Us Open, Nadal nuovo re di New York tra record e lacrime

Us Open, Nadal nuovo re di New York tra record e lacrime
Rafael Nadal
9 settembre 2019

Un extraterrestre in lacrime a New York. Si chiama Rafael Nadal. In una magica notte di sport, dopo quasi cinque ore di memorabile battaglia (4 ore 51 minuti), dopo la terza finale piu’ lunga degli Us Open (dopo Wilander-Lendl del 1988 e Murray-Djokovic del 2012), dopo essere stato sbatacchiato di qua e di la’, di su e di giu’, sulle montagne russe dell’incertezza transitando contro il fenomenale 23enne russo Daniil Medvedev (piu’ giovane di dieci anni), dopo essere transitato per un match praticamente vinto (dopo due set) poi fortemente in dubbio (su due set pari), poi match virtualmente perso (sotto 1-0 e palla break da fronteggiare all’inizio del quinto set) poi quasi vinto (sul 5-2), poi drammaticamente quasi riaperto (sul 5-4 e palla break da annullare), e infine vinto, per 7-5 6-3 5-7 4-6 6-4. Dopo aver realizzato che, a trentatre’ anni e tre mesi, ha messo il quarto sigillo a Flushing Meadows (dopo quelli del 2010, 2013 e 2017), ha firmato il secondo Slam stagionale in tre finali (ko agli Australian Open contro Djokovic, 12esimo successo al Roland Garros contro Thiem), ma soprattutto ha conquistato il Major numero 19 ed e’ ormai a un solo passo dal record assoluto del rivale storico Roger Federer.

Dopo tutto cio’, anche l’uomo forte, l’esempio di concentrazione, agonismo, dedizione ed umilta’, e’ crollato e s’e’ commosso davanti alle pagine dei suoi trionfi che il megaschermo dell’Arthur Ashe Stadium gli faceva scorrere davanti agli occhi. Piangi, Rafa, piangi: “Questa vittoria significa tanto per me, soprattutto per come il match e’ diventato cosi’ difficile, e duro. I match erano cosi’ tesi dopo aver avuto il match sotto controllo. E’ stato un match folle. Mi sono commosso, in certi momenti e’ impossibile controllarsi. Soprattutto ripensando ai momenti che ho passato per problemi fisici. Che ti fanno diventare tutto piu’ difficile a livello mentale”. Glielo concediamo, a nome di quanti si sono appassionati in mondovisione anche in Italia (fino alle 3.30 del mattino), a nome dei 24 mila spettatori assetati di spettacolo e di emozioni estreme dello stadio di tennis piu’ capiente del mondo. “Partite come queste, in una finale Slam, sono ancor piu’ speciali.

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La sfida e’ diventata assolutamente drammatica. E questo rende indimenticabile questa giornata, che entra a far parte della mia storia in questo sport”, chiosa Nadal a nome della vecchia guardia che continua a regnare sul tennis maschile, mentre fra le donne succede esattamente il contrario e la quasi 38enne Serena Williams deve lasciare il passo a New York, ora a una ventenne (Naomi Osaka dodici mesi fa) ora a diciannovenne (sabato Bianca Andreescu). Per assicurarsi il successo numero 84 nei tornei Atp, la terza finale Slam al quinto set della carriera (dopo quelle contro Federer a Wimbledon 2008 e agli Australian Open 2009, nella storia delle sue 27 finali Major), per diventare il secondo piu’ anziano era Open a vincere il torneo dopo Ken Rosewall (campione a Forest Hills nel 1970, a 35 anni e 10 mesi), per imporsi all’eroe del cemento americano (finalista a Washington e Montreal, e campione a Cincinnati), per avere la meglio del lungagnone di 1.98, dal gioco non ortodosso e dal coraggio cosi’ smisurato da sfidare persino il tifo yankee, cui ha mostrato il dito medio nel corso dalla sua indimenticabile volata a New York, Rafa deve davvero superarsi.

