Ragioni di sicurezza nazionale, il governo sospende Schengen con la Spagna. Meloni: solo il tempo necessario

L’intervento punta a colpire le reti criminali che gestiscono il traffico di esseri umani verso l’Europa. Restano operative le disposizioni per preservare la stagione turistica estiva nei collegamenti bilaterali.

Giorgia Meloni

Giorgia Meloni

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni annuncia la reintroduzione temporanea delle verifiche nei collegamenti marittimi e aerei con Madrid. La decisione interviene in risposta alla nuova pressione migratoria registrata nell’enclave di Ceuta. L’esecutivo adotta la misura straordinaria “per tutelare la sicurezza nazionale e prevenire possibili ripercussioni per la nostra Nazione”, afferma Meloni. La linea di Palazzo Chigi prevede di mantenere il provvedimento in vigore “solo per il tempo necessario, con particolare attenzione a limitare qualsiasi impatto sui flussi turistici estivi”, come ha dichiarato la premier.

L’emergenza migratoria a Ceuta

La nuova emergenza migratoria che interessa Ceuta, l’enclave spagnola in territorio marocchino, riporta al centro del dibattito europeo il tema della gestione dei confini. L’Italia dichiara la propria disponibilità a sostenere ogni iniziativa europea di supporto alle istituzioni di Madrid. L’obiettivo istituzionale indicato dalla presidenza del Consiglio consiste nel “ristabilire il pieno controllo delle frontiere esterne dell’Unione e affrontare con determinazione la situazione in corso”.

Il regime eccezionale di Schengen

Il Codice frontiere Schengen consente agli Stati membri di reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere interne in presenza di una grave minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza interna. Questa misura non comporta l’uscita del Paese dall’area di libera circolazione e non equivale alla fine dello spazio europeo condiviso. I controlli ai valichi tornano operativi con carattere eccezionale e nel rispetto della normativa comunitaria, destinati a cessare al venir meno delle condizioni che ne hanno giustificato l’attivazione.

La storia dell’accordo europeo

Oltre 450 milioni di persone attraversano abitualmente le frontiere interne dell’area senza subire controlli sistematici del passaporto o della carta d’identità. Il sistema facilita gli spostamenti per motivi di lavoro, studio, turismo e ricongiungimento familiare, favorendo al contempo la cooperazione statale nella tutela della sicurezza comune. L’accordo fondativo risale al 14 giugno 1985, firmato da Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi nell’omonimo comune lussemburghese affacciato sul fiume Mosella.