Yoga, cena e una foto con Meghan: l’Australia mette alla prova il mito della duchessa imprenditrice

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Meghan Markle

Nell’aprile prossimo, Meghan Markle tornerà in Australia. Non come duchessa in visita ufficiale, ma come imprenditrice con un prodotto da vendere: un ritiro residenziale esclusivo per donne, organizzato all’InterContinental Sydney Coogee Beach in partnership con il podcast americano Her Best Life.

Il programma comprende sessioni di yoga all’alba, una cena privata con la duchessa e una foto di gruppo con lei. Il prezzo: 2.288 dollari per i biglietti VIP, 1.930 per gli Early Bird. Numeri che hanno immediatamente aperto il dibattito sull’autenticità dell’iniziativa e sulla tenuta complessiva del brand Sussex.

Il prezzo dell’accesso alla duchessa

La critica più immediata non riguarda il formato dell’evento, ma il suo costo. Kinsey Schofield, conduttrice del programma Kinsey Schofield’s Unfiltered, ha liquidato l’iniziativa come una mossa commerciale costruita attorno all’accesso esclusivo a una ex attrice, più che una vera opportunità di crescita personale o aggregazione autentica.

“È un weekend tra ragazze, ma per un prezzo che fa riflettere”, ha dichiarato. L’osservazione coglie un nodo reale: ciò che viene venduto non è un’esperienza formativa strutturata, ma la prossimità — fisica e simbolica — a Meghan Markle. Il che solleva una domanda legittima sulla sostenibilità di un modello che dipende interamente dalla capacità di attrazione del nome.

Un brand in cerca di stabilità

Il contesto in cui si inserisce il ritiro australiano non è favorevole. Doug Eldridge, esperto di branding, ha osservato che la carriera imprenditoriale di Meghan appare più instabile che solida: “Si definisce un’imprenditrice, ma il suo marchio As Ever non sta ottenendo i risultati che si sperava”. La valutazione è condivisa da più osservatori. Archewell, la fondazione dei Sussex, registra un’emorragia di dipendenti.

I prodotti sviluppati in partnership con Netflix sono rimasti in gran parte invenduti. Le iniziative audiovisive non hanno generato il seguito atteso. In questo quadro, il ritiro a Sydney viene letto da molti come un tentativo di recuperare visibilità attraverso il canale più diretto disponibile: la presenza fisica della duchessa.

Il ritorno in Australia dopo sette anni

Nel 2018, il tour australiano di Harry e Meghan fu un successo di pubblico senza riserve. La coppia fu accolta con entusiasmo autentico, in quello che rimane uno dei momenti di maggiore popolarità dei Sussex fuori dal Regno Unito.

Il contesto del 2025 è profondamente diverso. Helena Chard, conduttrice britannica specializzata nelle vicende della famiglia reale, ha avvertito che la reazione del pubblico non sarà paragonabile all’ondata emotiva di sette anni fa. Oggi i Sussex portano con sé il peso di polemiche prolungate, scelte discutibili sul piano della comunicazione e un rapporto con l’opinione pubblica che si è fatto più ambivalente. L’atmosfera, prevede Chard, sarà di curiosità — non di euforia.

Il precedente Ferguson e il rischio di immagine

C’è un precedente storico che alcuni osservatori evocano quando analizzano la traiettoria di Meghan Markle: quello di Sarah Ferguson, duchessa di York, che negli anni Novanta tentò di costruire una carriera pubblica ibrida, a metà tra la notorietà reale e l’iniziativa commerciale.

Il risultato fu un deterioramento progressivo della sua immagine, associata più alla ricerca del guadagno che alla promozione di cause sociali. Il parallelo non è automatico, ma il rischio è lo stesso: che l’accumulo di iniziative commerciali ad alta visibilità finisca per ridefinire la percezione pubblica di Meghan in termini esclusivamente mercantili, svuotando il capitale simbolico che le deriva dal titolo e dalla storia personale. La strada verso un brand personale credibile e autonomo rimane lunga. E il ritiro di Sydney, con il suo listino da hotel a cinque stelle e la sua promessa di accesso alla duchessa, non sembra destinato ad accorciarla.