Morte del patron di TelePordenone, un collaboratore di fiducia nel mirino degli investigatori
L’imprenditore Mario Ruoso, 87 anni, viene assassinato a colpi ripetuti nella propria abitazione di Porcia; lo storico collaboratore fermato dalla polizia avrebbe agito per ragioni economiche; il procuratore Montrone esclude la presenza di complici
Mario Ruoso
Mario Ruoso, 87 anni, Cavaliere del lavoro, fondatore di TelePordenone e proprietario del Garage Venezia, è stato assassinato nella propria abitazione di Porcia, nel Pordenonese. Il corpo è stato trovato in una pozza di sangue, poco distante dalla porta d’ingresso dell’attico al settimo piano.
Un indiziato è già in Questura: si tratta di un collaboratore storico, italiano, di 68 anni. La spranga, probabile arma del delitto, è stata ripescata in un corso d’acqua dai vigili del fuoco. Il movente sarebbe economico. Il procuratore Pietro Montrone esclude la presenza di complici.
Una figura radicata nel tessuto cittadino
Poche figure nella storia recente di Pordenone incarnano con altrettanta precisione il profilo dell’imprenditore locale che ha saputo costruire, nel corso di decenni, un piccolo sistema economico e informativo. Mario Ruoso aveva fondato TelePordenone, emittente che per anni aveva svolto un ruolo di riferimento nell’informazione locale prima di chiudere.
Parallelamente, aveva gestito il Garage Venezia, uno dei saloni per la vendita di automobili più longevi del Friuli Venezia Giulia. Collezionista di auto d’epoca, era noto anche al di là dei confini provinciali. Il sindaco di Pordenone, Alessandro Basso, ha espresso cordoglio formale: “Con la scomparsa di Mario Ruoso viene a mancare una figura che ha contribuito in modo significativo alla vita economica e informativa del territorio, lasciando un segno profondo nella comunità pordenonese.”
La scoperta del corpo e il sopralluogo
A trovare il cadavere è stato il nipote Alessandro. I dipendenti dell’autosalone avevano tentato di contattare Ruoso al telefono senza successo, e avevano allertato il familiare. Alessandro Ruoso si è recato nell’appartamento: il portoncino blindato era chiuso, e la chiave di riserva non si trovava nel luogo convenuto per le emergenze. Ha forzato la serratura ed è entrato. Lo zio era a terra, in un lago di sangue.
Sul posto sono intervenuti la polizia, la squadra della Scientifica di Padova e il medico legale Antonello Cirnelli, che ha effettuato l’ispezione del cadavere. L’appartamento è stato posto sotto sequestro. Secondo le prime valutazioni, l’aggressione sarebbe stata improvvisa e feroce. La vittima sarebbe stata colpita inizialmente con un oggetto contundente privo di scanalature — verosimilmente una spranga o uno strumento analogo — e stordita.
Nella caduta avrebbe battuto il capo contro lo spigolo di un mobile. L’assassino avrebbe quindi infierito con numerosi colpi alla testa, fino a provocarne la morte. Dagli ambienti investigativi filtra la parola “mattanza” per descrivere la scena trovata dai soccorritori.
L’indiziato e le tracce lasciate
Il cerchio si è stretto rapidamente attorno a un uomo di 68 anni, collaboratore di Ruoso da molti anni, rintracciato in un’abitazione di Azzano Decimo, alla prima periferia di Pordenone. L’uomo si trova in Questura dalla notte scorsa. La sua automobile è stata sequestrata: era parcheggiata a Tiezzo di Azzano Decimo. Nel bagagliaio, gli investigatori hanno trovato un borsone, prelevato e portato via per gli accertamenti scientifici. Poco dopo, anche il veicolo è stato rimosso.
La spranga ritenuta arma del delitto è stata individuata e recuperata dai vigili del fuoco in un corso d’acqua, dragato a partire dal mattino. Il procuratore Montrone ha confermato il ritrovamento dell’oggetto ai giornalisti riuniti fuori dalla Questura, senza fornire ulteriori dettagli in attesa della conferenza stampa fissata per le 17. Ha tuttavia precisato un punto rilevante: “C’è un solo soggetto fortemente indiziato del reato.” L’ipotesi di un complice, circolata nelle ore precedenti, è stata formalmente smentita.
Il nipote: “Era di famiglia, lo zio lo ha aiutato tutta la vita”
Gli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore Federica Urban, stanno analizzando le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona e quelle installate all’esterno della concessionaria Garage Venezia, per ricostruire eventuali movimenti nelle ore precedenti e successive alla morte.
Il movente ipotizzato è di natura economica. Se confermato, restituirebbe alla vicenda una logica agghiacciante nella sua semplicità: un uomo che avrebbe ucciso il proprio benefattore per ragioni di denaro. “Non posso darmi una spiegazione”, ha detto il nipote Alessandro ai microfoni di Tv12. “Se si confermassero le voci sul collaboratore sospettato, sarei completamente stupito e incredulo, perché lo zio lo ha aiutato per l’intera sua esistenza. Solo un momento di pazzia potrebbe spiegare l’accaduto: questa persona era considerata di famiglia, lo conosciamo tutti da sempre, lo zio lo ha assecondato e supportato in tutto”.
