Politica

Renzi valuta incrocio referendum-Stabilità e apre su Italicum

La tregua con Ncd, dopo il colloquio con Angelino Alfano di mercoledì scorso; poi il faccia a faccia con Sergio Mattarella, giovedì sera; ieri un paio di segnali importanti diretti ad alleati di governo, Pd, Fi e non solo. Matteo Renzi sembra cambiare passo nella corsa verso il referendum di autunno. Il premier dopo i colloqui e le fibrillazioni dei giorni scorsi sembra ora più disposto a fare qualche concessione, perlomeno questi sono i messaggi che in parte recapita lui stesso e in parte affida al vicesegretario Lorenzo Guerini. Da un lato, si comincia a far strada l’idea di mettere in sicurezza la legge di Stabilità, prima di affrontare il referendum. Dall’altro, si prova a stemperare i toni sul referendum costituzionale e ci si mostra disposti a discutere di riforma dell’Italicum. Il rischio che il risultato del referendum possa ripercuotersi sul governo e sulla legge di Stabilità, secondo alcune ricostruzioni, è stato anche valutato nell’incontro di giovedì sera al Quirinale e certo il capo dello Stato, pur nel suo ruolo di notaio rispetto alle dinamiche politiche, è molto attento a fare in modo che il Paese non dia segnali di inaffidabilità all’estero e non si esponga a possibili attacchi speculativi sui mercati. Forse allora non è un caso che Lorenzo Guerini abbia parlato genericamente di “referendum del prossimo autunno”, e non di ottobre come era stato finora. Votare a novembre forse non cambierebbe significativamente gli equilibri tra ‘sì’ e ‘no’ al referendum, ma permetterebbe di presentare la legge di Stabilità e probabilmente di votarla in almeno un ramo del Parlamento.

Senza contare che “i tempi previsti dalla legge” che Renzi spesso cita consentirebbero di arrivare fino a dicembre inoltrato, per il referendum. Il premier non vuole dare l’impressione di fare retromarcia su una data che lui stesso aveva indicato, e quindi l’ipotesi di fissare il referendum per dicembre al momento viene scartata, ma già novembre consentirebbe evitare che l’eventuale vittoria del no finisca per aprire una crisi di governo – che il Colle certo non auspica, ma che Renzi fino a qualche giorno fa considerava ineluttabile – senza che la legge fondamentale per il bilancio dello Stato sia stata almeno messa in cantiere. Peraltro, i tempi potrebbero anche allungarsi di molto se ci fosse un colpo di scena sullo spacchettamento dei quesiti, chiesto dai radicali già ad aprile e sul quale finora Renzi si era mostrato contrario. Riccardo Magi, il segretario romano del partito, promotore dell’iniziativa, sta inviando sms a tutti i parlamentari per chiedere le firme (servono almeno un quinto dei deputati o dei senatori) a sostegno dello spacchettamento. Al momento i firmatari non arrivano a una quindicina, perlopiù esponenti di Scelta civica e di Possibile, oltre a qualche ex M5s. Il Pd, ufficialmente, resta sulla posizione di prima, nessun sostegno alla richiesta di spacchettamento. Ma non è escluso che poi molti deputati democratici finiscano per firmare. “Il Pd – ragiona un deputato centrista – deve perlomeno invitare informalmente un po’ dei suoi a firmare, altrimenti le firme necessarie non si raggiungono”. I tempi sono risicati, le firme vanno presentate entro il 14 luglio in Cassazione.

Se la richiesta venisse presentata i tempi potrebbero allungarsi parecchio, perché sia in caso di accoglimento che di una bocciatura, poi potrebbero scattare dei provvidenziali ricorsi del fronte sconfitto. Forse non a caso, Renzi aveva proprio parlato di questa possibilità, una decina di giorni fa, quando aveva detto che “i tempi sono quelli dettati dalla Cassazione, salvo eventuali ricorsi”. In ogni caso, qualunque sia poi la data del voto, sia Renzi che Guerini hanno provato a sdrammatizzare molto il referendum: “Non vinceremo questo referendum evocando la paura del no”, ha scritto Renzi nella enews. “È vero, i rischi per l’Italia sono notevoli: ma noi non dobbiamo evocare la paura. Perché nel nostro dna c’è la speranza”. Il premier ha invitato a stare sul merito. E Guerini ha aggiunto: “Mi auguro che questo referendum possa unire il Paese. Sembra strano dirlo, visto che i cittadini sono chiamati a dire sì o no. Ma il paese si unisce dando (al referendum, ndr) il significato che ha: il merito della riforma, nel rispetto delle opinioni diverse”. Infine, l’Italicum. Guerini oggi per ben due volte ha fatto capire che anche su questo si può discutere. Prima in una intervista al Gr, poi parlando ad Orvieto all’iniziativa dei cattolici democratici di Giuseppe Fioroni: “Se ci saranno ipotesi in campo concrete che portano a eventuali miglioramenti ci confronteremo come abbiamo sempre fatto. Ma non possiamo pensare che tutto il dibattito ruoti intorno alla legge elettorale. Quando sarà il momento ci confronteremo”.

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