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Sondaggio, 41% degli italiani non sceglie: la partita elettorale è ancora aperta

Redazione
Pubblicato: 1 Novembre 2026
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Il calo di Futuro nazionale può cambiare gli equilibri della prossima competizione elettorale. Il partito di Roberto Vannacci perde quasi un punto in un mese, passando dall’8,8% di settembre al 7,9%. La flessione emerge dall’ultima rilevazione di Nando Pagnoncelli pubblicata dal Corriere della Sera e incide direttamente sulle simulazioni legate alla nuova legge elettorale.

Contents
  • Gli equilibri restano ancora mobili
  • Forza Italia perde terreno, risale la Lega
  • Il centrosinistra cresce senza scosse
  • Il governo regge nonostante le difficoltà
  • Meloni guadagna un punto nel gradimento
  • Quasi quattro elettori su dieci restano fuori

Il centrodestra senza Futuro nazionale si ferma al 39,4%, esattamente come nella precedente rilevazione. Il campo largo, invece, sale di quattro decimi e raggiunge il 44,9%. Con questi numeri, sarebbe la coalizione di opposizione a ottenere il premio di maggioranza previsto dalla legge appena approvata.

L’alleanza con Vannacci ribalterebbe il risultato. Se Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega si presentassero insieme a Futuro nazionale, il centrodestra arriverebbe al 47,3%, superando la soglia raggiunta dall’opposizione e conquistando il premio. Anche in questo caso, tuttavia, la coalizione registrerebbe una perdita di quasi un punto rispetto a settembre.

Gli equilibri restano ancora mobili

Pagnoncelli invita a non considerare le simulazioni come una fotografia definitiva. Il consenso dichiarato per i singoli partiti non si trasferisce automaticamente sulle coalizioni e gli schieramenti stanno ancora definendo i propri confini. Due movimenti recenti confermano questa fluidità: Sud chiama Nord di Cateno De Luca è entrato nel centrodestra, mentre Rifondazione comunista ha aderito al campo largo.

La flessione di Vannacci rappresenta comunque uno degli elementi più significativi della rilevazione. Il ridimensionamento viene ricondotto alla minore visibilità pubblica del generale e alla strategia di contenimento dell’area più a destra perseguita dalla presidente del Consiglio. Per la maggioranza, il problema non riguarda soltanto la consistenza elettorale del partito, ma anche la possibilità di costruire un’intesa politica che consenta di recuperare quei voti nella competizione tra coalizioni.

Forza Italia perde terreno, risale la Lega

All’interno della maggioranza, Fratelli d’Italia conserva la prima posizione e cresce leggermente, raggiungendo il 26,7%. Il partito di Giorgia Meloni mantiene quindi una distanza ampia dagli alleati e resta il principale riferimento elettorale del centrodestra.

La situazione è diversa per Forza Italia, che scende dal 7,3% al 6,3%. Secondo l’analisi del Corriere della Sera, sulla contrazione pesano le difficoltà nella guida del partito e le tensioni interne, emerse pubblicamente alcune settimane fa a Capri durante il convegno dei giovani imprenditori. Il risultato riporta gli azzurri a una quota che rende più complicato il loro contributo alla tenuta complessiva della coalizione.

La Lega, invece, recupera terreno. Dopo il congresso, il partito di Matteo Salvini passa dal 4,7% al 5,6%. Il segretario ha ottenuto la conferma alla guida del movimento, ma il risultato congressuale ha evidenziato anche la necessità di una gestione più collegiale. La crescita nei consensi si accompagna dunque a un passaggio politico interno che richiederà un nuovo equilibrio tra la leadership e le diverse componenti del partito.

Il centrosinistra cresce senza scosse

Sul fronte dell’opposizione, il Partito democratico passa dal 19,5% al 19,9%, mentre il Movimento 5 Stelle sale dal 14,5% al 14,9%. Entrambi guadagnano quattro decimi. Alleanza Verdi e Sinistra resta stabile al 6,3%, mentre +Europa e Italia Viva registrano soltanto variazioni minime, con lievi contrazioni. Fuori dai due schieramenti, Azione conferma il 3% già raggiunto a settembre.

Il dato complessivo del campo largo, al 44,9%, è superiore a quello del centrodestra senza Vannacci. Ma la tenuta dell’alleanza dipenderà dalla capacità di trasformare una somma di consensi in un progetto elettorale condiviso. L’ingresso di Rifondazione comunista aggiunge un nuovo elemento alla composizione dello schieramento, mentre restano da verificare i rapporti tra le diverse forze politiche.

