzione di fare marcia indietro. D’altra parte, se da un lato c’è la necessità di non spezzare l’esile filo del rapporto con l’Eliseo che resta comunque il miglior possibile alleato per le battaglie in Europa sul dossier energia, dall’altro c’è quello di mostrare fermezza agli occhi di quell’elettorato che, causa gli spazi di manovra ristretti della legge di bilancio, sarà impossibile accontentare con mirabolanti provvedimenti economici. Non è un caso che la presidente del Consiglio faccia riferimento al “mandato” ricevuto da chi l’ha votata, che parli di opinione pubblica “colpita” dalle decisioni di Parigi. Alle accuse di disumanità del ministro dell’Interno francese replica attaccandosi alla freddezza dei numeri. In Italia, dice, sono sbarcati 90mila migranti dall’inizio dell’anno, di cui circa 8mila – “meno del 10%” – dovrebbero essere redistribuiti in altri Paesi, sebbene finora ne siano stati ricollocati solo 117, di cui 38 Oltralpe. La Ocean Viking, sottolinea, “è la prima nave di una Ong che abbia mai attraccato in un porto della Francia”. Meloni ribadisce che l’Italia non sta violando alcun trattato internazionale, anche perché “non è scritto in nessun accordo” che “debba essere l’unico porto di sbarco dei migranti del Mediterraneo”. La sua convinzione è che il problema dell’Eliseo sia esattamente questo, ossia “che per la prima volta c’è un altro porto possibile”.

Blackout diplomatico

La presidente del Consiglio non lo dice ma sa bene che Emmanuell Macron in patria è pressato dall’opposizione di destra che lo ha già attaccato per la decisione di dare un porto a questa nave. D’altra parte, ci sarebbe anche questo elemento nel presunto giallo che ha portato, nel giro di 8 ore, dai ringraziamenti dell’Italia alla Francia per aver accettato di offrire uno sbarco alla Ocean Viking fino agli attacchi del loro ministro dell’Interno. A fornire la ricostruzione di quei momenti è proprio la premier che spiega di aver appreso la notizia della disponibilità da fonti di stampa: e poiché per ore non è stata smentita, è la spiegazione, il governo ha pensato di fare una nota di apprezzamento come “gesto distensivo”. Insomma, ci sarebbe stato un momento di black out diplomatico. Il clamore, però, era esattamente ciò che il governo francese voleva evitare e che, a quel punto, ha scelto pubblicamente di contrastare. 

Ora serve riprendere il dialogo

Per Meloni ora c’è da gestire la difficoltà di riannodare quel filo del dialogo fondamentale anche per evitare il minacciato isolamento in Europa. La premier non risponde a chi le chiede se ci siano stati nuovi contatti con Macron o se adesso abbia timori per la trattativa sulle modifiche al Pnrr, per la quale buoni rapporti con le istituzioni europee sono indispensabili. La presidente del Consiglio si dice pronta a parlare con tutti, come ha già cominciato a fare nel suo viaggio a Bruxelles, affinché si possa trovare una “soluzione europea” alla questione migranti perché “come è stata gestita finora credo non si possa più gestire”. Per ora incassa il sostegno del leader del Ppe, Manfred Weber, incontrato a palazzo Chigi. “L’Italia non può essere lasciata sola”. Ma la via di una soluzione comunitaria è lunga e complessa. Ed è per questo che la presidente del Consiglio annuncia che nel futuro il governo intende varare “nuovi provvedimenti”. Matteo Salvini da tempo chiede che vengano ripristinati i vecchi decreti sicurezza. Al momento, però, non ci sarebbero ancora norme in cantiere sebbene si stia ragionando su un giro di vite: si torna infatti a parlare di sequestro delle navi e di inasprimento delle pene.

Le Pen: la colpa non è del governo Meloni

Intanto da Maastricht, culla dell’Unione, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella richiama all’importanza di essere in buoni rapporti con la sponda sud del Mediterraneo, ma concorda sulla necessità di solidarietà fra gli Stati membri: “La risposta alla stessa sfida migratoria infatti avrà successo soltanto se sorretta dai criteri di solidarietà all’interno dell’Unione e di coesione nella risposta esterna e da una politica lungimirante nei confronti della regione africana”. Di “fallimento della politica europea” parla anche la direttrice generale di Sos Mediterranée Sophie Beau secondo cui bisogna ricreare meccanismi comuni di salvataggio e poi di ripartizione dei migranti. Mentre si concede ancora toni incendiari la leader dell’estrema destra francese, Marine Le Pen, che spiega la colpa non è dell’Italia o del governo Meloni, ma la Francia non avrebbe dovuto cedere e rischia un’invasione di navi delle ong. Secondo Le Pen, navi che dopo aver recuperato i migranti dovrebbero riportarli ai “porti di partenza”.

Segui ilfogliettone.it su facebook
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a redazione@ilfogliettone.it
Condividi
Pubblicato da