Cronaca

I Regeni sempre in prima linea: “L’ambasciatore italiano non deve tornare al Cairo”. In piazza per Giulio

“L’ambasciatore italiano non deve tornare in Egitto perche’ cio’ darebbe a quel paese un segnale di distensione che non e’ il caso di dare”. Paola e Claudio Regeni, in tv, continuano con dignità la loro battaglia alla ricerca della verità sulla morte del loro figlio Giulio, il ricercatore italiano torturato e ucciso un anno fa al Cairo. Secondo i Regeni “il governo italiano ha fatto due passi importanti” per sollecitare le autorita’ egiziane a collaborare: il primo e’ stato il ritiro dell’ambasciatore Maurizio Massari avvenuto ad aprile, “un segnale forte che sappiamo ha provocato reazioni in l’Egitto”. Il secondo “non mandare pezzi di ricambio per gli F35”. “Nel frattempo e’ cambiato l’ambasciatore – hanno sottolineato i genitori del ricercatore italiano – noi pensiamo che quello che abbiamo ottenuto e’ grazie al fatto che l’ambasciatore non e’ ritornato, e lo abbiamo detto oggi personalmente al premier Gentiloni. Abbiamo pero’ la sensazione che qualcuno all’interno del nostro ampio parlamento possa avere interesse a riprendere i normali scambi commerciali, diplomatici, eccetera. Dobbiamo fare attenzione”.

LA MANIFESTAZIONE Intanto, da Trieste a Palermo, in centinaia  con striscioni e lumini in mano, sono scesi in piazza per chiedere verità sulla morte del giovane ricercatore italiano ucciso il 4 febbraio dello scorso anno al Cairo, in Egitto. La manifestazione nazionale è stata organizzata da Arci e Amnesty International, per chiedere a gran voce verità per tutte le vittime di sparizione forzata in Egitto e fare luce sulla morte del giovane ricercatore dell’università di Cambrige, scomparso il 25 gennaio dello scorso anno, proprio nel giorno del quinto anniversario delle proteste di piazza Tahir e ritrovato senza vita dopo nove giorni. Messaggi di solidarietà e vicinanza ai familiari sono arrivati da tutte le forze politiche. A rendere omaggio alla memoria del giovane e ricercatore anche  il Capo dello Stato Sergio Mattarella in un messaggio rinnovato un appello ad una “collaborazione più ampia ed efficace affinché i colpevoli vengano assicurati alla giustizia”. E  a nome di tutti gli italiani ha rivolto sentimenti di vicinanza e sostegno ai familiari”. Anche il premier Paolo Gentiloni via twitter ha espresso vicinanza ai genitori di Giulio, così come Angelino Alfano che un anno fa nel governo di Matteo Renzi aveva la delega agli Interni e oggi è a capo della Farnesina.

LE ISTITUZIONI Il ministro degli Esteri Angelino Alfano assicura che l’Italia continuerà a cercare la verità sulle responsabilità della sua morte. “Un anno dopo la stessa tristezza e dolore.#veritapergiulioregeni: continuiamo a cercarla. Non ci accontenteremo di nient’altro che la verità”. E via social anche la presidente della Camera Laura Boldrini ha rivolto una pensiero a Giulio Regeni.  “Giulio approverebbe – scrive – questa campagna di mobilitazione, anche perché la sua vicenda tragica è stata assunta a simbolo delle troppe storie analoghe che insanguinano l’Egitto. Il suo sguardo attento ai diritti di ogni essere umano, indipendentemente dal luogo in cui è nato, non accetterebbe nulla di diverso. Una volta di più oggi vogliamo ringraziare Paola e Claudio Regeni: per aver saputo crescere un ragazzo curioso del mondo e per aver fatto del loro immenso dolore una richiesta di verità che riguarda tutti”. “E’ passato un anno, ma il tempo non ha per nulla fiaccato la voce dei tanti, tantissimi che continuano a chiedere giustizia per Giulio Regeni. E’ stata la forza di questo movimento, diffuso e popolare – ha sottolineato Boldrini- che ha fatto accantonare le prime ricostruzioni dell’omicidio, ridicole e oltraggiose; che ha sollecitato le istituzioni italiane a difendere la dignità stessa del Paese colpita attraverso l’uccisione di un suo cittadino; che ha supportato l’azione tenace con la quale la nostra magistratura sta aprendo varchi verso le risposte giuste”.

LA SOLIDARIETA’ E solidarietà l’ha espressa anche il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli. Da quel 25 gennaio di un anno fa, la famiglia Regeni non si è mai data per vinta. “E’ stato un anno intenso, terribile, un viaggio nell’orrore che diventa sempre più profondo man mano che ci addentriamo nei particolari: abbiamo visto e stiamo vedendo proprio tutto il male del mondo”, hanno detto oggi i familiari. “Questo male continua a svelarsi pian piano”, hanno rimarcato riferendosi allo stillicidio di informazioni, non sempre affidabili né verosimili, che arrivano dall’Egitto. E ringraziando “per la solidarietà” e “la vicinanza” di molti italiani sono tornati a chiedere “di riversarsi nelle piazze con fiaccole accese per Giulio, per coloro che non sono rispettati nei loro diritti umani”. Gli investigatori italiani registrano tuttavia “significativi passi avanti” nelle indagini dallo scorso settembre quando, dopo il periodo di “crisi” tra l’Italia e l’Egitto – dove non è ancora rientrato l’ambasciatore italiano – i magistrati egiziani hanno deciso di consegnare i documenti richiesti.

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