Everest da record: circa mille alpinisti in vetta. Ma si riapre il dibattito sulla sicurezza in Nepal

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La rincorsa ai tetti del mondo registra cifre mai viste prima sul colosso dell’Himalaya. Secondo i dati ufficiali diffusi dalle autorità nepalesi, oltre 950 alpinisti hanno già raggiunto la cima dell’Everest, a quota 8.849 metri, e le proiezioni indicano che il bilancio complessivo supererà a breve le mille unità. A favorire questa ondata di ascensioni è stata una finestra meteorologica insolitamente lunga e stabile, che ha sbloccato una situazione iniziale complessa.

All’inizio della stagione, infatti, il distacco di un seracco aveva parzialmente ostruito la via principale, facendo temere una battuta d’arresto per le spedizioni commerciali. Il governo del Nepal ha rilasciato quest’anno 494 permessi di scalata a cittadini stranieri, un volume di visti che ha saturato l’unico versante accessibile, dato che le autorità cinesi hanno mantenuto sbarrati gli accessi dal versante tibetano. “È stata davvero una stagione storica”, ha confermato Khimlal Gautam, responsabile del campo base. “Domani il numero potrebbe superare quota mille”.

Il sovraffollamento della zona della morte

I flussi registrati quest’anno hanno riproposto l’immagine critica delle code d’alta quota, con lunghe file di alpinisti in attesa nei punti più esposti della montagna, dove la rarefazione dell’ossigeno rende ogni minuto di sosta un rischio letale. Le testimonianze dirette descrivono uno scenario mutato rispetto agli standard del passato. “Per me si è trattato della sesta volta sulla cima”, ha spiegato Purnima Shrestha, fotogiornalista e alpinista d’esperienza.

“Rispetto alle salite precedenti, questa esperienza è stata completamente diversa a causa del traffico. Solo il 20 maggio, secondo i dati ufficiali, 274 persone hanno calcato la vetta contemporaneamente”. La concentrazione di centinaia di scalatori lungo le corde fisse evidenzia la mutazione dell’alpinismo d’alta quota, ormai strutturato su logiche industriali e flussi programmati. Solo nella giornata di ieri, oltre cinquanta scalatori si sono radunati contemporaneamente lungo la via del Colle Sud.

La tecnologia riduce l’impatto dei rischi

I professionisti della montagna e i responsabili delle agenzie di spedizione sottolineano come l’evoluzione tecnologica abbia modificato la gestione delle ascese. Il monitoraggio meteo satellitare, oggi estremamente preciso, consente di prevedere le finestre di bel tempo con giorni di anticipo, riducendo l’esposizione agli imprevisti.

A questo si aggiunge la preparazione logistica delle guide Sherpa, i cui standard di assistenza hanno minimizzato gli incidenti fatali legati alla pianificazione. Tuttavia, la pressione antropica sull’Everest riapre l’annosa questione politica ed etica legata all’introduzione di tetti massimi per i permessi stagionali. Fino a questo momento, il bilancio delle vittime si attesta a cinque decessi dall’inizio della primavera. Una cifra tragica, ma distante dai diciotto morti registrati nel 2023, l’anno più drammatico della storia dell’Everest, che aveva sollevato dure critiche sulla gestione dei soccorsi e sui criteri di ammissione dei clienti meno esperti.