Scontro sulla sicurezza, Meloni chiama Schlein ma le minoranze rifiutano la risoluzione unitaria

Elly Schlein

Elly Schlein

Bocche cucite per buona parte del pomeriggio, poi un sostanziale ‘no’, seppur in ordine sparso. Le opposizioni respingono la mossa della premier Giorgia Meloni dopo i fatti di Torino. Una proposta in cui era difficile non scorgere il tentativo di metterle in difficoltà, avendo peraltro la presidente del Consiglio chiamato in causa direttamente la segretaria dem Elly Schlein.

Il governo, dopo un vertice a palazzo Chigi sulla sicurezza, ha invitato i gruppi di minoranza a una “stretta collaborazione istituzionale” dando mandato ai “capigruppo di maggioranza” di “proporre la presentazione di una risoluzione unitaria in tema di sicurezza”. L’occasione sarebbe stata l’informativa prevista per oggi nei due rami del Parlamento del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, anche se al Senato l’appuntamento probabilmente slitterà. Nell’appello Meloni ha citato proprio Schlein, che ieri aveva telefonato alla premier per chiederle di evitare “strumentalizzazioni” contro le accuse rivolte alla sinistra di presunta ambiguità con le frange violente.

La bocciatura parte da Avs e si allarga

Lo stop arriva prima da Alleanza Verdi-Sinistra, poi dal Movimento Cinque Stelle con il presidente Giuseppe Conte, quindi da Più Europa. Il Partito democratico è l’ultimo a rispondere all’invito, in serata. Una nota dei due capigruppo Chiara Braga e Francesco Boccia puntualizza come sia nel calendario della Camera che in quello del Senato è prevista una informativa, quindi “non si vota”. Per i democratici sarà quello dell’informativa il contesto in cui ribadire “la netta condanna verso l’aggressione degli agenti a Torino e la solidarietà alle forze dell’ordine”.

Boccia e Braga ributtano la palla dall’altro lato del campo ribadendo il rifiuto alla “strumentalizzazione politica su questo tema”. Anzi, aggiungono che “se il governo intende approvare già mercoledì nuove misure già annunciate e propagandate in queste settimane, su di esse ci confronteremo nella sede opportuna che è il Parlamento, attraverso l’esame di un provvedimento di legge”.

Bonelli minaccia azioni legali, Conte detta le condizioni

La risoluzione unitaria “nessuno la conosce. Non è stata presentata e quindi non esiste”, aveva risposto secco, per primo, il leader di Avs Angelo Bonelli, annunciando che porterà “in tribunale” chi sostiene che il suo partito strizza l’occhio alle frange violente nei cortei. Netto anche il presidente del Movimento Cinque Stelle Giuseppe Conte. In un post sui social non chiudeva del tutto a una eventuale risoluzione, purché con dei paletti ben precisi, a partire da maggiori risorse per l’organico delle forze dell’ordine. Premetteva però di essere pronto a discutere solo di fronte a una vera disponibilità del governo “a fare le cose con serietà e responsabilità”, evitando “tattiche strumentali”.

Riccardo Magi di Più Europa ironizzava invece sulla tempistica dell’appello, arrivato “a poche ore dal Consiglio dei Ministri che deve varare l’ennesimo pacchetto sicurezza già deciso e annunciato nei contenuti dallo stesso esecutivo”. All’esponente radicale sembrava “evidente” che manca la “reale intenzione del governo di concordare” qualcosa con le opposizioni.

Il nodo della gestione dell’ordine pubblico a Torino

Per Magi “si chiede solo carta bianca per una nuova stretta repressiva, accusando altrimenti le opposizioni di essere complici dei violenti”. Il tema, sottolineano tutte le minoranze, è cosa non ha funzionato nella gestione dell’ordine pubblico e nella prevenzione dei gravi fatti accaduti a Torino. A dover essere chiamato in causa, secondo loro, è l’operato del ministro dell’Interno e la gestione della piazza.

Intanto, dopo l’appello della premier Meloni, era partito un balletto tra informativa senza voto, come da attuale calendario, o comunicazioni con voto su un testo. Un balletto con la maggioranza intenzionata a presentare una risoluzione con una forte presa di posizione sui fatti di Torino votando, a maggioranza in capigruppo, la sostituzione dell’informativa con le comunicazioni del ministro. Un nodo che si scioglierà non prima di oggi.