Un riscaldamento stratosferico improvviso, il primo mai osservato a novembre negli archivi meteorologici moderni, sta indebolendo il vortice polare sopra l’Artico. I meteorologi di Europa, Nord America e Asia valutano ora le ricadute sulle ondate di freddo dell’inverno. Il disturbo può aumentare la probabilità di ondate di freddo nel nord e nel centro dell’Europa, comprese parti di Scandinavia, Isole Britanniche, Germania e Polonia. Condizioni analoghe possono favorire temperature più basse anche in alcune aree di Nord America e Asia nelle prossime settimane.
Andrew Charlton-Perez, meteorologo dell’Università di Reading, ha messo a verbale la portata dell’anomalia in un commento di esperto pubblicato dall’ateneo: “Gli scienziati non avevano mai osservato un riscaldamento stratosferico improvviso così presto nella stagione”.
Il calendario abituale è un altro. Il vortice polare si rafforza in autunno, tocca il massimo intorno a gennaio e si indebolisce gradualmente verso la fine dell’inverno. I disturbi maggiori, quelli che permettono all’aria artica di spingersi più a sud, si verificano di norma tra gennaio e marzo.
Dalla stratosfera ai sistemi meteorologici
Il vortice polare è un’ampia area di bassa pressione e di aria estremamente fredda che circola in alta quota sopra l’Artico. Quando si indebolisce o si sposta, il getto polare può deformarsi e consentire all’aria fredda di scendere verso le latitudini più basse. Un riscaldamento stratosferico improvviso è l’episodio in cui la stratosfera polare si scalda rapidamente, in pochi giorni, e la circolazione che racchiude il vortice si altera.
L’effetto sul tempo che i cittadini percepiscono non è immediato. Le conseguenze possono impiegare diverse settimane per raggiungere gli strati più bassi dell’atmosfera, dove si formano i sistemi meteorologici. L’impatto finale dipende inoltre dalla posizione dei sistemi di alta e bassa pressione, che decidono quali regioni subiscono l’aria fredda e quali ne restano fuori.
Per questo i meteorologi parlano di maggiore probabilità e non di previsione. Il disturbo modifica le condizioni di partenza ma non fissa l’esito: ondate di freddo sono possibili, non certe, e la loro distribuzione geografica resta da definire.
Il ruolo di El Niño
Tra i fattori allo studio c’è il forte El Niño in sviluppo nel Pacifico. Il fenomeno può modificare la circolazione atmosferica e contribuire a disturbare il vortice polare. Gli scienziati stanno esaminando quanto abbia pesato nell’episodio di quest’anno.
Il cambiamento climatico è stato citato come possibile fattore che influenza alcuni dei processi atmosferici coinvolti. Non è stato però stabilito alcun legame diretto con l’attuale disturbo, eccezionale per la sua precocità.
Cosa resta ancora da chiarire
Le informazioni disponibili non indicano l’intensità del riscaldamento né la data esatta in cui è stato rilevato. Non è chiaro quanto durerà l’indebolimento del vortice, e non esistono per ora stime sull’entità degli eventuali cali di temperatura nelle singole aree.
I meteorologi continuano a monitorare l’evoluzione. Le prossime settimane dovrebbero offrire indicazioni più chiare sul passaggio dal disturbo in quota a cambiamenti significativi del meteo invernale in tutto l’emisfero nord. Fino ad allora l’unico dato acquisito è la precocità: un evento simile non compare in nessuna serie moderna di osservazioni a novembre.

