Politica

Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna, autonomia avanti tutta. Pronte altre Regioni

Entro meta’ gennaio sara’ concluso il lavoro dei tavoli tecnici aperti tra Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna e i singoli ministeri, per arrivare, il 15 febbraio, alla firma dell’intesa sull’autonomia tra Giuseppe Conte e i tre governatori. E’ il crono-programma deciso durante una riunione del Consiglio dei ministri.

Il Cdm, durato un’ora e mezza, era stato preceduto da qualche tensione in seno al governo per il tentativo di forzatura dei tempi che, ai 5 Stelle, era parsa imprimere la Lega, annunciando, ieri, che la bozza di intesa sarebbe approdata in Cdm, quando invece si sarebbe trattato, come in realta’ e’ stato, di una semplice “illustrazione” dello stato dei fatti da parte del ministro leghista agli Affari regionali, Erika Stefani. L’accordo raggiunto “all’unanimita’” a Palazzo Chigi prevede una scansione temporale posticipata rispetto al previsto, decisa sostanzialmente per includere nell’intesa anche l’Emilia-Romagna, che non ha ancora concluso il lavoro tecnico di valutazione coi ministeri.

“Oggi in Consiglio dei ministri e’ stato compiuto un passaggio importante, significativo dal punto di vista politico e qualificante del nostro programma di governo”, ha esordito il presidente del Consiglio Conte, in conferenza stampa con Stefani e Matteo Salvini. “Abbiamo avviato il percorso per un’autonomia maggiore, ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, riconosciuta a Veneto, Lombardia e Emilia Romagna, che ne hanno fatto richiesta”. Si tratta della richiesta di maggiore autonomia su determinate competenze sancite dall’articolo 117 della magna Carta e che ogni Regione ha negoziato col governo in maniera diversa.

“Vogliamo ritrovarci – ha indicato Conte – in condizione perche’ il 15 febbraio il sottoscritto possa incontrare i presidenti delle Regioni e si possa sottoscrivere o comunque avviare questo percorso che portera’ alla sottoscrizione dell’intesa. Poi occorrera’ un passaggio con legge dello Stato da approvare a maggioranza assoluta in Parlamento ma l’intesa e’ un passaggio fondamentale”. “C’e’ assoluta unanimita’ da parte di tutte le forze politiche del governo” sul tema dell’autonomia, ha scandito.

“E’ un impegno assunto dal governo. I cittadini delle Regioni interessate si sono espressi anche in un referendum ma faremo in modo che non ci sia un arricchimento delle regioni del Nord e un impoverimento delle regioni del Sud”. “Io sono un garante della coesione nazionale – ha tenuto a puntualizzare -. Occorrera’ valutare gli impatti tecnici, vogliamo realizzare un progetto previsto all’interno della Costituzione. Non stiamo compromettendo l’architettura costituzionale”. Soddisfatti i leghisti, che festeggiano anche con i governatori, il veneto Luca Zaia e il lombardo Attilio Fontana.

Mentre Salvini si e’ detto certo che presto anche le Regioni del Sud, come Puglia, Basilicata e Abruzzo, presenteranno richieste del tutto simili a quella avanzate dalle apripista al Nord. “Io sono certissima” che, una volta approvata l’intesa con Veneto, Lombardia ed Emilia-romagna, “si sara’ rotto un argine”, ha detto Stefani, durante la conferenza stampa al termine del cdm. “Finora il tentativo di uniformare” le diversita’ dei nostri territori regionali, ha sostenuto l’esponente leghista, “non ha fatto che accentuare questi divari”.

“Se dovessi scommettere alcune realta’” del Sud pronte a fare richiesta “dovrebbero essere per prima la Puglia ma anche l’Abruzzo e la Basilicata: molti sono alla finestra a vedere se facciamo sul serio: quando si accorgeranno che e’ cosi’, si aggregheranno e, per me, da segretario e da ministro, sara’ un giorno bellissimo”, ha garantito Salvini. Stefani ha ricordato che si tratta di “un percorso nuovo, inaugurato con i referendum in Veneto e Lombardia” del 22 ottobre 2017, “poi seguito dal voto in consiglio regionale dell’Emilia-romagna”.

Prima di ora nessuna Regione, infatti si era mai appellata all’articolo 116 della Costituzione, frutto della riforma del titolo V della Costituzione. Si tratta di un percorso, ha rivendicato Stefani, “che portera’ grandissimo cambiamento e un nuovo rapporto tra Stato e Regioni”. Con l’autonomia differenziata, le Regioni potranno ottenere maggiore autonomia dallo Stato in alcune materie che quindi diventeranno di competenza esclusiva, ha spiegato. “Per quanto riguarda le forme di finanziamento di queste operazioni, il trasferimento delle competenze non potra’ che avvenire a costo storico, ovvero calcolando quanto lo Stato spende per quella materia. L’obiettivo e’ arrivare all’approvazione dei fabbisogni standard evitare gli sprechi ed efficientare la spesa”.

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