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Lettura: Piantedosi: “Per gli investigatori Hannoun è il capo della cellula italiana di Hamas”
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Cronaca

Piantedosi: “Per gli investigatori Hannoun è il capo della cellula italiana di Hamas”

Ultimo aggiornamento: 17 Gennaio 2026 2:33
Enzo Marino
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È il ministro dell’Interno a mettere il sigillo politico e istituzionale su una delle più delicate operazioni antiterrorismo degli ultimi anni. Davanti alla Camera, Matteo Piantedosi ricostruisce punto per punto l’inchiesta che il 27 dicembre ha portato a nove arresti e a sequestri milionari, indicando senza ambiguità il perno dell’indagine: per gli investigatori, l’imam Mohammad Hannoun sarebbe stato il capo della cellula italiana di Hamas, attiva nella propaganda e nel finanziamento del terrorismo internazionale sotto la copertura dell’umanitarismo.

Contents
  • La linea del Viminale in Parlamento
  • Dalle moschee ai flussi di denaro
  • Il peso della cooperazione internazionale
  • Sette milioni ad Hamas, sequestri milionari
  • Prevenzione, espulsioni e modello italiano

Nel suo intervento, Piantedosi chiarisce che non si tratta di un’operazione estemporanea, ma dell’esito di un lavoro investigativo stratificato e di lungo periodo. Un’azione coordinata da Polizia di Stato e Guardia di Finanza, sotto la direzione della Procura distrettuale di Genova e su impulso della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, che ha colpito una rete presente in più città italiane e con ramificazioni all’estero.

https://www.ilfogliettone.it/wp-content/uploads/2026/01/Terrorismo-Piantedosi-Hannoun-capo-cellula-italiana-di-Hamas_20260114_video_18052183.mp4

La linea del Viminale in Parlamento

Il ministro scandisce i passaggi con un obiettivo preciso: dare conto della solidità dell’impianto accusatorio e, al tempo stesso, rivendicare l’efficacia del modello italiano di contrasto al terrorismo. Hannoun, cittadino giordano residente da anni a Genova e figura di riferimento dell’associazionismo filopalestinese, viene indicato come il vertice di una struttura organizzata che avrebbe operato a Genova, Milano e Roma.

Mohammad Mahmoud Ahmad Hannoun

Piantedosi ricorda che i sospetti di contiguità con Hamas non nascono oggi. Le prime indagini risalgono ai primi anni Duemila, con accertamenti della Digos genovese tra il 2003 e il 2006, e si rafforzano in seguito grazie al lavoro del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza tra il 2017 e il 2021. Un filo investigativo mai interrotto, alimentato da segnalazioni finanziarie e contributi dell’intelligence internazionale.

Dalle moschee ai flussi di denaro

Nel dettaglio fornito alla Camera, emerge come il cuore dell’indagine sia stato il tracciamento dei flussi finanziari. Secondo il Viminale, Hannoun avrebbe coordinato su scala nazionale la raccolta di fondi attraverso moschee, eventi religiosi e manifestazioni pubbliche. Donazioni presentate come destinate a scopi umanitari e religiosi, ma che, secondo l’accusa, finivano sistematicamente verso strutture di Gaza riconducibili ad Hamas.

Parallelamente, la Digos ha lavorato sugli aspetti associativi, ricostruendo i legami tra gli indagati e la leadership dell’organizzazione terroristica. Le attività hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 27 persone, su oltre 50 soggetti monitorati, e hanno messo in luce l’esistenza di due associazioni formalmente benefiche, entrambe con sede a Genova e basi operative a Milano e Roma, considerate funzionali alla rete.

https://www.ilfogliettone.it/wp-content/uploads/2026/01/Caso-Hannoun-Piantedosi-soldi-dati-per-Gaza-dirottati-ad-Hamas_20260114_video_18141796.mp4

Il peso della cooperazione internazionale

Piantedosi insiste su un punto: senza la cooperazione internazionale, un’indagine di questa portata non sarebbe stata possibile. Europol ha svolto un ruolo di coordinamento decisivo, mentre contributi operativi sono arrivati da Germania, Francia, Olanda, Spagna e dalla struttura antiterrorismo di Israele. Una rete informativa che ha consentito di collegare tracce sparse in più Paesi e di ricondurle a un quadro coerente.

I fatti del 7 ottobre 2023 hanno rappresentato uno spartiacque, orientando definitivamente l’inchiesta verso l’ipotesi di terrorismo internazionale. Da quel momento, l’attenzione degli investigatori si è concentrata sul ruolo apicale di Hannoun e sulla funzione delle associazioni a lui riconducibili come strumenti di propaganda e finanziamento.

Sette milioni ad Hamas, sequestri milionari

Il bilancio economico dell’operazione è uno degli elementi più rilevanti. Attraverso un sistema di strutture fittizie, create per aggirare i controlli del circuito bancario, il gruppo avrebbe trasferito ad Hamas oltre 7 milioni di euro. All’esito delle indagini, l’autorità giudiziaria ha disposto sequestri per più di 8 milioni di euro e ha effettuato 17 perquisizioni in diverse regioni, dalla Liguria al Lazio.

Numeri che, secondo il ministro, dimostrano la pericolosità di reti capaci di mimetizzarsi dietro il linguaggio della solidarietà e della religione. Pur richiamando la presunzione di innocenza, Piantedosi parla di un velo squarciato su attività che nulla avevano a che fare con il sostegno umanitario.

Prevenzione, espulsioni e modello italiano

Nel finale dell’informativa, il titolare del Viminale allarga lo sguardo. Il rischio che radicalismo ed estremismo evolvano in forme più violente resta elevato e costantemente monitorato. Da qui la centralità del Centro analisi strategica antiterrorismo, definito la “punta di diamante” del sistema italiano, e il ricorso agli strumenti di prevenzione.

Un dato su tutti: dall’inizio della legislatura sono state eseguite 217 espulsioni di soggetti ritenuti pericolosi per la sicurezza dello Stato. In questo contesto si inserisce anche la recente decisione della Cassazione sul caso dell’imam di Torino Mohamed Shahin, ritenuto collegato ad ambienti riconducibili alle strutture pro-Pal facenti capo a Hannoun.

La linea tracciata da Piantedosi è netta: contrasto senza ambiguità a chi utilizza il territorio italiano come piattaforma per il terrorismo, e difesa di un modello investigativo che, ancora una volta, rivendica risultati concreti.

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