Forza Italia rilancia sul fine vita dopo il voto del Consiglio regionale veneto
Gli azzurri chiedono una disciplina statale uniforme dopo il provvedimento approvato a Venezia. Fratelli d’Italia contesta l’iniziativa regionale, mentre le opposizioni accusano la maggioranza di rinviare una legge nazionale.
Antonio Tajani
Forza Italia chiede al Parlamento di approvare una legge nazionale sul fine vita dopo il voto del Consiglio regionale del Veneto, che oggi ha approvato il provvedimento con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astenuti. Gli azzurri considerano il voto regionale un’occasione per arrivare a una disciplina organica e uniforme, evitando che le regole cambino da una Regione all’altra.
Paolo Emilio Russo, capogruppo di Forza Italia in commissione Affari costituzionali alla Camera, sostiene che “il Parlamento può e dovrebbe approvare una legge nazionale organica”. Secondo il deputato, la normativa dovrebbe rispondere alle nuove esigenze degli italiani, sostenere le famiglie nelle situazioni più difficili e garantire “da Nord a Sud” le medesime tutele.
La posizione di Forza Italia arriva nello stesso giorno in cui il Veneto diventa la prima Regione governata dal centrodestra ad approvare una legge sul fine vita, dopo le iniziative di Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna. Il voto regionale assume così una dimensione nazionale e riporta la questione al centro del confronto tra le forze della maggioranza.
La scelta del Consiglio veneto
A Venezia il testo ha ottenuto un sostegno trasversale. A favore hanno votato gran parte della Lega, Forza Italia, il centrosinistra e Azione. Contrari Fratelli d’Italia, Futuro nazionale e Resistere Veneto.
Il presidente del Consiglio regionale Luca Zaia ha rivendicato la scelta dell’assemblea. “Oggi il Parlamento dei Veneti ha scelto di non voltarsi dall’altra parte e di dare una risposta concreta a persone che vivono condizioni di sofferenza estrema”, ha dichiarato.
Zaia ha sottolineato anche la natura trasversale del confronto, sostenendo che la discussione abbia coinvolto le coscienze oltre le appartenenze politiche. Il presidente del Consiglio regionale ha quindi indicato la necessità di un passaggio nazionale, coerente con la richiesta avanzata da Forza Italia.
FdI contesta la legge regionale
Fratelli d’Italia ha votato contro il provvedimento e contesta la scelta di affidare alle Regioni una materia che considera di competenza statale.
Il senatore veronese Matteo Gelmetti ha spiegato che “una materia delicata come il fine vita non può essere disciplinata in maniera differente da Regione a Regione”. Da qui la richiesta che sia lo Stato, attraverso il Parlamento, a fissare “una cornice normativa valida per tutti gli italiani”.
La posizione di FdI si concentra dunque sul metodo e sulla competenza legislativa: non una regolazione diversa nei territori, ma una norma nazionale. È un punto che, almeno in parte, coincide con l’obiettivo dichiarato da Forza Italia, ma diverge sulla valutazione dell’iniziativa assunta dal Veneto.
La linea di Forza Italia
Gli azzurri sostengono invece che il voto veneto dimostri la possibilità di affrontare il tema anche nel centrodestra. Russo ha definito la decisione regionale la prova che si possono ampliare i diritti individuali senza trasformare il confronto in una contrapposizione ideologica.
“La decisione del Veneto, terra di profonda tradizione cattolico-popolare, e il dibattito che l’ha accompagnata dimostrano con chiarezza che è possibile ampliare i diritti individuali senza togliere nulla a nessuno”, ha affermato Russo.
Forza Italia richiama anche la recente decisione della Lombardia sui cittadini malati incurabili e indica nella pluralità degli interventi regionali un motivo ulteriore per intervenire a livello statale. L’obiettivo è evitare che la possibilità di accedere a determinate procedure e le relative garanzie dipendano dal territorio di residenza.
Le opposizioni chiedono un intervento
Il centrosinistra considera il voto veneto la conseguenza del mancato intervento del Parlamento. Carlo Calenda, leader di Azione, ha accusato lo Stato di non avere affrontato la materia: “Le Regioni intervengono perché lo Stato non fa il suo lavoro. E mentre la politica rinvia, ci sono malati e famiglie che aspettano”.
Riccardo Magi, segretario di Più Europa, ha rivolto la richiesta direttamente alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni: “È il momento di una legge nazionale sul fine vita, è il momento di prendere atto che l’Italia è pronta da tempo per una legge di questo tipo”.
Anche Italia Viva chiede alle Camere di intervenire. Ivan Scalfarotto ha sostenuto che “lo Stato deve fare la sua parte e approvare al più presto una legge nazionale sul fine vita”, richiamando le richieste rivolte al Parlamento dalla Corte costituzionale.
Il Pd accusa la maggioranza
Il Partito democratico approva il voto veneto ma collega l’iniziativa regionale all’assenza di una disciplina nazionale. Alfredo Bazoli, vicepresidente del gruppo Pd al Senato, considera importante che le Regioni si muovano “nei limiti imposti dalla Corte costituzionale” per fornire indicazioni a medici, infermieri, Asl e ospedali che oggi affrontano le richieste di suicidio assistito in modo non uniforme.
Bazoli ha giudicato positivo anche l’appello di Zaia per una legge nazionale, ma ha attribuito al centrodestra la responsabilità dello stallo parlamentare. Secondo il senatore dem, la maggioranza avrebbe ostacolato i tentativi di approvare una disciplina nazionale, fino al rinvio in commissione di un testo dell’opposizione già arrivato in Aula.
Il voto veneto lascia quindi aperto il passaggio successivo: trasformare le diverse iniziative regionali in una disciplina statale. Su questo punto Forza Italia e opposizioni convergono nella richiesta di una legge nazionale, mentre dentro la maggioranza resta una distanza netta sulle modalità e sui contenuti dell’intervento.
