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Settimo indagato per la morte del piccolo Domenico: l’inchiesta sul cuore difettoso non si ferma

Sette indagati, un incidente probatorio, e una madre che davanti all’obiettivo dice soltanto: “La cosa che mi ha fatto più male è stata perdere mio figlio”. Il caso di Domenico Caliendo, bambino di due anni e mezzo morto sabato mattina nella Rianimazione dell’ospedale Monaldi di Napoli, entra in una fase nuova e più densa. La procura ha iscritto nel registro degli indagati un settimo sanitario — la cui identità non è ancora stata resa pubblica — e ha presentato istanza di incidente probatorio in vista dell’autopsia e della perizia medico-legale collegiale. È il sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante a condurre il fascicolo. Le ipotesi di reato, ancora provvisorie, ruotano attorno a un’unica figura giuridica: il concorso colposo. Negligenza, imprudenza, imperizia. E, soprattutto, la presunta violazione delle linee guida che disciplinano la conservazione e il trasporto degli organi destinati al trapianto.

Domenico attendeva un cuore da due anni. Ne ha ricevuto uno prelevato a Bolzano il 23 dicembre scorso da un’équipe di espianto. L’organo era danneggiato. Il trapianto è stato eseguito al Monaldi. Il bambino non si è mai ripreso: per 59 giorni è stato tenuto in vita da un macchinario, nell’attesa di un secondo trapianto che i medici ritenevano ancora praticabile fino a quarantotto ore prima del decesso. Poi, sabato mattina, il cuore si è fermato.

La perizia dovrà ricostruire ogni passaggio

L’incidente probatorio è lo strumento scelto dagli inquirenti per cristallizzare le prove prima che il tempo le disperda. I consulenti tecnici, che saranno nominati nelle prossime settimane, avranno il compito di rispondere a quesiti precisi e stringenti. Il primo riguarda le operazioni di prelievo chirurgico a Bolzano: si è proceduto nel rispetto delle linee guida vigenti in materia di trapianti? L’organo presentava, al momento dell’espianto, alterazioni anatomiche o funzionali riconducibili a errori dell’équipe che lo ha prelevato?

Il secondo filone di indagine tecnica investe l’ospedale Monaldi. I periti dovranno valutare la correttezza delle scelte chirurgiche e terapeutiche compiute sia durante l’intervento sia, e questo è un punto di rilievo, nei 59 giorni successivi. La procura chiede esplicitamente di stabilire se esistessero percorsi alternativi — clinici, chirurgici, organizzativi — che avrebbero potuto modificare l’evoluzione della malattia. Non solo: i tecnici dovranno pronunciarsi sulla prevedibilità e sulla prevenibilità della morte. Una domanda, quest’ultima, che sposta il baricentro dell’inchiesta dalla sala operatoria all’intero sistema di gestione del caso.

Tra i nodi specifici che la perizia dovrà sciogliere vi è la tempistica dell’intervento: il cuore malato di Domenico fu asportato nel momento giusto? L’équipe di espianto era presente in sala operatoria nei tempi previsti? E ancora: il momento del prelievo a Bolzano poteva essere differito?

L’avvocato: “Poteva aspettare ancora due anni”

Su quest’ultimo punto si è espresso con nettezza Francesco Petruzzi, legale della famiglia Caliendo. “Il momento dell’espianto poteva essere posticipato”, ha dichiarato, “in quanto Domenico non era un bambino moribondo”. Il bambino, ricorda il difensore, era affetto da una patologia cardiaca grave, ma non si trovava in uno stato terminale: “Attendeva un cuore da due anni e ne poteva aspettare anche altri due”. Se la tesi reggesse, l’urgenza con cui fu autorizzato e condotto l’espianto diventerebbe essa stessa oggetto di scrutinio giudiziario.

La madre, Patrizia Mercolino, ha scelto le parole con parsimonia. “All’ospedale non voglio dire niente”, ha affermato. “Penso che tutto quello che c’è fuori all’ospedale parli da sé”. Poi ha aggiunto: “Confido nella giustizia, faranno il loro lavoro”. Prima di recarsi dal notaio, ha annunciato la costituzione di una fondazione a nome del figlio, con due obiettivi dichiarati: contrastare i casi di cattiva sanità e promuovere la cultura del trapianto. “Non dovrà succedere più a nessun altro bambino”, ha detto. Una frase che vale più di ogni atto giudiziario.

Pubblicato da
Enzo Marino