Palestina, Abu Mazen convoca le urne: il Consiglio Nazionale al voto popolare

Beirut, il presidente palestinese Mahmoud Abbas in visita in Libano

Abu Mazen

Il Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, Mahmoud Abbas, ha annunciato ufficialmente la convocazione delle elezioni per il Consiglio Nazionale dell’OLP il prossimo primo novembre. Per la prima volta nella storia, i membri dell’organismo saranno scelti tramite suffragio popolare diretto, segnando una svolta rispetto ai decenni di nomine e cooptazioni interne che hanno caratterizzato il movimento.

Il decreto firmato da Abu Mazen parla chiaro: il voto dovrà svolgersi ovunque sia materialmente possibile, interessando tanto i territori della Cisgiordania e di Gaza quanto la vasta diaspora palestinese all’estero. L’obiettivo dichiarato dalla presidenza, attraverso l’agenzia ufficiale Wafa, è garantire la più ampia partecipazione possibile del popolo palestinese. Tuttavia, dietro l’annuncio si cela una realtà politica complessa, fatta di organismi spesso rimasti nell’ombra o resi inattivi da anni di stallo diplomatico e tensioni interne. Il Consiglio Nazionale Palestinese (CNP), pur essendo formalmente il Parlamento dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, è stato convocato raramente negli ultimi tempi: l’ultima sessione risale infatti al 2018, mentre l’ultimo tentativo elettorale, seppur parziale, è datato 2006.

Una svolta democratica tra dubbi e incognite

La scelta di passare al voto diretto rappresenta un cambiamento radicale nelle dinamiche di potere dell’OLP. In passato, la composizione del Consiglio era il frutto di equilibri delicati tra le diverse fazioni, risolti spesso con nomine dall’alto. Oggi, Abbas cerca di recuperare una legittimità che sembra erosa dal tempo e dalla mancanza di ricambio generazionale. Ma il cammino verso le urne è disseminato di ostacoli tecnici e politici.

Organizzare consultazioni popolari per una popolazione dispersa in vari continenti richiede una macchina organizzativa che l’ANP potrebbe non essere in grado di sostenere autonomamente. Inoltre, resta l’incognita del veto israeliano su eventuali seggi a Gerusalemme Est, nodo che in passato ha già portato al rinvio di altre tornate elettorali. La comunità internazionale osserva con estrema cautela: se da un lato il ritorno alla democrazia è auspicato, dall’altro si teme che un’apertura improvvisa possa destabilizzare ulteriormente un’area già segnata da conflitti profondi e da una crisi economica che morde i territori occupati senza sosta.

Le esclusioni eccellenti e il peso di Hamas

Un dato fondamentale riguarda chi non siederà, nemmeno a questo giro, tra i banchi del Consiglio. Gruppi come Hamas e la Jihad Islamica Palestinese non fanno parte dell’OLP e, di conseguenza, restano formalmente esclusi dalla rappresentanza nel CNP. Questa assenza trasforma il Parlamento dell’OLP in un’assemblea che, pur essendo strategica per eleggere il Comitato Esecutivo dell’organizzazione, non riflette l’intera frammentazione del panorama politico palestinese.

Il vero organo legislativo per gli abitanti di Cisgiordania e Gaza sarebbe il Consiglio Legislativo Palestinese, ma quest’ultimo è paralizzato dal lontano 2007. La rottura tra Fatah e Hamas ha reso impossibile ogni seduta comune, trasformando le istituzioni palestinesi in gusci vuoti. In questo scenario, il decreto di Abbas sembra quasi un tentativo di rianimare un’istituzione dormiente per riaffermare il primato di Fatah. Il controllo del Comitato Esecutivo resta infatti il vero obiettivo della partita: chi domina l’OLP controlla i cordoni della borsa e la direzione diplomatica della causa palestinese davanti alle Nazioni Unite e ai partner arabi.

Il congresso di Fatah e la successione

Mentre il mondo guarda alle elezioni di novembre, gli analisti più esperti puntano l’attenzione su un appuntamento più immediato e forse più decisivo: l’ottava Conferenza Generale di Fatah prevista per maggio. Sarà in quella sede che si decideranno i reali equilibri di potere. Durante l’incontro, i delegati voteranno per ricomporre il potente Comitato Centrale del partito. Si tratta di una vera e propria prova di forza tra i fedelissimi di Abbas e le nuove leve che scalpitano per un posto al sole.

Molti degli eletti in quella sede saranno poi i candidati naturali per occupare le poltrone del Comitato Esecutivo dell’OLP, blindando di fatto la successione a Abu Mazen. La politica palestinese vive dunque un paradosso: da una parte si promette il coinvolgimento del popolo attraverso il voto diretto, dall’altra si consolidano le posizioni interne al partito di governo per garantire continuità. Il rischio è che le elezioni del primo novembre diventino una ratifica di decisioni già prese nelle stanze chiuse della Muqata. Resta da capire se la piazza palestinese accetterà questo schema o se chiederà un cambiamento più profondo e meno cosmetico delle proprie istituzioni.