Energia e minaccia jihadista, il Quirinale convoca vertice di difesa e chiede all’Ue risposta comune

Il Consiglio supremo di difesa si è riunito stamane al Colle alla presenza della premier Meloni e dei ministri competenti: nel mirino le conseguenze del conflitto in Iran sulle forniture di gas e petrolio, il pericolo di attacchi ibridi e la necessità di coordinare con Francia, Germania e Regno Unito una strategia condivisa.

Consiglio supremo difesa

Consiglio supremo difesa (foto difesa.it)

L’Italia non parteciperà al conflitto in corso in Medio Oriente. Lo ha sancito il Consiglio supremo di difesa, riunito stamane al Quirinale per oltre due ore e mezza su convocazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Al tavolo, la premier Giorgia Meloni, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il titolare della Difesa Guido Crosetto, i ministri dell’Interno Matteo Piantedosi, delle Imprese Adolfo Urso e dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il segretario generale del Quirinale Ugo Zampetti e il capo di stato maggiore della Difesa Luciano Portolano. Ordine del giorno: la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, e i suoi effetti su una regione già percorsa da fratture profonde.

La nota diffusa a fine sessione è inequivoca. “L’Italia non partecipa e non prenderà parte alla guerra, come ha ribadito il Presidente del Consiglio in Parlamento”. Una formulazione secca, priva di diplomatismi, che riprende parole già pronunciate da Meloni nelle aule parlamentari e le consacra all’autorità dell’organo collegiale più alto in materia di difesa.

Basi americane: il perimetro è il Parlamento

Il nodo più delicato riguarda le installazioni militari statunitensi presenti sul territorio nazionale. Il Consiglio ha “preso atto favorevolmente” che il Parlamento si è già espresso sulle richieste dei paesi alleati di assistenza nella loro difesa, e ha confermato che l’utilizzo delle basi deve avvenire nel rispetto degli accordi internazionali vigenti, che comprendono attività addestrative e di supporto tecnico-logistico. La clausola di salvaguardia è esplicita: “eventuali richieste che dovessero eccedere il perimetro delle attività già disciplinate dagli accordi citati saranno sottoposte al Parlamento.” È una riga che definisce un confine politico-istituzionale preciso, e che lascia intendere come alcune pressioni da parte degli alleati siano già state registrate.

Il fronte libanese e gli attacchi all’UNIFIL

Parte significativa dei lavori ha riguardato il Libano. Il Consiglio ha esaminato “con particolare attenzione” la situazione nel paese dei cedri, chiedendo ad Israele di astenersi da “reazioni spropositate” alle azioni di Hezbollah, definite comunque “inaccettabili.” Il prezzo, si legge nel comunicato, “lo pagano le popolazioni civili, con numerose vittime e centinaia di migliaia di cittadini evacuati.” Una valutazione equilibrata nel lessico, ma improntata a una critica sostanziale della condotta israeliana.

Più dure le parole sugli attacchi al contingente UNIFIL, attualmente a guida italiana: il Consiglio le definisce “allarmanti” e considera le violazioni reiterate della risoluzione ONU 1701 del 2006 del tutto “inammissibili.” Nel comunicato si richiama anche la decisione del Consiglio di sicurezza ONU di concludere la missione, sottolineando che resta “ineludibile” garantire la sicurezza della Linea Blu e rafforzare le capacità delle forze armate libanesi.

La crisi iraniana e il rischio di destabilizzazione

Sulla guerra scatenata dall’azione militare americana e israeliana contro l’Iran, il Consiglio ha espresso “grande preoccupazione” per gli effetti destabilizzanti sull’intera area del Medio Oriente e del Mediterraneo. Il testo non risparmia una analisi critica del contesto globale: la crisi dell’ordine internazionale incentrato sull’ONU, il moltiplicarsi delle iniziative unilaterali, l’indebolimento del sistema multilaterale. In questo quadro, l’Iran è indicato come un fattore di rischio sia per le ambizioni nucleari, sia per le azioni condotte nello Stretto di Hormuz — definite “gravi” — e per la capacità di “aprire spazi a forme di guerra ibrida e a gravissime iniziative di organizzazioni terroristiche.”

Il Consiglio sottolinea poi come l’istabilità attuale sia stata “irresponsabilmente aperta dall’aggressione della Russia all’Ucraina”, inserendo il conflitto mediorientale in una cornice di progressivo deterioramento della convivenza internazionale. L’Italia, si legge, “è impegnata a ricercare e sostenere ogni sforzo che riporti in primo piano la via negoziale e diplomatica.”

Sicurezza energetica e coordinamento europeo

Il testo si sofferma sui rischi che il conflitto produce “sul piano della sicurezza economica ed energetica, sia a livello nazionale che internazionale.” Un segnale destinato anche ai mercati e agli operatori del settore. A questo si affianca il richiamo all’iniziativa del governo italiano di operare con i principali alleati europei — Francia, Germania e Regno Unito — per coordinare la risposta comune sul piano della difesa degli interessi condivisi.

Il Consiglio ha citato esplicitamente l’allarme per i missili lanciati verso Cipro, territorio dell’Unione Europea, e verso la Turchia, membro dell’Alleanza Atlantica, intercettati dalle difese NATO nel Mediterraneo orientale. Ha inoltre condannato “l’aggressione ai militari italiani a Erbil in Iraq” e ha espresso “condanna” per gli attacchi a civili, citando in particolare “la strage della scuola di Minab.”

I lavori si sono chiusi con i “sentimenti di intensa vicinanza e gratitudine” rivolti a tutti i militari italiani impegnati nelle operazioni in corso, con menzione esplicita del contingente UNIFIL e delle truppe nei Paesi del Golfo. La tutela dei migliaia di cittadini italiani presenti nell’area resta, secondo il comunicato, una priorità assoluta dell’azione di governo.