Politica

Presidenziali francesi, i vescovi evitano di attaccare Zemmour

I vescovi cattolici francesi hanno pubblicato alcune indicazioni per gli elettori cattolici in vista delle presidenziali di aprile senza però prendere esplicitamente di mira il candidato dell’estrema destra Eric Zemmour, che nel nome dei “valori cristiani” sta calamitando il sostegno dei settori più conservatori del cattolicesimo d’oltralpe. La conferenza episcopale francese, guidata da mons. Eric de Moulins-Beaufort, ha pubblicato un testo di 60 pagine intitolato “La speranza non delude”. E’ dal 2006 che al rinnovo della carica presidenziale l’episcopato presenta, pur senza schierarsi a favore di un candidato, i principi che dovrebbero gidare l’elettorato cattolico nella propria scelta. Senza schierarsi ma, ha detto in una conferenza stampa il vescovo di Nanterre mons. Matthieu Rougé, con “neutralità partigiana”.

Sullo sfondo dalle rivelazioni sulla portata degli abusi sessuali commessi nella Chiesa, con la recente pubblicazione di un rapporto di una commissione indipendente (Ciase), “la nostra Chiesa ha fallito”, si legge nel testo, ed è quindi “con umiltà” che l’episcopato “osa condividere” il proprio pensiero. La dichiarazione si compone di diversi capitoli su altrettanti temi che meritano l’attenzione dei cattolici, tra cui il rispetto di tutta la vita umana, l’accoglienza dei migranti, la conversione ecologica, la libertà religiosa, il consumo di droga. “Non diamo né daremo indicazioni di voto”, spiegano i vescovi, che tuttavia esortano i cattolici ad andare alle urne: “Astenersi dal voto è una violazione di responsabilità” nei confronti di una società che rischia di “fratturarsi”, perché “divisa e abitata da violenze latenti”.

La presa di posizione episcopale, tuttavia, ha suscitato dibattito in Francia più per quello che non c’è, in particolare non viene criticato apertamente Eric Zemmour, giornalista e polemista prestato alla politica con una formazione – la “Reconquete”, riconquista – e un programma di estrema destra, in particolare sul tema dei migranti e dell’islam – che ha attirato i settori più conservatori del cattolicesimo francese ed ha anche suscitato vivaci critiche. Liberation ha criticato “l’assordante silenzio” dei vescovi sulla strumentalizzazione delle radici cristiane da parte dell’estrema destra. Per Le Figaro – quotidiano dal quale Zemmour proviene – i vescovi “si invitano con prudenza” alla campagna presidenziale.

Un silenzio tanto più singolare perché, come nota il quotidiano cattolico La Vie, nel 2002 tra il primo e il secondo turno la conferenza episcopale si schierò apertamente contro il Fronte Nazionale, allora guidato da Jean-Marie Le Pen, affermando – parole dell’allora presidente cardinale Jean-Pierre Ricard – che il suo programma era “incompatibile con la Buona Novella e l’insegnamento della Chiesa”. Successivamente, ricorda sempre La Vie, nel 2007, 2012 e 2016 i vescovi hanno evitato di prendere posizione così esplicita sull’estrema destra. “Nel 2002, l’arrivo del Fronte nazionale al secondo turno fu uno shock, una novità assoluta nel panorama politico francese”, ha sottolineato mons. Rougé durante la conferenza stampa: “Non vogliamo clericalizzare il voto, soprattutto perché l’esperienza dimostra che le indicazioni di voto non hanno molto impatto. Ciò che ha significato è dare a tutti gli strumenti per una riflessione approfondita”.

Interpellato sullo stesso tema, anche il presidente della conferenza episcopale, mons. De Moulins-Beaufort, ha insistito sullo stesso tasto: l’episcopato non d alcune istruzione di voto, ma “elementi di discernimento”: I nostri cittadini sono adulti. Il nostro ruolo è quello di aiutare ognuno a riflettere”. Ma “il che non significa che non speriamo che facciano una scelta piuttosto che un’altra”. Secondo mons. Rougé, ad ogni modo, “questo testo non sarà l’unica parola cristiana sulle elezioni, presidenziali e legislative!”. E “gli altri vescovi non mancheranno di parlare, come i movimenti cattolici”.

Quanto a Eric Zemmour, “fare riferimento all’identità cristiana della Francia e la eco, l’agitazione che ciò provoca”, ha detto De Moulins-Beaufort in risposta alle domande dei giornalisti, “è certamente sintomo di una certa inquietudine del nostro paese sulla propria identità”. L’arcivescovo di Reims ha citato un discorso del 1993 dell’allora cardinale Joseh Ratzinger secondo il quale “il segno di una grande civiltà è la sua capacità di accogliere gli apporti esteriori. Una civiltà che non sta bene si indurisce, si chiude, nella nostalgia di un passato scomparso”. La “strumentalizzazione del religioso in generale e della Chiesa cattolica in particolare”, ha detto da parte sua mons. Rougé, è una tentazione globale di molti candidati e credo che i cristiani non si lascino ingannare”.

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