La nuova Iran di Khamenei figlio: vendetta, Hormuz bloccato e minaccia di allargare il conflitto. E i mercati crollano

Insediatosi quattro giorni fa dopo l’uccisione del padre Ali, chiede attraverso la televisione di Stato la rimozione delle strutture militari statunitensi dalla regione e avvisa i governi confinanti che subiranno ritorsioni se non si conformeranno.

Mojtaba Khamenei

Mojtaba Khamenei

Quattro giorni dopo la nomina a guida suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei ha rotto il silenzio. Non con una conferenza stampa, non con un’intervista: con una dichiarazione scritta, letta da una giornalista della televisione di Stato Irin. Il tono era assertivo. I contenuti erano attesi, almeno nella sostanza. La forma — fredda, procedurale, trasmessa attraverso un medium di regime — diceva già qualcosa sulla natura del potere che il figlio del defunto Ali Khamenei intende esercitare.

Ha detto di aver appreso della propria elezione “dalla tv di Stato”. Ha definito il suo compito “arduo”, erede di “un grande” come Khomeini e del “martire Khamenei”. Ha poi reso omaggio alla nazione che, nei giorni intercorsi tra la morte del padre e la sua nomina, ha saputo guidarsi da sola — “con fermezza, coraggio e presenza”. La retorica era quella consueta del potere rivoluzionario iraniano: popolo coeso, nemico esterno, sacralità del sacrificio. Subito dopo, però, il discorso si è fatto più concreto. E più duro.

Vendetta, Hormuz e nuovi fronti

“Non rinunceremo alla vendetta per il sangue dei martiri”. La frase centrale del discorso non ammette interpretazioni alternative. Khamenei ha precisato che la vendetta non riguarda solo il padre ucciso: ogni iraniano caduto sotto i colpi del “nemico” è incluso nell’impegno. Tra le vittime che ha elencato personalmente figurano la madre, la moglie, una sorella, un nipote e un cognato. Lo stesso Mojtaba Khamenei era rimasto ferito nell’attacco del 28 febbraio scorso.

Sul piano militare, ha rivendicato la chiusura dello Stretto di Hormuz come uno strumento da mantenere attivo, ha ringraziato i “coraggiosi combattenti” che hanno resistito all’aggressione e ha lasciato aperta la porta a nuovi fronti bellici “se le circostanze lo richiederanno”. Ha ringraziato Hezbollah, le organizzazioni irachene filo-iraniane e lo Yemen — evitando deliberatamente di nominare gli Houthi, citando invece la nazione yemenita nel suo complesso — per “non aver smesso di difendere il popolo oppresso di Gaza”. Il Fronte della resistenza, ha detto, è composto dai “nostri più cari amici”. Non è una formulazione neutra. È una dichiarazione di alleanza in piena regola.

L’ultimatum ai paesi vicini

La parte più densa di conseguenze diplomatiche riguarda i vicini. Teheran condivide confini terrestri o marittimi con quindici paesi e, ha detto Khamenei, è “sempre stata disposta ad avere relazioni cordiali e costruttive con tutti loro”. La frase, però, veniva immediatamente seguita da una condizione: chiudere le basi americane, “il prima possibile”.

Il ragionamento era esplicito. Gli Stati Uniti hanno costruito “basi militari e finanziarie” in alcuni di quei paesi per garantirsi il dominio sulla regione. Alcune di queste basi sono state usate nell’aggressione all’Iran. Teheran le ha già colpite — “senza attaccare quei paesi”, ha tenuto a precisare — e continuerà a farlo. I leader vicini devono “chiarire la propria posizione” e “capire che la pretesa americana di garantire sicurezza e pace non era altro che una menzogna”. È un ultimatum a geometria variabile: formalmente rispettoso della sovranità altrui, sostanzialmente orientato a imporre una scelta di campo.

I mercati e la risposta di Roma

Le parole della nuova guida suprema hanno avuto effetti immediati sui mercati finanziari. Le Borse europee hanno chiuso in rosso: Milano ha perso lo 0,71%, Parigi ha ceduto la stessa quota, Londra lo 0,44%, Madrid l’1,2%. Si è salvata soltanto Francoforte, trainata dai risultati di Zalando. Il petrolio ha risposto con decisione: il Brent ha superato quota cento dollari prima di assestarsi intorno a 98, il Wti ha toccato un picco a 97 dollari. Il gas ad Amsterdam ha superato i 50 euro al megawattora.

Dalla Farnesina, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha commentato a margine del Question Time al Senato con tono misurato ma inequivocabile. “C’è una guerra in corso”, ha riconosciuto. Ma ha aggiunto che le dichiarazioni del nuovo leader non saranno “gradite al resto del mondo, neanche ai paesi ai quali lui poteva fare riferimento”. In particolare, ha notato, la chiusura di Hormuz danneggia anche la Cina. “L’Iran rischia di isolarsi sempre di più”.

Nel frattempo, l’agenzia Fars ha smentito la notizia — diffusa due giorni prima da diversi media iraniani — della morte di Mansoureh Khojasteh, vedova di Ali Khamenei. “Era stata indicata come morta martire”, ha comunicato l’agenzia. “È viva. Le informazioni iniziali si sono rivelate errate”.