Il governo regge nonostante le difficoltà

La sostanziale stabilità dei consensi assume rilievo se confrontata con le tensioni che hanno attraversato il Paese nell’ultimo mese. Il caro carburanti ha provocato proteste diffuse, soprattutto tra gli autotrasportatori, con il rischio di interruzioni nei rifornimenti di beni essenziali nel Mezzogiorno. Nelle principali città, inoltre, alcune mobilitazioni giovanili sono sfociate in disordini e assalti, alimentando il confronto sulle cause del disagio e sulle risposte da mettere in campo.

Sul piano istituzionale, la nuova legge elettorale è stata approvata e attende il giudizio della Corte costituzionale, destinato a incidere anche sulla definizione della data del voto. La legge di bilancio procede intanto tra margini di spesa limitati e difficoltà nel reperire risorse per le misure richieste dalle diverse componenti della maggioranza. Le interviste utilizzate per il sondaggio si sono concluse prima della presentazione ufficiale della manovra: un elemento da tenere presente nella lettura dei risultati.

Resta aperta anche la crisi dell’Ilva, con il rischio di un drastico ridimensionamento dell’impianto industriale. Per il governo si sommano così le difficoltà di categorie tradizionalmente vicine al centrodestra, come agricoltori e autotrasportatori, le proteste nelle piazze e la ristrettezza delle risorse disponibili. Nonostante questo quadro, la rilevazione non registra una flessione significativa del consenso complessivo per l’esecutivo.

Meloni guadagna un punto nel gradimento

L’indice di apprezzamento del governo sale da 40 a 41. Si tratta della quota di valutazioni positive tra gli intervistati che esprimono un giudizio, escludendo quindi i “non so”. Anche Giorgia Meloni migliora, passando da 41 a 42. Un incremento contenuto, ma significativo se rapportato alle difficoltà politiche ed economiche attraversate dalla maggioranza.

Tra i leader, il movimento più evidente riguarda Matteo Salvini. La conclusione del congresso leghista accompagna la crescita del suo indice di apprezzamento, che passa da 20 a 22. Per gli altri esponenti politici non emergono variazioni rilevanti. Il risultato del segretario della Lega segnala un recupero personale che si affianca alla ripresa del partito nelle intenzioni di voto.

Anche il quadro internazionale ha attraversato settimane movimentate. L’analisi richiama la vittoria di Lula in Brasile, il successo degli studenti in Serbia, lo stallo politico in Israele e le difficoltà del negoziato per avviare un percorso di pace in Ucraina. Eventi che hanno contribuito a un contesto internazionale instabile, senza produrre, almeno per ora, cambiamenti significativi negli orientamenti elettorali italiani.

Quasi quattro elettori su dieci restano fuori

Il dato che potrebbe incidere maggiormente sulle prossime elezioni riguarda però chi non ha ancora scelto. L’area degli indecisi e di coloro che dichiarano di non voler votare rimane sostanzialmente invariata e si avvicina al 41% dell’elettorato. È una quota molto ampia, superiore a quella di qualsiasi singolo partito e potenzialmente decisiva per gli equilibri tra i due schieramenti.

Secondo Pagnoncelli, proprio da questo bacino potrebbero arrivare gli spostamenti più significativi. La competizione non si giocherà soltanto sulla capacità dei partiti di sottrarre voti agli avversari, ma anche sulla possibilità di riportare alle urne una parte di chi oggi resta ai margini della partecipazione.

Il nodo riguarda entrambi gli schieramenti. Il centrodestra deve fare i conti con il peso di Futuro nazionale e con le difficoltà di alcuni alleati; il campo largo parte da una posizione più favorevole nella simulazione senza Vannacci, ma deve ancora consolidare la propria composizione. Con una quota così elevata di elettori indecisi o orientati all’astensione, i rapporti di forza fotografati oggi non rappresentano ancora un risultato elettorale acquisito.

Partito

%

Partito

%

Fratelli d’Italia

26,7%

Partito Democratico

19,9%

Movimento 5 Stelle

14,9%

Futuro Nazionale

7,9%

Forza Italia

6,3%

Alleanza Verdi e Sinistra

6,3%

Lega

5,6%

Azione

3,0%

+Europa

Lieve flessione

Italia Viva

Lieve flessione

Fonte: Nando Pagnoncelli, Corriere della Sera.

TAGGATO:campo largocentrodestraFuturo NazionaleGiorgia Melonilegge elettoraleMovimento 5 StelleNando PagnoncelliPartito DemocraticoRoberto Vannaccisondaggi politici
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