Tasse e sussidi. Ecco l’ossatura, nuda e senza orpelli, del programma che il centrosinistra sta mettendo insieme. Due parole sole, e già si coglie il rischio che nessuno osa nominare: la lenta, ostinata deriva comunista di una coalizione che dovrebbe parlare all’intero Paese e invece si rivolge soltanto ai propri fantasmi.

Fratoianni e Bonelli non discutono la patrimoniale. La impongono. “Dovrà esserci”. Non è una misura di crescita, non è uno strumento serio di gettito. L’Europa l’ha già sepolta perché produce poco e costa moltissimo in termini di fiducia, capitali e investimenti. Resta soltanto il simbolo. La sinistra ha bisogno di un nemico da punire e ha scelto, ancora una volta, la ricchezza in sé. Non le disuguaglianze, non la povertà, non la scarsità di opportunità: la ricchezza.
Chi produce va tassato, chi ha successo va sanzionato, chi investe va sorvegliato. La liturgia non cambia mai. Accanto a loro, Conte rilancia il Reddito di cittadinanza. Un secondo capitolo di un esperimento che ha già scaricato sugli italiani circa 34 miliardi di euro di debito pubblico. Non di investimenti: di puro trasferimento. E ora si vuole rifare? Il messaggio è sempre lo stesso: non preoccupatevi, ci pensa lo Stato.
Tassare chi ha per distribuire a chi non ha. Questa sarebbe l’idea di Paese del campo largo. A rendere ancora più nitida la piega ideologica arriva Maurizio Acerbo, leader di Rifondazione Comunista, in partenza per la Cina per un forum dedicato al pensiero di Xi Jinping. E il Partito Democratico? Resta in silenzio, senza un progetto riconoscibile. Schlein guida un partito senza meta, più interessato a tenere insieme le sigle che a indicare una direzione.
Una coalizione può mettere insieme bandiere diverse. Ma per governare deve dire, con chiarezza, dove vuole portare l’Italia. A questo punto la domanda non è più eludibile: il campo largo vuole amministrare il Paese o soltanto continuare a nutrire le proprie ideologie?

