Iran colpisce basi Usa in Bahrain e Kuwait, Washington risponde inviando caccia F-35 e F-16

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L’esercito iraniano ha lanciato un attacco con droni contro una base statunitense in Bahrain, dove le sirene d’allarme sono suonate ripetutamente nell’arco di poche ore. Teheran ha colpito anche obiettivi in Kuwait, mentre due petroliere sono esplose dopo aver percorso una rotta minata a sud dello Stretto di Hormuz, dove il transito delle navi è ormai ridotto al minimo. A darne notizia è la televisione di Stato della Repubblica islamica; gli Stati Uniti smentiscono la versione iraniana sulle esplosioni.

Settima notte di raid su Teheran

Gli attacchi arrivano al termine della settima notte consecutiva di raid aerei statunitensi sul territorio iraniano. Le forze americane hanno impiegato aerei da combattimento, droni e navi da guerra contro siti di sorveglianza, depositi sotterranei di armi, infrastrutture logistiche militari e risorse navali iraniane. La sequenza di attacchi prosegue senza interruzioni dalla fine del cessate il fuoco siglato il 17 giugno tra i due Paesi.

La minaccia della Guida suprema

La Guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, ha reagito con un messaggio scritto diffuso dalla televisione di Stato: “Ora che il nemico americano cerca di incitare alla guerra, sappia che la cara nazione iraniana e il Fronte di Resistenza hanno lezioni indimenticabili da offrirgli”. Khamenei ha definito la ripresa dei raid una “ripetuta violazione” del memorandum d’intesa firmato il 17 giugno, sostenendo che questa “ha dimostrato ancora una volta a tutti che la firma del presidente americano non ha alcun valore”.

Le accuse del vicepresidente Aref

Il primo vicepresidente iraniano, Mohammad Reza Aref, ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno ripreso gli attacchi contro l’Iran prima ancora che si fosse asciugato l’inchiostro sull’accordo di cessate il fuoco, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa iraniana Fars e ripreso da altri media internazionali. Aref ha precisato che il memorandum firmato a giugno attribuiva all’Iran la responsabilità di gestire il traffico nello Stretto di Hormuz durante i primi sessanta giorni dall’intesa. Washington e Teheran si accusano a vicenda di aver violato i termini dell’accordo, incluso l’articolo 5, che prevede il passaggio sicuro delle navi commerciali attraverso lo stretto.

Washington rinforza lo schieramento aereo

Gli Stati Uniti stanno inviando con urgenza ulteriori caccia verso l’area del conflitto, secondo quanto rivelato dal Wall Street Journal citando fonti informate. Dalla base aerea di Spangdahlem, in Germania, sono in arrivo caccia F-16 in grado di colpire i radar iraniani utilizzati per il lancio di missili terra-aria. Dalla base britannica di Lakenheath, in Inghilterra, sono invece partiti caccia stealth F-35, accompagnati da aerei cisterna per il rifornimento in volo.

Le posizioni di Trump

Donald Trump ha commentato l’annullamento del memorandum d’intesa siglato a Islamabad da parte iraniana con una dichiarazione telefonica rilasciata all’emittente NewsNation: “Non me ne può fregare di meno”. Il presidente americano ha anche commentato la morte di due militari statunitensi in un attacco iraniano in Giordania, definendola “una cosa molto triste” e aggiungendo che “è doloroso assistere a tutto ciò: è un sacrificio compiuto al servizio del nostro Paese”. Trump ha inoltre ribadito che l’Iran “non avrà mai l’arma nucleare”.

La posizione italiana

Il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha commentato lo scontro tra Iran e Stati Uniti a margine dell’iniziativa “Ponza d’autore”: “Mi pare che la situazione non sia purtroppo positiva. Io mi auguro che non ci sia un’escalation, che siano soltanto tentativi per cercare di condizionare la trattativa, anche se ahimè ci sono troppe vittime”. Tajani ha definito “incredibile” il fatto che l’Iran colpisca Paesi diversi dagli Stati Uniti, aggiungendo che l’Italia è “solidale con tutti i Paesi del Golfo, con la Giordania” e che la presenza di militari americani su territorio terzo non giustifica gli attacchi contro quei Paesi.

Scenari aperti sullo stretto

Le esplosioni delle due petroliere e la riduzione del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz aprono interrogativi sulla tenuta dell’accordo dei sessanta giorni che assegnava a Teheran la gestione del passaggio. Non sono ancora stati resi noti i dettagli sulle contromisure che Washington intende adottare a tutela del traffico commerciale nello stretto, né sull’entità dei danni riportati dalla base in Bahrain colpita dai droni iraniani. Il rafforzamento aereo americano da Germania e Regno Unito suggerisce una preparazione a una fase di scontro prolungata, mentre le dichiarazioni di Khamenei e Aref indicano che Teheran considera l’accordo del 17 giugno di fatto superato dai fatti.