Mario Draghi, l’economista che studiò dai gesuiti e che tutti vorrebbero premier

Mario Draghi, l’economista che studiò dai gesuiti e che tutti vorrebbero premier
Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi
7 aprile 2019

Cauto, rigoroso, riservato, mai fuori le righe. Chi lo conosce, dice che di carattere non è mai stato un personaggio “contro”, sta bene all’opposizione o comunque da solo. Di sé, invece, Mario Draghi piace dire che in America ha imparato “l’importanza del lavoro, che cosa significa lavorare sodo, e quanto c’è da fare per realizzare qualcosa”. Un fatto è certo: il presidente della Banca centrale europea gode di un’altissima reputazione presso l’establishment, italiano e ancora di più internazionale. Puntualmente, il suo nome esce dal cilindro ogni qualvolta il nostro Paese si trova in un mare in tempesta. Silvio Berlusconi, non ha mai nascosto il proprio apprezzamento per l’ex governatore della Banca d’Italia. “È stato il mio governo – ha sempre detto il leader di Forza Italia – ad ottenere per Mario Draghi la guida della Banca centrale Europea, e non mi sono mai pentito di quella scelta”. Lo stesso Berlusconi, ha pure sostenuto che Draghi “sarebbe un ottimo premier”. Ma “Supermario” ha anche ottimi rapporti con il Capo dello Stato, Sergio Mattarella e non è certo mal visto da una parte del centrosinistra, avendo sostenuto politiche renziane e non solo.

Non la pensò così, invece, il Grande picconatore, Francesco Cossiga che, un paio di decenni fa, chiosò: “Mario Draghi? Impossibile immaginarlo a Palazzo Chigi. E’ un vile affarista che venderà l’economia italiana”. Oggi, indubbiamente, è lui, Draghi, l’italiano più rispettato all’estero, oltre che il più potente. E’ l’uomo che ha dato prova di saper guidare con capacità e saggezza una istituzione tanto delicata come la Banca centrale europea. E’ l’uomo che ha tenuto insieme l’euro quando stava per rompersi, che ha introdotto il QE contro le resistenze tedesche. Addirittura, per Steve Eisman, Draghi “è meglio di Dio”. Affermazione fatta proprio dall’investitore che seppe anticipare lo scoppio della bolla immobiliare nel 2008 e alla cui vicenda è ispirato il film “The Big Short”, ospite pochi giorni fa al Salone del Risparmio di Milano. “Dio ci mise sei giorni a creare l’Universo – ha detto Eisman -. A Draghi sono bastate cinque parole (We’ll do whatever it takes) per salvare l’euro. Meglio di Dio”.

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Il settantunenne romano è felicemente sposato da quaranta cinque anni e ha due figli. Ha frequentato il liceo dei gesuiti Massimo e uno dei suoi compagni di scuola fu il futuro presidente della Fiat e di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo. Negli anni Settanta, all’università, fu allievo prediletto di Federico Caffè, col quale si laurea in Economia e che, da barone, imporrà la sua carriera accademica. Il suo palmares è arcinoto.
La domanda che corre per il globo, in questi ultimi mesi in modo più insistente, è cosa farà Draghi dopo che a fine novembre lascerà la guida della Bce per fine mandato. I suoi due mandati non sono ulteriormente rinnovabili. Il suo successore sarà trovato dal Consiglio, organismo che riunisce i capi di stato dei Paesi dell’Unione. Tanti sono i fronti aperti. C’è chi lo vede all’Onu, come successore dell’attuale segretario, il portoghese António Manuel de Oliveira Guterres. Un ruolo politico per il quale Draghi appare tra le personalità europee più spendibili.

Altri osservatori vedono un suo passaggio dalla Bce al Fondo Monetario Internazionale. L’attuale capo è la francese Christine Lagarde ma il suo mandato scadrà nel 2021. In ogni caso, occorrerà vedere gli incastri di tutte le varie nomine internazionali, ma con un tedesco probabilmente alla Bce potrebbe essere più facile una situazione in cui un politico francese finisca alla guida della Commissione e magari un italiano come Draghi passi al livello “superiore” del Fmi. E c’è chi è convinto che il governatore della Bce possa scalare il Colle più alto, quello del Quirinale. Il caso di Carlo Azeglio Ciampi è stato emblematico: una carriera nelle istituzioni bancarie di stato nazionali, poi la politica e alla fine l’elezione a presidente della Repubblica. Con l’attuale scenario politico, Lega e Cinque Stelle certamente non hanno una percezione esaltante della figura di Draghi e del suo passato europeo ed europeista. Ma non è detto. In questi ultimi anni abbiamo visto di tutto e di più. E se poi è vero – come è vero – che in politica come nella vita mai dire mai, tutto è possibile.

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