Pizzarotti assolto, poi l’attacco al sistema giudiziario: “Sei indagini chiuse, nessun festeggiamento”

L’ex primo cittadino di Parma, prosciolto dalla truffa sui professori d’orchestra, ha pubblicato un lungo post in cui rivendica la normalità statistica di chi amministra in Italia e denuncia la paralisi della pubblica amministrazione.

Pizzarotti

Federico Pizzarotti

Federico Pizzarotti è stato assolto ieri dal tribunale di Parma dall’accusa di truffa ai danni dello Stato e falso ideologico per la rendicontazione dei professori d’orchestra impiegati ne “I Masnadieri” e nel “Rigoletto” al Teatro Verdi di Busseto tra il 2016 e il 2017. La sentenza ha prosciolto anche Anna Maria Meo, all’epoca direttrice generale del Regio. Il giudice ha escluso l’elemento del dolo nelle scelte amministrative contestate.

Sei procedimenti, sei chiusure senza condanna

L’ex sindaco ha annunciato la decisione con un post sui social, ma ha subito allargato lo sguardo oltre il caso specifico. “In dieci anni da sindaco sono stato indagato per turbativa d’asta nella vendita delle quote di Stu Pasubio, per disastro colposo per l’alluvione del Baganza, due volte per abuso d’ufficio, e infine per truffa allo Stato”, ha ricostruito. “Ogni volta il procedimento si è chiuso con un’archiviazione, un proscioglimento o un’assoluzione”. Pizzarotti ha citato il dato statistico per sostenere una tesi più ampia: la frequenza degli esiti positivi non sarebbe un caso, ma la norma statistica di chi amministra un Comune in Italia.

La critica al meccanismo della giustizia amministrativa

Pizzarotti ha tenuto a distinguere tra l’operato dei singoli magistrati e il sistema normativo. “Non credo che i magistrati che si sono occupati di me abbiano agito in modo diverso da come la legge impone loro di agire”, ha precisato, scartando ogni lettura in chiave di malafede. “Il punto è il meccanismo: abbiamo costruito un sistema in cui la responsabilità penale personale è diventata lo strumento ordinario di controllo sull’attività amministrativa”. L’ex primo cittadino ha indicato nella legislazione vigente, più che nell’interpretazione giudiziaria, la radice della patologia.

La paralisi come conseguenza, non come effetto collaterale

L’assoluzione, per Pizzarotti, non è la prova della bontà del sistema ma il sintomo del suo fallimento. “La conseguenza non è più legalità. La conseguenza è che l’atto non si firma, la decisione non si prende, il rischio si scarica sull’ufficio successivo”, ha scritto. “La paralisi amministrativa italiana non nasce dalla burocrazia, nasce da qui”. L’ex sindaco ha descritto un meccanismo che trasforma il rischio penale in freno all’azione, spostando la responsabilità decisionale verso l’alto o verso il basso, ma comunque lontano dal momento della scelta concreta.

Il rifiuto del festeggiamento e il costo personale

“Per questo non festeggio”, ha dichiarato Pizzarotti a conclusione del suo intervento. “Un sistema in cui un amministratore pubblico viene assolto sei volte su sei non è un sistema che funziona bene perché alla fine la verità emerge. È un sistema che ha sbagliato sei volte la domanda iniziale, e che ha fatto pagare a qualcuno, ogni volta, cinque anni di vita per arrivarci”. Le parole dell’ex sindaco hanno quantificato il costo umano di procedimenti lunghi, indipendentemente dall’esito. Non sono ancora stati resi noti i dettagli sulle richieste delle parti civili o sulle eventuali motivazioni scritte della sentenza.

Il sostegno politico di Calenda

Il primo commento politico è arrivato da Carlo Calenda, segretario di Azione. “Sono molto contento per l’assoluzione di Federico Pizzarotti che è stato un sindaco benvoluto dai suoi concittadini e un amministratore determinato e capace di decisioni utili per la sua comunità”, ha dichiarato in una nota. Calenda ha aggiunto un passaggio che non ha riguardato solo l’esito giudiziario: “Resta l’amaro per i lunghi anni di gogna pubblica e mediatica, di titoli urlati, di condanne preventive. A Pizzarotti va la mia amicizia e la certezza di aver incontrato una persona perbene”. Il leader di Azione ha così allineato la sua posizione alla critica del sistema sollevata dall’ex sindaco, spostando l’attenzione sul ruolo dell’informazione nel costruire un’anticipazione di colpevolezza.

Il caso dell’organico orchestrale al Teatro Verdi di Busseto era stato uno dei capitoli conclusivi dell’esperienza amministrativa di Pizzarotti, che ha lasciato la guida del Comune di Parma nel 2022 dopo due mandati.