Pontida, Salvini blinda la Lega nazionale: “Unita da Nord a Sud, il modello bavarese non serve”
Alla vigilia di Pontida, il segretario leghista ribadisce la linea nazionale e chiede ai militanti “coraggio, coesione, determinazione e pazienza”. In campo anche una mobilitazione dal Lazio e dal Mezzogiorno.
Matteo Salvini
Matteo Salvini ha ribadito a Pontida la linea di una Lega “forte, unita e libera”, da Nord a Sud, respingendo di fatto l’ipotesi di un ritorno a un partito modellato sulla dimensione territoriale del Nord. Alla vigilia del raduno, il segretario ha chiesto ai giovani leghisti “coraggio, coesione, determinazione e pazienza”, mentre la presenza organizzata di militanti arrivati dal Lazio e dal Mezzogiorno ha dato un segnale concreto alla sua impostazione nazionale.
Il passaggio politico è netto: il segretario insiste sul carattere nazionale del Carroccio proprio mentre nel partito resta aperto il confronto sulla sua identità e sul peso delle diverse componenti territoriali. Il riferimento al “modello bavarese”, sostenuto dagli esponenti più legati alla tradizione nordista, resta sullo sfondo del confronto. Salvini non lo affronta direttamente, ma ribadisce che la Lega “vince solo se unita” e con un respiro nazionale.
Ai giovani, il segretario ha chiesto di attraversare la fase attuale senza accelerazioni né ripiegamenti. “Ci vogliono coraggio, coesione, determinazione e pazienza, e non bisogna mai mollare. Mai montarsi la testa col vento in poppa, e mai deprimersi quando c’è da rimboccarsi le maniche”, ha affermato.
La difesa della linea politica passa anche dai risultati ottenuti negli anni sul terreno dell’autonomia. Salvini ha ricordato che “federalismo fiscale e autonomia sono risultati che oggi sono concreti dopo 36 Pontida”. Il richiamo alla storia del raduno serve a collegare la leadership attuale alle battaglie identitarie della Lega.
La base chiede rinnovamento
Il confronto interno, alla vigilia dell’appuntamento, non si traduce in contestazioni pubbliche. I giovani leghisti ripropongono i temi tradizionali della Lega di Salvini: critiche all’Europa, richieste di “remigrazione” e l’idea di un’Europa cristiana e “mai musulmana”. L’autonomia resta tra le battaglie indicate come prioritarie.
Sul palco tornano anche Umberto Bossi e Roberto Maroni. Salvini li cita direttamente: “Siamo qui grazie a loro”. È un richiamo alla storia del movimento in un momento nel quale il confronto sulla sua evoluzione riguarda anche l’eredità della tradizione autonomista.
Massimiliano Romeo, segretario della Lega Lombarda, si muove invece sul terreno del rinnovamento. Nel pomeriggio saluta i giovani e manifesta la volontà di intervenire dal palco: “E perché non dovrei…”. Poi auspica che Pontida resti una festa, senza contestazioni: “Mi auguro di no”.
Romeo, però, non considera chiuso il confronto. “Le questioni di fondo restano sul tavolo”, ha precisato, indicando nella richiesta di cambiamento proveniente dalla base un elemento destinato a essere discusso. “Questo desiderio di rinnovamento partito dalla base, possa trovare la sua strada. Ovviamente tutti insieme perché a noi piace il concetto di squadra”, ha aggiunto.
La formula contiene i due elementi del confronto interno: la richiesta di rinnovamento e la necessità, rivendicata dallo stesso Romeo, di evitare una rottura tra le diverse componenti del partito.
Il Sud arriva nel cuore di Pontida
A sostenere visibilmente la dimensione nazionale della Lega è Claudio Durigon. Prima dell’intervento di Salvini, i giovani leghisti del Lazio entrano rumorosamente nella sala dove sono in corso i panel. Poco dopo il vicesegretario, esponente vicino al segretario, si presenta con una rappresentanza di militanti del Sud.
Dietro Durigon compare uno striscione con una formula che riassume l’impostazione della mobilitazione: “Da Nord a Sud una sola Lega, un solo capitano: Matteo Salvini”. L’organizzazione punta a rendere visibile a Pontida la presenza di una base che non proviene soltanto dalle tradizionali roccaforti settentrionali.
Durigon fornisce anche i numeri della macchina organizzativa predisposta per il raduno: “Seicento biglietti del treno, da Roma a Milano. E poi dalla Stazione Centrale i pullman fino a Pontida: alle 11 dovrebbero essere qui”. La mobilitazione porta così nel cuore dell’immaginario leghista settentrionale una componente proveniente da altre aree del Paese.
Salvini valorizza dal palco proprio questo elemento. Ringrazia i militanti del Sud, sottolineando che “ci hanno messo qualche euro e qualche ora in più per essere qui”, e saluta in particolare i giovani arrivati dal Lazio.
L’appello del segretario alla Lega plurale
Il messaggio di Salvini diventa quindi esplicitamente unitario. Il segretario racconta gli inviti ricevuti dai militanti delle diverse regioni: veneti, toscani, siciliani, valtellinesi e abruzzesi. “L’unico problema qui è la panza…”, scherza, prima di riportare il discorso sul terreno politico.
“Stasera parlate e divertitevi tutti assieme, calabresi e piemontesi, lombardi e campani”, ha esortato. La geografia dell’elenco è parte del messaggio: la Lega che Salvini vuole presentare a Pontida comprende territori e comunità che appartengono alla storia del partito, ma anche realtà che la vecchia impostazione nordista collocava fuori dal suo perimetro originario.
Il segretario collega questa impostazione alla propria storia personale. Ricorda quando era lui stesso un giovane presente a Pontida e il percorso che lo ha portato alla guida del partito. “Oggi tocca a me, negli anni futuri toccherà a qualcun altro…”, ha affermato.
La conclusione torna al rapporto tra leadership e base: “La forza della Lega non sono i singoli, i dirigenti o i ministri ma il popolo di Pontida”.
La vigilia si chiude così senza lo scontro aperto che avrebbe potuto segnare il raduno. Il confronto sulle diverse anime della Lega resta, ma viene rinviato al terreno politico interno. Da una parte c’è la richiesta di rinnovamento evocata da Romeo; dall’altra la linea di Salvini, che lega l’unità del partito alla sua dimensione nazionale. A Pontida, almeno alla vigilia, le due posizioni convivono senza trasformarsi in una contestazione pubblica.
