Milano-Cortina, primo caso di doping: positiva l’italiana Rebecca Passler

Rebecca Passler

Rebecca Passler

La prima positività ai Giochi di Milano-Cortina arriva dall’Italia e scuote l’intero movimento del biathlon. Rebecca Passler, 24 anni, altoatesina, è risultata positiva al letrozolo durante un controllo fuori competizione. La notizia, trapelata da fonti dell’Antidoping, è arrivata a quattro giorni dall’inizio delle gare, gettando ombre pesanti sulla squadra azzurra. L’atleta, portacolori dei Carabinieri, è stata immediatamente sospesa e rischia di saltare l’Olimpiade di casa.

Un caso che scuote la vigilia olimpica

La biathleta, cresciuta ad Anterselva, il tempio italiano della disciplina e sede delle prove olimpiche, è stata trovata positiva a una sostanza vietata appartenente alla categoria S4 del Codice mondiale antidoping. Il letrozolo, farmaco utilizzato in ambito medico e non noto per effetti anabolizzanti particolarmente marcati, apre interrogativi sulla modalità con cui possa essere entrato nell’organismo dell’atleta. Gli esperti non escludono l’ipotesi di una contaminazione, ma serviranno ulteriori accertamenti.

Il nome di Passler pesa nel biathlon azzurro anche per la storia familiare: è nipote di Johann Passler, due volte medaglia olimpica a Calgary ’88 e figura di riferimento per generazioni di appassionati. Un’eredità importante che rende la vicenda ancora più dolorosa per l’ambiente.

Possibile ricorso al Tas, ma il tempo stringe

La procedura ora prevede la possibilità di rivolgersi alla Divisione ad hoc del Tribunale Arbitrale dello Sport, presente in sede olimpica. Ma i tempi sono strettissimi e la sospensione resta in vigore. Il Coni, tramite la Fisi, dovrà individuare una sostituta per completare la squadra. Una corsa contro il tempo che complica ulteriormente la vigilia di Milano-Cortina.

Il caso Passler rappresenta la quinta positività olimpica per un atleta italiano nella storia recente. L’ultimo episodio risale ai Giochi invernali di Sochi 2014, quando il frenatore del bob William Frullani risultò positivo alla dimetilpentilamina dopo un controllo nel Villaggio olimpico. Una vicenda che portò alla sua squalifica di sette mesi.

Una lunga scia di precedenti italiani

Guardando indietro, il dossier doping azzurro in sede olimpica comprende casi che hanno segnato intere stagioni sportive. Nel 2012 esplose la vicenda di Alex Schwazer, trovato positivo all’Epo e poi squalificato per quattro anni. Nel 2008, a Pechino, il ciclista Davide Rebellin perse l’argento conquistato nella prova su strada dopo ulteriori verifiche del Cio. Ancora prima, nel 1984, il martellista Giampaolo Urlando venne squalificato per testosterone pochi giorni dopo il quarto posto ai Giochi di Los Angeles.

La positività di Rebecca Passler si inserisce dunque in una storia complessa e dolorosa, che torna a emergere proprio alla vigilia dell’Olimpiade più attesa dal movimento italiano. Una ferita aperta che rischia di lasciare il segno ben oltre l’esito delle indagini.