Protezione a quattro zampe, il business che divide il Regno Unito

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Trentaduemila sterline per un cane addestrato a mordere, immobilizzare e rilasciare su comando. Nel Regno Unito non è più un’eccezione da ricchi eccentrici, ma un mercato in piena espansione. A spingerlo sono furti in aumento, percezione diffusa di insicurezza e una vetrina potente fatta di social network e celebrità. Un fenomeno che cresce in silenzio, ma che pone interrogativi pesanti su sicurezza pubblica, benessere animale e responsabilità legali.

A raccontarlo è un’inchiesta del Guardian, che fotografa un cambiamento netto: la protezione personale non passa più soltanto da allarmi e vigilanza privata, ma sempre più spesso da cani selezionati e addestrati come veri strumenti di difesa.

La paura come leva del mercato

Un tempo erano appannaggio di milionari, guardie del corpo e aziende di sicurezza. Oggi i cani da difesa entrano nelle case di professionisti, personaggi pubblici e famiglie benestanti. Il prezzo varia in base al livello di addestramento e alla razza, ma può arrivare fino a 32 mila sterline, circa 37 mila euro.

I cosiddetti esemplari “premium” includono pastori tedeschi selezionati, malinois belgi, dobermann, rottweiler e cani corso. Animali preparati a riconoscere una minaccia, scoraggiare l’intruso e, se necessario, bloccarlo fisicamente su ordine del proprietario. Un addestramento intensivo che promette controllo totale e reazione immediata.

Celebrità e social come moltiplicatore

A far decollare il fenomeno ha contribuito anche l’effetto emulazione. Tra gli acquirenti figurano volti noti della musica e della televisione britannica come Rochelle e Marvin Humes, influencer come Molly-Mae Hague e Katie Price, l’attore Barry Keoghan e numerosi calciatori di primo piano, da John Terry a Rio Ferdinand, fino a Marcus Rashford e Raheem Sterling.

Le loro testimonianze, spesso rilanciate online, hanno trasformato il cane da difesa in un oggetto desiderabile. Non solo protezione, ma simbolo di successo e risposta muscolare a un clima percepito come sempre più ostile.

Dai furti allo stalking, storie personali

Molti raccontano di aver scelto questi animali dopo episodi traumatici. Furti in villa, intrusioni notturne, minacce ripetute. L’influencer australiana del fitness Kayla Itsines ha spiegato di aver acquistato due cani da un’azienda britannica dopo mesi di stalking. In un video promozionale ha parlato di “sonno finalmente sereno”, un messaggio semplice e potente per chi vive nella paura.

È proprio su questa leva emotiva che il settore costruisce la propria narrazione: il cane non come animale da compagnia, ma come garante di sicurezza immediata, sempre presente, sempre vigile.

Sicurezza privata e rischi collettivi

Ma l’espansione del mercato solleva dubbi profondi. Cosa succede quando un cane addestrato all’attacco interpreta male una situazione? Chi risponde se un intervento provoca feriti, magari estranei o passanti? Nel Regno Unito il quadro normativo è ancora frammentato e il tema delle responsabilità civili e penali resta aperto.

C’è poi la questione del benessere animale. Addestrare un cane alla difesa significa sottoporlo a stress costante e a una vita costruita intorno alla minaccia. Le associazioni animaliste chiedono regole più severe e controlli stringenti sui centri di addestramento e sui requisiti dei proprietari.

Dallo sport alla difesa estrema

Il confine tra disciplina sportiva e addestramento aggressivo è sempre più sottile. In Germania esiste da anni lo Schutzhund, sport cinofilo rigoroso nato per valutare equilibrio, obbedienza e capacità di protezione. Negli Stati Uniti, però, stanno prendendo piede versioni più estreme, i cosiddetti “protection sports”, dove l’enfasi sull’attacco controllato è ancora maggiore.

Queste pratiche contribuiscono a diffondere una cultura che vede nel cane uno strumento di difesa più che un compagno. Un approccio che, secondo molti esperti, rischia di avere conseguenze difficili da gestire nei contesti urbani.

Una tendenza destinata a crescere

Il boom dei cani da difesa racconta una società che percepisce la sicurezza come un bene individuale da acquistare. Finché l’insicurezza resterà un sentimento diffuso, la domanda continuerà ad aumentare. La sfida, per istituzioni e legislatori, sarà trovare un equilibrio tra protezione personale e sicurezza collettiva, prima che la paura diventi una questione a quattro zampe.