Record di distanza e nuovi crateri: il viaggio di Artemis II verso casa
I quattro astronauti della missione hanno completato la manovra attorno alla Luna durante il tragitto che li riporterà nel Pacifico sabato, raggiungendo un apogeo senza precedenti e individuando due formazioni da sottoporre all’Unione Astronomica Internazionale.
Il percorso di Artemis II, non in scala (NASA)
Artemis II ha lasciato l’orbita lunare e procede lungo la traiettoria che porterà la capsula Integrity allo splash down nel Pacifico nelle prime ore di sabato. La manovra chiude la fase più delicata della missione, concepita per riprendere l’esplorazione del satellite nel punto in cui il programma Apollo si era interrotto. Non si tratta ancora di un allunaggio: per quello occorrerà attendere Artemis IV nel 2028. Il profilo di volo, tuttavia, richiama da vicino quello di Apollo 13, con la differenza che l’attuale passaggio dietro la Luna non è stato imposto da un’emergenza.
Il primato di distanza
Il confronto con Apollo 13 non è solo simbolico. L’equipaggio del 1970 deteneva il record della maggiore distanza dalla Terra mai raggiunta da esseri umani. Un primato superato ieri da Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen, che hanno toccato un apogeo di 406.771 chilometri. Il traguardo è stato celebrato con un messaggio preregistrato di Jim Lovell, comandante di Apollo 13, scomparso l’anno scorso. “Benvenuti nel mio vecchio quartiere. Sono orgoglioso di passarvi il testimone mentre orbitate intorno alla Luna: è una giornata storica e so quanto sarete impegnati, ma non dimenticate di godervi il panorama”. Lovell aveva partecipato anche ad Apollo 8, la prima missione a orbitare attorno al satellite.
La visione della faccia nascosta
Il fly-by ha offerto all’equipaggio una prospettiva inedita. “Abbiamo visto cose che nessun essere umano ha mai visto prima” ha commentato Wiseman, dopo la riconnessione con la Terra al termine del black-out radio. Il collegamento è avvenuto durante una conversazione con il presidente Donald Trump, che ha invitato i quattro astronauti alla Casa Bianca. La distanza dal suolo lunare era maggiore rispetto a quella di Apollo 13: circa seimila chilometri contro i 250 del 1970. Le condizioni di visibilità, però, erano nettamente migliori, consentendo di osservare dettagli orografici finora documentati solo da sonde automatiche.

Nuovi nomi sulla mappa lunare
La tradizione delle esplorazioni prevede che chi osserva per primo una formazione geografica possa proporne la denominazione. L’equipaggio di Artemis II ha scelto di battezzare due crateri: uno con il nome della capsula, Integrity, l’altro con quello di Carroll, moglie del comandante Wiseman, scomparsa nel 2020. La proposta dovrà essere valutata dall’Unione Astronomica Internazionale, che ha l’ultima parola sulla nomenclatura ufficiale. È improbabile che venga respinta, dato il valore documentale delle immagini raccolte e il ruolo della missione nel programma di ritorno alla Luna.
