A 8 anni solo in strada, “la mamma non mi vuole piu”

A 8 anni solo in strada, “la mamma non mi vuole piu”
3 febbraio 2019

“Ho otto anni, sto cercando i miei parenti perche’ la mia mamma non mi vuole piu'”. Gli agenti della polizia municipale di Carmagnola, cittadina di 30 mila abitanti immersa nelle campagne fra Torino e Cuneo, sono rimasti di sasso quando hanno sentito le prime parole del bambino: un soldo di cacio che camminava lungo una strada provinciale, nel gelo del 23 dicembre, con addosso un maglioncino di lana e nient’altro. Tra le automobili che sfrecciavano e rischiavano di investirlo a ogni passo. Finche’ qualcuno non ha dato l’allarme. Era difficile, difficilissimo credere a quel racconto. Ma le indagini hanno dimostrato che il bimbo non mentiva.

La madre, una rom bosniaca di 38 anni, e’ stata rintracciata in un campo nomadi vicino a Chieri, a 25 km. Non vive con il padre del ragazzino, divide la roulotte con un nuovo compagno e ha fatto sapere che non vuole riprendere il figlio con se’: “Dopotutto – ha sostenuto – abita con i nonni da un bel pezzo”. Ne ricavera’ una denuncia per abbandono di minore. Sono bastate poche ore, a Carmagnola, perche’ intorno al bimbo si scatenasse, nella massima riservatezza, una gara di solidarieta’. “E’ un ragazzino tenerissimo e tranquillo – riferisce il sindaco, Ivana Gaveglio, eletta in una lista di centrodestra – ed e’ diventato la mascotte della polizia municipale. In tanti si sono prodigati per procuragli cibo, vestiti e cose di prima necessita’. E’ intervenuta anche la Caritas. Ora si trova in una casa protetta. Attendiamo le determinazioni del tribunale per i minorenni”.

Nelle scorse settimane sono stati svolti accertamenti. Il padre naturale del bimbo e’ un bosniaco, coetaneo della madre, che attualmente dovrebbe trovarsi da qualche parte in Campania. Esiste un certificato di nascita rilasciato da un Comune della provincia di Caserta e nient’altro. A scuola, da quanto risulta, non e’ mai stato mandato. “E’ una storia da spezzare il cuore”, dice Gaveglio. “Ora – sottolinea – l’importante e’ che stia bene. Nella casa in cui e’ stato portato si sente accettato e inserito. Questo e’ positivo. Eppure, con tutta la buona volonta’ e tutto l’ottimismo di cui siamo capaci, non possiamo nasconderci il fatto che il suo percorso, in futuro, sara’ in salita. Bisognera’ dotarlo degli strumenti per affrontarlo”.

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