Cristian Chivu ha chiesto all’Inter di affrontare il derby con il Milan, in programma domani, senza affidarsi alla classifica né ai singoli. I nerazzurri arrivano alla partita dopo sette derby consecutivi senza vittorie: per il tecnico, servono più equilibrio e sacrificio.
Chivu ha invitato i suoi a non accontentarsi dei risultati ottenuti finora e a cercare una prestazione migliore rispetto al passato. La serie senza successi, ha osservato, impone una domanda, ma non dimostra che la squadra si sia impegnata poco: “Gli episodi non sono stati con noi”.
L’allenatore ha indicato nell’atteggiamento difensivo uno dei passaggi chiave. Quando l’Inter non avrà il pallone, ha chiesto “fame e ordine”, insieme alla disponibilità a sacrificarsi. La qualità dei singoli, ha avvertito, non basta a risolvere ogni situazione.
Una partita senza pronostico
Per Chivu il derby non ha una favorita. La pressione riguarda entrambe le squadre, e il risultato può dare molto a chi vince e togliere fiducia a chi perde. Ma la partita arriva alla decima giornata: il tecnico ha escluso che sia necessariamente decisiva per l’intera stagione.
Thuram sta bene e, secondo l’allenatore, lo ha dimostrato nelle ultime partite. Chivu ha collegato la sua crescita alla fiducia e alla leadership: quando segna, ha spiegato, trova entusiasmo e diventa determinante. Le energie, ha aggiunto, non gli mancheranno.
Gli infortuni limitano le rotazioni. “Qualcuno deve riposare qualche volta”, ha precisato Chivu, che cerca di distribuire il carico tra i giocatori disponibili. Senza alternative sufficienti, ha osservato, l’Inter rischierebbe di dover schierare giovani come Bovio o Jakirovic. La decisione su Martinez è rinviata: “Lo vedremo domani”.
Stadio, tra ricordi e investimenti
Chivu ha affrontato anche il tema del nuovo stadio, previsto per il 2031/32. Comprende il legame dei tifosi con San Siro, dove ha giocato, ma sostiene l’innovazione e le opportunità economiche che un nuovo impianto può offrire alla proprietà. “Senza soldi nel mondo del calcio non sopravvivi”, ha dichiarato.
Sul proprio futuro alla guida dell’Inter nel nuovo stadio, il tecnico non ha fatto previsioni: mancano quattro anni. Ha descritto come impegnativo il lavoro in una panchina esposta a giudizi che, a suo avviso, possono trasformarsi in sentenze. Risultati e cambiamento della cultura sportiva, ha aggiunto con una battuta, potrebbero risparmiargli qualche capello bianco.