Sul piano del gioco in se’ ma soprattutto mentalmente. Perche’ il Next Gen russo che aveva fatto passerella nelle Finals di Milano due anni fa, e’ un mix esplosivo di fisico e di tecnica, di creativita’ e di follia, di potenza e di tocco, un avversario assolutamente imprevedibile che, a tratti, ricorda ‘Gattone Mecir’ per il rovescio milleusi e l’attitudine scanzonata, ma poi da’ spallate micidiali di servizio a oltre 200 all’ora. Sa difendere e attaccare. E, salendo al numero 4 del mondo, dopo questa incredibile cavalcata estiva, supera gli altri giovani di punta, da Zverev a Tsitsipas e Thiem, da Shapovalov a Khachanov ad Aliassime, e si afferma ufficialmente come prima alternativa agli inossidabili Federer, Djokovic e Nadal. Ma il grande Rafa, che gia’ aveva una enorme pressione da sopportare, da grande favorito per il titolo contro un neofita a livelli piu’ alti, sin dal primo game del match s’e’ visto collocare dall’arbitro – l’iraniano naturalizzato Usa Ali Nili – una pericolosissima Spada di Damocle sulla testa. L’avvertimento ufficiale che ha subito, pronti via, per aver sforato due volte nei primi tre punti i 25 secondi di tempo al servizio, voleva infatti dire – come poi e’ successo – che, alla prima nuova infrazione avrebbe perso il diritto di battere due palle. E avrebbe giocato direttamente la seconda. Questa ulteriore pressione, oltre ad innervosirlo ed irrigidirlo, ha abbassato drasticamente la percentuale di prime di servizio di Rafa, complicandogli la vita nel primo set. E poi di nuovo, quando il match si e’ clamorosamente riaperto sul 7-5 6-3 4-4.

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Quando lo spagnolo ha pagato il piccolo calo di concentrazione, ritrovandosi in un attimo al quinto set, con l’avversario che tagliava come burro il famoso gancio cielo di dritto e tirava vincenti da tutte le parti. Li’, sullo 0-1, alla terza palla break, quando l’arbitro gli ha appioppato un secondo richiamo per ‘time violation’ costringendolo a giocare una sola palla di servizio, il mancino piu’ famoso del tennis, ha fatto un altro miracolo di volonta’, di carattere, di forza, salvandosi con una esecuzione assolutamente perfetta. Un altro ancora l’ha compiuto sul 5-4. Era infatti incappato nella medesima infrazione e, sull’unica palla di servizio a disposizione, aveva commesso doppio fallo, vanificandola prima occasione di servire per il match sul 5-2. E, dopo essersi visto annullare due match point sul 5-3 nella bolgia incontrollabile del tifo smodato e sanguigno di Flushing Meadows, sul 5-4, aveva dovuto annullare lui la palla break che avrebbe rimesso tutto in parita’. Finche’, sul terzo match point, ha piazzato il servizio decisivo. Chiudendo una partita bellissima, manifesto ideale del tennis.

Con tantissime palle-break salvate (10/15 Nadal, 15/21 Medvedev), tantissime risposte (144/178 Rafa, 124/154 Daniil), punti vincenti (62 a 75) spesso imprevedibili e comunque molto vari, e una marea di discese a rete: 51/66 lo spagnolo, 51/66 il russo). Tantissima incertezza sul risultato, tantissimo spettacolo. Che alla fine premia l’uomo forte. Capace di vincere quindici volte su sedici le finali Slam dopo aver vinto il primo set (unica eccezione gli Australian open 2012 contro Djokovic) e che negli Slam si e’ fatto rimontare solo una volta su 206 (il nostro Fabio Fognini nel 2015). L’ultimo a vincere uno Slam, al di fuori dai ‘Tre Big’, Federer, Djokovic, Nadal, e’ stato Stan Wawrinka agli Us Open del 2016. Addirittura, dal primo urra’ Major di Rafa, al Roland Garros 2005, la triade s’e’ asicurata 50 degli ultimi 58 tornei dello Slam (tre dei quali vinti da Andy Murray). E’ tempo che i giovani maturino ad alto livello come l’ineffabile Daniil Medvedev, figlio di un tennis personalissimo, e quindi ancor piu’ apprezzabile. Mentre il numero 1 del mondo, Djokovic, sente ancora una volta impetuoso il fiato sul collo da parte di Nadal, e deve difendere con estrema difficolta’ il minimo vantaggio – 640 punti – che ha nella classifica mondiale. Si riparte sul cemento, in Asia.

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