Armi da taglio vietate ai minori, metal detector a scuola. Ecco il piano del governo
Matteo Piantedosi
Il nuovo decreto sicurezza del governo approderà in Consiglio dei ministri entro la fine di gennaio. Lo annuncia il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, mentre le opposizioni intensificano il fuoco di fila contro l’esecutivo Meloni, indicando proprio la sicurezza tra i principali “fallimenti” della maggioranza. Il provvedimento, frutto del lavoro degli ultimi mesi dei tecnici del Viminale, potrebbe includere misure più ampie rispetto a quelle annunciate dalla premier Giorgia Meloni: non solo la stretta sulle armi da taglio per i minorenni, ma anche l’istituzione di zone a vigilanza rafforzata e norme contro le baby gang.
“Il pacchetto è a un buono stato di maturazione”, spiega Piantedosi. “Ci sarà una concertazione a Palazzo Chigi tra i ministeri interessati, dopo di che giungerà, presumibilmente entro la fine del mese, in Consiglio dei ministri per essere approvato”. Resta da chiarire se il governo procederà, come ipotizzato nelle ultime ore, con due distinti provvedimenti: un decreto legge e un disegno di legge ordinario. La Lega spinge per l’accelerazione, definendo il pacchetto sicurezza “urgente” e chiedendo che venga approvato “al più presto”.
La pressione dopo le violenze a scuola
Il pressing sulle nuove norme arriva sull’onda degli ultimi drammatici episodii di violenza nelle scuole. A La Spezia un ragazzo è stato ucciso all’interno di un istituto da un coetaneo, mentre nel Frusinate un diciassettenne è rimasto ferito per mano di un pari età. Eventi che hanno scosso l’opinione pubblica e riacceso il dibattito sulla sicurezza degli studenti.
Piantedosi si interroga su “come sia possibile che dei ragazzi a scuola regolino i propri conti attraverso l’utilizzo di coltelli portandoseli da casa”. Per il ministro dell’Interno serve “qualcosa che vada oltre i sistemi di sicurezza e di prevenzione tradizionali, qualche cosa che riguardi anche la cultura, l’educazione di questi ragazzi. E anche un po’ la sollecitazione del senso di responsabilità”. Il provvedimento in arrivo, assicura, contiene elementi in questa direzione.
Valditara propone i metal detector negli istituti a rischio
Sul fronte delle misure concrete, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara propone una soluzione discussa: “Quello che possiamo e a mio avviso dobbiamo fare è, in quelle scuole di maggior rischio dove vi sono più problematiche, consentire ai presidi, magari di intesa con il Prefetto, di installare dei metal detector”. Una proposta che certamente alimenterà il confronto tra chi chiede maggiore controllo e chi teme una eccessiva militarizzazione degli istituti scolastici.
Ben diversa la posizione del Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, che preferisce puntare su un approccio educativo: servono “più valori, più educazione, aiutare questi ragazzi a riflettere, aiutare a vivere anche le cose positive, a non lasciarsi trascinare”. Parolin non nega la necessità di “misure di sicurezza”, ma avverte: “Non sono sufficienti”.
Le opposizioni: “Governo legge e ordine senza risposte”
L’attacco delle opposizioni si fa sempre più duro. I capogruppo del Partito Democratico Chiara Braga e Francesco Boccia bollano la sicurezza come “il simbolo del fallimento del governo”. Il Movimento 5 Stelle insiste sulla necessità di rafforzare la prevenzione attraverso la cultura, non limitandosi a inasprire le pene.
Il leader Giuseppe Conte è caustico: “Questo è un governo legge e ordine, hanno fatto un decreto sicurezza per prenderci tutti in giro. Ora faranno un ‘decretino’ sulle armi da taglio, ma sono stati bravissimi ad alimentare le paure e non hanno nessuna risposta. La politica così è una presa in giro”.
Altrettanto critico Matteo Renzi, che attacca: “Il problema della sicurezza è molto più grave di quello che sembra, sono lì da quattro anni e danno la colpa ai sindaci e alla sinistra, ma dovranno giustificare quello che succede”. E conclude: “È il governo degli sciacalli: hanno preso tutti i casi di cronaca per aumentare i reati e tengono cinquecento poliziotti in Albania che sanno che non servono a nulla”.
