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Sam Smith: successo mi ha cambiato vita, musica è terapia

Una terapia liberatoria, un modo di esprimere la propria parte più profonda e vulnerabile: questo è la musica per Sam Smith, popstar da 12 milioni di dischi venduti nel mondo, a Milano per presentare il nuovo disco “The thrill of it all”, che esce il 3 novembre a oltre tre anni di distanza dal precedente, anticipato dal singolo “Too good at goodbyes”. “Quando entro in studio c’è la parte più vulnerabile di me, la parte più profonda, il mio diario – ha spiegato il cantante ai giornalisti – quando guardo indietro a quel momento della mia vita vedo solitudine e dolcezza, amore e speranza e desiderio di affetto. È un disco più scuro e autodistruttivo del precedente, mentre lo scrivevo non mi piacevo. A partire dal titolo si capisce che è un disco sulla fama e su come ho reagito, sulla relazione che avevo e su come si è rovinata a partire dal ruolo che il mio lavoro ha avuto. La persona con cui stavo allora non voleva stare sotto i riflettori”. Un periodo negativo che è stato superato: “In questo momento della mia vita sono felice, non sono addolorato come quando ho scritto le canzoni, ma quando le canto provo le stesse cose” ha spiegato Sam Smith. “Queste canzoni parlano di me e della mia relazione con me stesso, sono la mia terapia, la mia musica e il mio cuore. Andare in studio per me è come una seduta di terapia, è liberatorio in qualche modo”. Un disco dunque che parla di un amore finito ma anche di come la vita cambi dopo avere raggiunto il successo. “Sarà per sempre una battaglia per me, avevo una grande fame di successo, mi piace suonare in grandi show, viaggiare per il mondo, ho sempre nutrito l’idea di essere una star. Prima del disco precedente volevo diventare famoso, volevo che il mio volto fosse ovunque, oggi voglio diventare un autore e cantante migliore, fare una musica pop di qualità che provochi reazioni emotive” ha detto l`artista.

“La mia vita dopo il successo è cambiata in ogni modo, quando sono uscito per la prima volta col disco in America Lady Gaga mi ha detto in un’intervista che ‘Il successo non ti cambia tanto quanto cambia chiunque altro’ e all’inizio non capivo cosa volesse dire, ora sì. Mi sento sempre la stessa persona, ma tutto intorno a me è cambiato, vivo in una bella casa, posso portare mia sorella e miei amici con me, facciamo belle vacanze, ma il successo può essere spaventoso, non lo augurerei, se avessi la possibilità di tornare indietro ci penserei molto, perché cambiano tutti i rapporti della tua vita, ho molte responsabilità come ragazzo di 25 anni” ha spiegato. I tre anni trascorsi dal primo disco sono stati di grandi cambiamenti, non solo per via del successo raggiunto, ma anche dal punto di vista fisico. “Adesso mi sento molto più a mio agio con me stesso, sono stato sempre apertamente gay sin da bambino, quando avevo dieci anni ho fatto coming out con i miei genitori, mi truccavo e vestivo da ragazza ogni giorno, dai 16 ai 18 anni. In questo periodo sono cresciuto come uomo e omosessuale, prima di spostarmi a Londra non avevo amici gay. Negli ultimi quattro e cinque anni ho cominciato a capire la mia comunità e da dove vengo, chi sono, prima non me ne sentivo parte. Credo che mi sentirò sempre più a mio agio nella mia carriera, sto presentando me stesso a tutti” ha detto. Il cantante ha accolto positivamente dunque il coming out di un attore famoso come Kevin Spacey: “Sono molto sollevato che tutto questo sia uscito fuori a Hollywood e in quel mondo. Succede in qualsiasi organizzazione, c’è chi ne parla apertamente, e questo continuerà, finché le donne governeranno il mondo” ha detto con un sorriso. Della sua omosessualità l’artista parla apertamente anche nelle sue canzoni, come “Pray”, prega: “La canzone `Him` dice molto del coming out di un bambino che parla al padre, o di una ragazza nei confronti dei suoi genitori – ha raccontato – in Pray non chiedevo il perdono di Dio, non sono religioso, ma sono una persona spirituale, ho frequentato le scuole cattoliche sino a 18 anni quando parlo di religione e uso quelle parole e parlo di Dio in quel modo è perché è il linguaggio che conosco sin da bambino”.

Sam Smith tornerà in Italia per due concerti in primavera: l’11 maggio 2018 al Forum di Assago a Milano e il 12 all’Arena di Verona, per le due date organizzate da Vivo concerti sono stati venduti più di settemila biglietti in meno di una settimana. È la prima volta dal vivo in Italia per il cantante, le due date precedenti erano state annullate per via di alcuni problemi alla voce. “Non canto mai in playback, per questo ho cancellato i concerti, sono molto dispiaciuto che sia successo qui, è stata sfortuna – ha detto il cantante – non riesco a spiegare quanto le mie canzoni siano intense da cantare, richiedono molto dal punto di vista tecnico, specialmente come uomo perché canto molto alto. Non posso esprimere quanto sia difficile essere un artista pop, in questo contesto, ci si aspetta che sia come quelli che cantano tutto in playback, ma per me non è giusto. Sto facendo tutto il possibile, non tocco una goccia di alcol da tre mesi e mezzo, non mangio formaggio, non bevo bibite devo limitare il caffè, non mangio pomodori, ho 25 anni e tutti i miei fan sanno che sono a dieta perché faccio tutto il possibile per fare tutti i miei show ma non posso promettere che accadrà”. Ma cosa dobbiamo aspettarci da questi concerti, il Sam Smith in giacca e cravatta che abbiamo imparato a conoscere o piuttosto sui tacchi come nella foto postata sui suoi profili social?: “Per i miei amici e la mia famiglia è molto strano vedermi in abito scuro, da bambino usavo ciglia finte, a scuola mi vestivo a fiori, mi truccavo e per questo mi hanno anche mandato via, è qualcosa che ho smesso di fare perché mi ha stancato quando mi sono trasferito a Londra, e poi ci voleva troppo a prepararmi – ha detto scherzando – quando ho postato la mia foto ho avuto una grande risposta, mi sono sentito di nuovo a mio agio, però ora mi piace come sono, mi piacciono i miei abiti. Per un minuto però potrei mettere i tacchi durante lo show, i miei sogni da Beyoncé diventerebbero realtà”.

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