Sicilia, la Corte dei Conti dà il via libera parziale al rendiconto 2020: sbloccati due miliardi

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Si chiude, con una mediazione, il contenzioso triennale tra la Regione Siciliana e la Corte dei Conti sul rendiconto 2020. Con un pronunciamento definito “salomonico”, le Sezioni Riunite della Corte, in camera di consiglio, hanno disposto una parifica parziale del documento contabile. Una decisione che non rappresenta solo la fine di una lunga disputa, ma soprattutto la chiave per aprire uno scrigno da circa 2 miliardi di euro. È l’avanzo di gestione che, ora, l’amministrazione regionale potrà finalmente programmare di utilizzare, superando lo stallo che bloccava anche i successivi rendiconti fino al 2024. Il presidente Renato Schifani parla di “frutto del percorso di risanamento”, mentre l’assessore all’Economia Alessandro Dagnino evidenzia come sia stata annullata la precedente “non parifica” del 2022.

Un risultato frutto di correzioni e confronto serrato

La decisione non è caduta dal cielo. È il punto d’arrivo di un complesso contraddittorio in cui la Regione ha presentato “osservazioni puntuali e ricostruzioni contabili” che hanno convinto anche il Procuratore Generale, Romeo Palma. Il dispositivo, comunicato dalla presidente della Sezione di Controllo Maria Aronica, modifica infatti il precedente deliberato negativo. “La Regione ha avviato e già realizzato le necessarie azioni correttive”, ha sottolineato Schifani, ringraziando l’assessore Dagnino e l’ex ragioniere generale Ignazio Tozzo per il “rigoroso e costante lavoro”. Un lavoro che, secondo il Governo regionale, ha permesso per la prima volta alla Sicilia di uscire dal disavanzo e di presentare un risultato positivo, creando le condizioni perché la Corte rivedesse la sua posizione.

La strada è ora aperta per i rendiconti successivi

Il vero significato strategico della parifica parziale del 2020 risiede nel futuro immediato. Questo primo via libera, seppur condizionato, sblocca di fatto l’iter per i conti degli anni seguenti. “Da ora inizia una nuova fase”, ha affermato con soddisfazione l’assessore Dagnino, che nel ruolo di avvocato aveva patrocinato il ricorso contro la non parifica. Il contenzioso, durato oltre quattro anni, è archiviato e la macchina amministrativa può finalmente accelerare. L’obiettivo dichiarato è ora quello di ottenere in tempi rapidi le parifiche dei rendiconti dal 2021 fino al cruciale 2024. “Confido che la Corte possa ora accelerare”, ha aggiunto Schifani, consapevole che ogni mese di ritardo significa risorse inutilizzate per l’isola.

L’avanzo da 2,3 miliardi è la posta in gioco finale

Il traguardo contabile, ma soprattutto politico ed economico, è chiaro a tutti: il rendiconto 2024. Con la sua approvazione, si libererebbe definitivamente un avanzo di amministrazione pari a 2,3 miliardi di euro. Una cifra enorme, che rappresenta una manna per un’amministrazione chiamata a fronteggiare emergenze croniche e a promuovere lo sviluppo. La possibilità di programmare tali risorse dà al governo Schifani una leva finanziaria senza precedenti negli ultimi anni. Dagnino ha espresso anche un “plauso” al presidente Aronica per aver definito il giudizio “in tempi record”, segnale di una possibile nuova collaborazione e celerità dopo anni di attriti. La parifica parziale è dunque un segnale tecnico, ma carico di implicazioni pratiche.

Bilancio di un percorso di risanamento e nuove prospettive

La vicenda del rendiconto 2020 diventa così il simbolo di un duplice passaggio: da un lato, la chiusura di un’epoca di conflitto aspro con gli organi di controllo; dall’altro, la certificazione di un miglioramento nella gestione della cosa pubblica regionale, almeno dal punto di vista contabile. Il presidente Schifani non manca di legare l’esito positivo al “percorso di risanamento dei conti avviato negli ultimi anni”. Se la strada per le parifiche complete è ancora in salita, il primo, decisivo, scoglio è stato superato. La palla passa ora agli uffici regionali, chiamati a mantenere la rotta della correttezza formale, e alla Corte dei Conti, la cui disponibilità al dialogo sembra essere aumentata. Per la Sicilia, quei due miliardi fermi non sono più un’astrazione, ma un obiettivo finalmente a portata di mano, con tutti i riflessi che ciò avrà sulla pianificazione degli interventi per l’isola.