Sono 188 mila quelle oltre 5mila euro e pesano 15,7 mld

La casta delle pensioni d’oro e d’argento è un esercito di 188mila persone con una spesa complessiva annua che sfiora i 16 miliardi di euro sui 270 miliardi totali per le pensioni. Per accedere al club occorre incassare almeno 4.800 euro lordi al mese (escluso il rateo della tredicesima). Sulla base dei dati Inps, se si restringe il campo ai redditi da pensione oltre i 6.200 euro mensili, il club si riduce a poco più di 32 mila iscritti (con una spesa totale di 6,8 miliardi di euro l’anno) mentre i privilegiati che ricevono un assegno mensile superiore a 10 mila euro sfiorano le 9 mila persone e una spesa di circa un miliardo di euro.
Negli ultimi anni a cadenza puntuale torna d’attualità l’intervento sui pensionati ricchi. Fu l’ultimo governo a guida Silvio Berlusconi a introdurre il prelievo forzoso progressivo sulle pensioni a partire da 90 mila euro l’anno. Un taglio del 5% tra 90 mila e 149 mila euro, 10% dopra i 150 mila e 15% per i redditi pensionistici oltre i 200 mila euro, circa 600 cittadini. Misura poi confermata dall’esecutivo Mario Monti.

La casta dei pensionati d’oro si vide cancellare il contributo forzoso da una sentenza della Corte costituzionale che bocciò il provvedimento di Mario Monti ritenendolo discriminatorio dal momento che riguardava solo i redditi dei pensionati e non di tutti i contribuenti. È stato poi il governo Letta l’anno scorso a reintrodurre il contributo di solidarietà per le pensioni oltre i 90 mila euro l’anno. Lo scorso febbraio poi si è arenata in Parlamento la proposta di legge a firma Giorgia Meloni dopo la bocciatura del tetto di 5 mila euro lordi al mese. Solo Fratelli d’Italia e M5s avevano votato a favore. Maggioranza e opposizioni hanno cercato, senza successo, di trovare un’intesa per ricalcolare con il sistema integralmente contributivo le pensioni sopra una determinata soglia, 5 mila euro lordi, pari a poco oltre 3.200 euro netti. Stessa sorte per la proposta di legge, primo firmatario Enrico Zanetti di Scelta Civica, che prevedeva un contributo di solidarietà sulle pensioni oltre i 60 mila euro l’anno, ma da applicare solo se una parte della pensione erogata non risulta coperta dai contributi versati dal lavoratore durante la vita lavorativa.

Con il governo di Matteo Renzi già in primavera si ipotizzava un intervento più incisivo sulle pensioni più elevate. Accantonata l’ipotesi, è ritornata in questo fine agosto dopo che il ministro del Lavoro Giuliano Poletti in una intervista ha detto di essere favorevole a intervenire sulle pensioni elevate con la finalità di un sostegno agli esodati. Quante risorse e la sostenibilità politica di un intervento sulle pensioni sono strettamente legati alla questione di dove porre l’asticella. Ipotizzando di abbassarla a 3.500 euro lordi al mese la platea si allarga a mezzo milione di pensionati per una spesa annuale di 31 miliardi di euro.

A parziale difesa del popolo dei pensionati ricchi c’è da rilevare che gli italiani sopportano un peso del fisco ben superiore a quello di quasi tutti gli europei. Secondo un recente studio di Kpmg un pensionato italiano con un reddito di 60 mila euro l’anno paga tra Irpef e varie addizionali 20.600 euro, oltre il doppio rispetto a un tedesco e il 50% in più di francesi e olandesi. Se l’imponibile è di 100 mila euro l’anno il carico fiscale Irpef sfiora i 39 mila euro contro i 26 mila di un tedesco, i 27 mila dei francesi e 31 mila degli inglesi e dei greci. Solo i belgi sono più tartassati con 45 mila euro e mentre gli spagnoli sopportano un prelievo di 38.800 euro.
Peggio ancora per i pensionati da 20 mila euro l’anno. Gli italiani pagano 5.200 euro di Irpef e addizionali, i tedeschi e i greci si fermano a 1.600, i francesi addirittura pagano meno di 1.500 euro. Spagnoli come gli italiani, superati dai belgi che devono versare al fisco quasi 6.500 euro. Il paradiso dei pensionati a basso reddito è l’Olanda. Su 20 mila euro lordi all’anno il fisco ne prende appena 483. (TMNews)

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