Palazzo Chigi: Piano Mattei diventa strategia internazionale riconosciuta da Ue, Onu e G7

Al summit etiope la premier rivendica un cambio di paradigma: cooperazione paritaria con l’Africa per affrontare cause profonde della migrazione giovanile.

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(foto governo.it)

La presidente del Consiglio definisce il secondo vertice Italia-Africa un “tagliando”. L’espressione tradisce un approccio pragmatico, quasi tecnico, alla verifica di quanto realizzato dal primo incontro romano del 2024. Ma l’escalation retorica con cui Giorgia Meloni accompagna la presentazione del Piano Mattei racconta ambizioni più ampie. Ad Addis Abeba la premier rivendica di aver contribuito “a rivoluzionare il modo di guardare all’Africa e contemporaneamente di agire in Africa”. Una dichiarazione che cristallizza il tentativo di palazzo Chigi di imporre una narrazione di discontinuità rispetto alle politiche precedenti.

Il “cambio di paradigma” teorizzato dalla presidente si articola su due direttrici. La prima riguarda il metodo: rifiuto di ogni “tentazione predatoria” o “approccio paternalistico”. La seconda concerne l’obiettivo: costruire un modello di cooperazione “da pari a pari” che permetta di “scrivere una pagina nuova” nelle relazioni bilaterali. Non si tratta solo di formule diplomatiche. Meloni insiste su un “patto tra nazioni libere” che si configura, nelle sue parole, come “strategia di respiro internazionale”. Il riconoscimento deriverebbe dalle sinergie attivate con l’ONU, l’Unione europea, l’Unione africana e il G7.

Miliardi mobilitati e realtà operativa

La dimensione finanziaria acquista centralità nella retorica governativa. La premier sottolinea come il Piano Mattei rappresenti ormai una “realtà operativa e strutturata” capace di mobilitare “miliardi di euro” attraverso il coinvolgimento di risorse pubbliche e private. L’assenza di cifre precise non impedisce a palazzo Chigi di rivendicare una capacità attrattiva che trascende i confini nazionali. Il messaggio è duplice: da un lato si certifica l’operatività del piano, dall’altro se ne legittima l’architettura attraverso il consenso di istituzioni multilaterali.

 

Ma è sul nesso tra Piano Mattei e flussi migratori che Meloni articola il passaggio politicamente più significativo. L’Italia, dichiara, non intende “sfruttare la migrazione per avere mano d’opera a basso costo”. L’obiettivo dichiarato è invece “combattere le cause profonde” che spingono i giovani africani a partire, assicurando loro il diritto di contribuire allo sviluppo delle proprie nazioni. In questa chiave il Piano Mattei si configura come antidoto ai flussi incontrollati: non gestione dell’arrivo, ma intervento sulle ragioni della partenza.

Istruzione come filo conduttore

Il metodo rivendicato dalla presidente del Consiglio prevede il “coinvolgimento delle energie migliori del popolo italiano in un gioco di squadra che valorizza tutto il sistema Italia”. Formula generica che tuttavia introduce il settore su cui palazzo Chigi concentra maggiore attenzione: l’istruzione. Meloni ricorda la campagna lanciata insieme alla Nigeria per raccogliere “5 miliardi di dollari” destinati a migliorare la qualità dell’istruzione per 750 milioni di bambini. L’annuncio di un vertice a Roma previsto per giugno, co-ospitato dai due Paesi, conferma la centralità del tema.

Non è l’unica novità presentata ad Addis Abeba. La premier avanza la proposta di introdurre “clausole di sospensione del debito per quelle nazioni che sono colpite da eventi climatici estremi”. Una misura che interseca cooperazione allo sviluppo e risposta alle emergenze ambientali, territori su cui il dibattito internazionale fatica ancora a trovare sintesi operative. Meloni nega che il summit si limiti a celebrare “quello che abbiamo fatto fin qui”. L’obiettivo dichiarato è “ragionare insieme su cosa possiamo ancora fare per rendere il piano Mattei più efficace, più concreto, più aderente alle esigenze dei territori”.

Cerimoniale e ritardi protocollari

Il vertice si apre con una foto di gruppo che colloca Meloni tra Joao Lourenco, presidente dell’Unione africana e dell’Angola, e il primo ministro etiope Abiy Ahmed Ali. Alla sinistra di quest’ultimo il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres. Un posizionamento studiato per certificare visivamente il peso politico attribuito all’iniziativa italiana. Ma l’avvio registra circa quaranta minuti di ritardo rispetto al programma. La causa: un prolungato confronto tra il cerimoniale di palazzo Chigi e quello del governo etiope sulla disposizione dei posti dei leader sul palco. Dettaglio apparentemente marginale che rivela quanto anche la dimensione simbolica richieda negoziazioni precise quando si costruiscono architetture diplomatiche di questo tipo.