Politica

Primarie destra francese, domani la sfida finale Fillon-Juppé. L’endorsement di Putin

L’ultimo dibattito tra i due sfidanti per la candidatura all’Eliseo all’interno della destra si è svolto all’insegna della serenità, secondo la stampa francese, con i due candidati, Fillon (foto dx) e Juppè (foto), che hanno abbassato il tono polemico per privilegiare “la sostanza” delle questioni. Nel confronto, il favorito, Francois Fillon, ha rivendicato la radicalità del suo progetto mentre Juppé ha contrattaccato rimproverando al rivale l’illusorietà di progetti troppo ambiziosi ma irrealizzabili. “è vero il mio progetto è più radicale, forse più difficile da realizzare” ha esordito Fillon facendo due promesse ambiziose: “ridurre della metà la disoccupazione” nell’arco di cinque anni e fare della Francia “la prima potenza europea” nell’arco di dieci anni, e il tutto con una drastica – e thatcheriana – cura di austerità. Per la Francia, ha proseguito Fillon, serve “uno scatto psicologico”, capire e far capire all’estero che la Francia può essere riformata. Tra le misure più immediate, la ridefinizione del codice del lavoro, l’allungamento dell’orario di lavoro, la revisione del sistema pensionistico e, soprattutto, la soppressione di un mezzo milioni di funzionari pubblici.

E proprio su quest’ultimo punto ha contrattaccato Juppé, che replicando al suo rivale si è espresso a favore di “riforme profonde e credibili” ma “senza brutalità”. E’ chiaro, dice Juppé, che abolire 500.000 posti di lavoro nell’amministrazione pubblica “non è possibile”, anzi – ha aggiunto – porsi un obbiettivo del genere vuol dire fare una promessa che non si può realizzare. Fillon e Juppé sono quindi tornati sui temi della morale, che li hanno sempre divisi nel corso della campagna elettorale. Fillon, tradizionalista e cattolico, ha cercato di chiarire alcuni punti irrisolti, in particolare sul tema dell’aborto. Fillon ha precisato di non aver intenzione di rimettere in casua l’interruzione volontaria di gravidanza anche se da cattolico personalmente non è d’accordo. Agli antipodi, tra i due, anche l’immagine della società francese, con Fillon nettamente opposto a qualsiasi visione “multiculturalista” e Juppé convinto invece che “l’identità della Ferancia sia in primo luogo nella diversità”. Ultimo motivo di scontro, la politica estera. E qui nel dibattito si è insinuata l’ombra del convitato di pietra Vladimir Putin.

Juppé si è detto senza mezzi termini “scioccato” dal fatto che in una campagna elettorale francese il presidente russo “abbia pubblicamente scelto il suo candidato”, facendo riferimento alle dichiarazioni del leader del Cremlino e ai suoi rapporti notoriamente ottimi (e secondo alcuni discutibili) con Fillon. Ma quest’ultimo si è difeso: “con Putin abbiamo lavorato insieme nei cinque anni in cui sono stato premier…e sono le sole relazioni che abbiamo, non c’è altro”. E in ogni caso, ha aggiunto, non bisogna isolare il Cremlino, cosa che favorirebbe “reazioni e riflessi nazionalisti”. Sia chiaro, ha concluso: buone relazioni con Mosca non significa rinnegare o trascurare “l’alleanza” della Francia con gli Usa. Domenica si vedrà quale delle due ‘visioni’ avrà convinto gli elettori della destra francese. Al momento i sondaggi danno ragione a Fillon col 65% delle intenzioni di voto contro il 35% di Juppé.

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