Difesa, Crosetto lancia la “Nato europea” mentre gli Usa riducono le truppe in Europa

Il ministro della Difesa propone un nuovo asse strategico tra i Paesi europei e alcuni partner esterni all’Unione. Intanto dagli Stati Uniti arrivano i primi segnali concreti di una riduzione delle forze assegnate all’Alleanza Atlantica. Due movimenti paralleli che fotografano il cambiamento degli equilibri geopolitici occidentali.

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Maurizio Crosetto

L’Europa inizia a prepararsi a un futuro in cui la protezione americana non potrà più essere considerata un dato acquisito. È dentro questo scenario che prende forma la proposta avanzata dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, di costruire una sorta di “Nato europea”, una struttura di sicurezza continentale capace di rafforzare il pilastro europeo dell’Alleanza Atlantica e di assumere un ruolo più autonomo nella difesa del continente.

La proposta arriva in un momento particolarmente delicato. Da una parte Washington conferma il progressivo spostamento della propria attenzione strategica verso l’Indo-Pacifico e la competizione con la Cina. Dall’altra, i Paesi europei sono chiamati a colmare un vuoto che potrebbe progressivamente ampliarsi nei prossimi anni.

Il risultato è un’accelerazione che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata impensabile: mentre gli Stati Uniti valutano una riduzione della loro presenza militare in Europa, l’Italia mette sul tavolo un progetto di integrazione difensiva continentale senza precedenti.

La lettera ai partner europei

L’iniziativa è contenuta in una lettera inviata da Crosetto ai ministri della Difesa europei, ai rappresentanti di tredici Paesi partner e ai vertici della Nato. A rivelarne i contenuti è stato il New York Times in un’intervista al ministro pubblicata il 5 giugno.

L’idea è quella di creare una piattaforma di cooperazione strategica che riunisca i Paesi europei dell’Alleanza Atlantica insieme ad alcuni partner ritenuti indispensabili per la sicurezza del continente, tra cui Gran Bretagna, Turchia e Ucraina.

Secondo Crosetto, è arrivato il momento di costruire una vera e propria “Europa continentale della difesa”, capace di sviluppare capacità militari comuni, coordinamento strategico e una maggiore autonomia operativa.

Non si tratterebbe di sostituire la Nato ma di rafforzarne la componente europea, prendendo atto che il quadro internazionale è profondamente cambiato rispetto a quello emerso dopo la Seconda guerra mondiale, quando la sicurezza dell’Europa occidentale venne affidata quasi interamente all’ombrello statunitense.

Tra gli elementi più significativi della proposta c’è il ruolo assegnato all’Ucraina. Pur non essendo membro dell’Unione Europea né dell’Alleanza Atlantica, Kiev viene indicata come un futuro “pilastro fondamentale della sicurezza europea”, un riconoscimento che va oltre la guerra in corso con la Russia e guarda agli equilibri strategici del lungo periodo.

Una Nato più globale

Nella visione delineata dal ministro italiano, anche la stessa Nato dovrebbe evolvere. L’Alleanza, sostiene Crosetto, non può più limitarsi alla sicurezza dell’area euro-atlantica ma dovrebbe aprirsi a una dimensione globale coinvolgendo Paesi come Australia, Giappone, Corea del Sud, India e Brasile.

L’obiettivo sarebbe quello di trasformare l’organizzazione nata durante la Guerra fredda in una rete di sicurezza internazionale capace di affrontare minacce che non conoscono più confini geografici definiti.

“La Nato non può restare un club di élite del Nord del pianeta”, osserva il ministro, delineando una visione che punta a superare gli schemi tradizionali della sicurezza occidentale.

Il documento segreto degli Stati Uniti

Le parole di Crosetto assumono un significato ancora più rilevante alla luce delle informazioni emerse nelle stesse ore dalla Germania.

Secondo il quotidiano Welt, Washington avrebbe consegnato alla Nato un documento classificato come “Segreto” nel quale vengono indicate le capacità militari che gli Stati Uniti intendono progressivamente sottrarre alla pianificazione dell’Alleanza.

Si tratta del primo segnale concreto di un ridimensionamento della presenza americana nel teatro europeo, motivato dalla necessità di concentrare maggiori risorse nell’area del Pacifico.

I tagli riguarderebbero alcuni assetti considerati fondamentali per la capacità di deterrenza e di risposta rapida della Nato. Verrebbe ridotto il numero delle aerocisterne KC-135, mentre i più moderni KC-46 uscirebbero completamente dalla pianificazione dell’Alleanza. Anche la componente da combattimento subirebbe una significativa contrazione, con una diminuzione dei caccia F-16 e F-15E disponibili per le operazioni Nato.

Particolarmente significativa sarebbe inoltre l’eliminazione dei droni strategici da ricognizione a lungo raggio e la forte riduzione dei droni d’attacco MQ-9.

Il peso che ricadrà sugli europei

Anche sul piano navale i cambiamenti sarebbero rilevanti. Gli Stati Uniti prevederebbero il ritiro di uno dei due gruppi portaerei attualmente assegnati alla pianificazione Nato, una riduzione delle forze di superficie e il ridimensionamento delle capacità sottomarine dedicate ai missili da crociera.

Parallelamente diminuirebbe il numero degli aerei da pattugliamento marittimo Boeing P-8A Poseidon e verrebbe ridotta la componente dei bombardieri strategici.

Pur mantenendo il controllo dei principali incarichi di comando dell’Alleanza, compresa la posizione di Comandante Supremo delle Forze Alleate in Europa (SACEUR), Washington sembra intenzionata a trasferire sempre più responsabilità operative agli alleati europei.

È proprio questo il punto di contatto tra la proposta italiana e le scelte americane. Da una parte gli Stati Uniti chiedono agli europei di assumersi una quota crescente degli oneri della difesa comune; dall’altra l’Europa comincia a interrogarsi su come organizzarsi per farlo.

Il dibattito che si aprirà nelle prossime settimane all’interno della Nato potrebbe segnare uno spartiacque storico. Per la prima volta dalla fine della Guerra fredda, il tema non è più soltanto quanto spendere per la difesa, ma quale architettura di sicurezza dovrà garantire la stabilità del continente in un mondo sempre più multipolare.

La proposta di Crosetto e il ridimensionamento annunciato da Washington appaiono così come due facce della stessa trasformazione: l’avvio di una nuova fase nei rapporti transatlantici, nella quale l’Europa è chiamata a diventare protagonista della propria sicurezza.