Politica

Ucraina, dubbi su ritiro truppe russe. E Mosca insiste: Kiev mai nella Nato

La Russia si ritira o non si ritira? Nel giorno indicato dall’intelligence Usa come probabile ‘D day’ dell’attacco all’Ucraina, gli accenni russi di de-escalation non convincono la Nato e il segretario generale Jens Stoltenberg avverte: “la Russia può ancora invadere l’Ucraina”. Mosca tiene a sua volta il punto e ribadisce che la politica ‘della porta aperta’ dell’Alleanza atlantica si è tradotta in concreta minaccia alla sua sicurezza e va rivista. All’allarme per un’azione militare russa nell’immediato segue il muro-contro-muro delle parti che da sempre accompagna i grandi negoziati. Oggi a Bruxelles è iniziata la riunione ministeriale della Nato che servirà a fare il punto tra gli alleati, a confermare e dettagliare il rinforzo sul fianco Est, a cui intende contribuire anche l’Italia. Domani a Mosca il ministro degli Esteri Luigi di Maio incontrerà il collega Sergej Lavrov, tappa importante dopo la visita di “solidarietà” a Mosca.

AVVIO RITIRO RUSSO, NATO E UCRAINA NON CI CREDONO

La Russia ha annunciato oggi la fine delle sue “esercitazioni tattiche sulle basi della penisola di Crimea e il ritiro di parte delle forze inviate sulla penisola per le manovre militari, in un dispiegamento di truppe ha alimentato i timori di un’imminente invasione dell’Ucraina. La Nato però è più che scettica, e accusa Mosca di rafforzare piuttosto la sua presenza militare ai confini con l’Ucraina. “In questa fase non abbiamo assistito ad alcuna de-escalation sul campo. Al contrario, sembra che la Russia continui a rafforzare la sua presenza militare. La Russia può ancora invadere l’Ucraina senza preavviso”, ha affermato il segretario generale Stoltenberg all’inizio di un incontro con i ministri della Difesa dell’Alleanza a Bruxelles.

“Abbiamo sentito messaggi da Mosca sulla sua volontà di proseguire con gli sforzi diplomatici e siamo pronti a discutere. Ma la Russia deve far seguire alla parole i fatti, deve ritirare le sue forze, allentare le tensioni”, ha avvertito, “vogliamo vedere un ritiro reale e duraturo, non solo un movimento incessante di truppe”. Anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha sminuito le notizie di un ripiego delle truppe russe dal confine con l’Ucraina, ma allo stesso tempo ha minimizzato sull’imminenza della minaccia: “ho detto molte volte che siamo tranquilli perché ricordiamo che tutto questo non è iniziato ieri. Avviene da molti anni”.

RICHIESTE RUSSE SU UCRAINA RESPINTE, MOSCA INSISTE

Mosca ha fatto sapere tramite il capo delegazione per i negoziati di Vienna su sicurezza e controllo armamenti, Kostantin Gavrilov, che continuerà a chiedere alla Nato di dichiarare pubblicamente che l’Ucraina non potrà entrare nell’Alleanza atlantica. Sia la Nato che gli Usa definiscono inaccettabile questa richiesta russa, perché l’Ucraina, come ogni altro Paese, ha il diritto di decidere la propria appartenenza o meno a un blocco. Ma la cosiddetta “politica delle porte aperte della NATO si traduce in “un’espansione sconsiderata dell’Alleanza a Est”, creando “una minaccia diretta per la Federazione Russa”, ha affermato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov. Il concetto è quello espresso più volte da Vladimir Putin e alla base delle richieste russe di garanzie di sicurezza in Europa: l’Alleanza atlantica crea “minacce dirette alla sicurezza della Federazione Russa”.

UE: UNA CRISI CHE SEGNERA’ IL FUTURO DELL’UMANITA’

Per l’Ue non si tratta solo di gas o di spese militari, ha commentato oggi L’Alto rappresentante Ue per la politica estera e la sicurezza, Josep Borrell. “Quanto sta accadendo in Ucraina segnerà il futuro dell’umanità”, perché “se la legge del più forte prevale e i Paesi prendono a minacciarsi l’un l’altro di invasione, allora faremo un passo indietro nella storia”. E’ una lotta di valori, ha argomentato. “L’Europa ha voltato le spalle alla guerra come mezzo per risolvere i conflitti”. Quindi “l’Unione Europea difenderà la sicurezza europea contro minacce e aggressioni territoriali”.

BRUXELLES: UE PRONTA A FAR MENO DEL GAS RUSSO

Scendendo a fattori più concreti e di quotidiana urgenza, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha detto che l’Ue è pronta a fare a meno del gas russo, se sarà necessario. “In caso di aggressione russa, la reazione dell’Europa sarà rapida e decisa. Non stiamo parlando solo di congelamento di beni e divieto di viaggio per i cittadini russi. L’interesse strategico della Russia è diversificare la sua economia e colmare le sue attuali lacune. Ma per questo – ha spiegato von der Leyen – i russi hanno bisogno di tecnologie in cui noi abbiamo una leadership globale. Componenti high-tech per i quali la Russia dipende quasi interamente da noi. Le nostre sanzioni possono mordere molto duramente e il Cremlino lo sa bene”.

“Siamo anche pronti – ha avvertito ancora la presidente della Commissione – nel caso in cui la leadership russa decidesse di trasformare in un’arma la questione energetica. In un momento di forte domanda, Gazprom sta limitando le sue forniture di gas all’Europa. Lo stoccaggio di gas è al suo livello minimo da 10 anni, e non vengono effettuate vendite sul mercato spot. Questo comportamento ha già danneggiato la credibilità della Russia come fornitore di energia affidabile”. Von der Leyen ha riferito che ci sono trattative in corso “con un certo numero di paesi che sono pronti ad aumentare le loro esportazioni di gas naturale liquefatto verso l’Ue. Ciò ha portato a gennaio a forniture record: più di 120 navi hanno consegnato 10 miliardi di metri cubi di Gnl. Inoltre, dall’annessione della Crimea, abbiamo aumentato il numero di terminali per il Gnl. Abbiamo rafforzato la nostra rete paneuropea di gasdotti e di interconnessione elettrica. E l’aspetto positivo – ha precisato – è che questi investimenti nelle infrastrutture saranno in futuro la spina dorsale della fornitura di idrogeno verde” per i paesi dell’Ue.

RUSSIA AVVIA MANOVRE NEL MEDITERRANEO

In queste ore l’esercito russo ha schierato bombardieri nucleari a lungo raggio e jet da combattimento che trasportano missili ipersonici all’avanguardia nella sua base aerea in Siria. Si preparano massicce esercitazioni navali nella regione, mentre restano le tensioni con l’Occidente sull’Ucraina. Il ministro della Difesa russo Sergei Shoigu è arrivato in Siria e ha incontrato martedì il presidente siriano Bashar Assad per informarlo sulle esercitazioni. In particolare, intercettori Tu-22m e Mig-31k, arrivati alla base aerea dalla Russia il 15 febbraio per partecipare all’esercitazione della Marina russa. Le esercitazioni segnano il più grande dispiegamento navale russo nel Mar Mediterraneo dai tempi della Guerra Fredda.

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