Il vecchio Carroccio torna a bussare alla porta di Salvini e riapre la questione del Nord

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Matteo Salvini

Gianluca Pini riapre la partita sulla Lega Nord e chiede la convocazione del congresso federale, fermo da nove anni. La mossa arriva mentre Matteo Salvini deve gestire il dissenso dei governatori del Nord e la concorrenza politica di Roberto Vannacci, riportando al centro del confronto il rapporto tra la Lega attuale e le sue origini autonomiste.

L’iniziativa prende forma attraverso un comitato che ha raccolto finora poche centinaia di firme. Pini, ex parlamentare e tra i primi organizzatori della Lega in Romagna all’inizio degli anni Dieci, punta a riattivare il movimento fondato da Umberto Bossi, oggi commissariato da Salvini e affidato al suo fedelissimo Igor Iezzi.

Il promotore presenta la richiesta come un’operazione politica autonoma. “Il nostro obiettivo è puramente pratico: vogliamo restituire ai militanti della Lega Nord la possibilità di fare attività politica, cosa che ci viene impedita da anni da Salvini e Iezzi”, ha dichiarato Pini.

La questione non riguarda quindi soltanto la sopravvivenza formale di una vecchia sigla. Riattivare la Lega Nord significherebbe rimettere in discussione, almeno sul piano politico, la trasformazione del partito avviata da Salvini: dal movimento territoriale costruito da Bossi a una forza nazionale, sovranista e competitiva su tutto il territorio italiano.

La sfida alla linea nazionale

Pini insiste sulla distanza dalla Lega di Salvini. Il suo obiettivo, sostiene, è “scongelare un simbolo” che non avrebbe nulla a che fare con il “sovranismo fallimentare” attribuito alla gestione dell’attuale leader.

La distinzione è rilevante perché arriva nel momento in cui la componente settentrionale del partito chiede a Salvini un cambio di passo. I governatori non hanno messo formalmente in discussione la leadership, ma hanno sollecitato un confronto sulla linea politica e sulla capacità della Lega di rappresentare gli interessi del Nord.

Pini nega però qualsiasi contatto con i presidenti di Regione. “Non li abbiamo contattati, la nostra è una iniziativa che nasce dal basso”, ha assicurato.

Attilio Fontana conferma la separazione tra i due percorsi. “Questa iniziativa non c’entra assolutamente niente con il discorso che stiamo portando avanti noi”, ha chiarito il presidente lombardo.

Il governatore continua a indicare il confronto diretto con Salvini come la strada da seguire. “L’incontro si terrà, dobbiamo solo far coincidere le agende di diverse persone”, ha spiegato. La partita interna resta dunque aperta senza, almeno per ora, una rottura organizzativa della componente governativa.

Il nodo è il futuro del Carroccio

La questione della Lega Nord si sovrappone alla discussione più ampia sul futuro politico del Carroccio. Salvini ha costruito negli anni una Lega nazionale, ridimensionando il peso dell’impostazione originaria e trasformando il partito in una forza con ambizioni elettorali estese oltre il Nord.

Oggi quella scelta viene sottoposta a una verifica politica. La perdita di consensi a vantaggio di Roberto Vannacci aumenta la pressione sulla leadership e rende più difficile per Salvini ignorare le richieste provenienti dai territori settentrionali.

In questo quadro, la riattivazione della Lega Nord potrebbe diventare uno strumento politico per chi ritiene necessario recuperare una maggiore centralità del Nord e dell’autonomismo. Non è detto che questo processo porti alla nascita di una nuova formazione: proprio perché la vecchia Lega esiste ancora formalmente, la sua struttura può diventare il terreno su cui misurare una diversa idea di partito.

La condizione, però, è che la richiesta di congresso superi la dimensione simbolica. Le adesioni raccolte finora sono poche centinaia. Pini sostiene che aumenteranno rapidamente, ma la capacità del comitato di trasformare le firme in una mobilitazione politica resta da verificare.

La risposta di Salvini alza il livello dello scontro

La reazione dell’area Salvini è stata immediata e dura. Fonti vicine al vicepremier hanno accusato i promotori di voler tornare sulla scena politica dopo avere contribuito, secondo la loro ricostruzione, alle difficoltà del vecchio partito.

“Coloro che hanno rischiato di uccidere la Lega ora si rifanno vivi in cerca di una poltrona”, hanno affermato le fonti, parlando di “sorpresa e sconcerto” per l’iniziativa.

La replica indica anche quale sarà il terreno dello scontro. Da una parte il comitato di Pini rivendica la necessità di restituire ai militanti il vecchio partito; dall’altra il gruppo dirigente di Salvini difende la Lega attuale, il suo ruolo nel governo e la sua presenza politica nel Nord.

“Il Nord chiede soluzioni, risposte e concretezza, che il governo sta dando anche grazie alla spinta della Lega e dei suoi cinque ministri lombardi”, hanno sostenuto le fonti vicine al vicepremier.

La contrapposizione è netta: per la leadership, il problema del Carroccio si affronta attraverso l’azione di governo; per i promotori del congresso, il problema riguarda invece la natura stessa del partito e il rapporto con la sua base originaria.

Il fronte autonomista si sta organizzando

La richiesta di Pini non nasce in un vuoto politico. Negli ultimi mesi si sono moltiplicate le iniziative di esponenti provenienti dalla vecchia Lega o comunque riconducibili alla sua area autonomista.

Poche settimane fa gli ex parlamentari Raffaele Volpi e Jonny Crosio hanno promosso Area Liberale Federalista, collocandosi su posizioni atlantiste e favorevoli all’Ucraina. Da anni sono attivi il Patto per il Nord di Paolo Grimoldi e il Partito Popolare del Nord di Roberto Castelli.

Sono esperienze differenti, ma raccontano una stessa frattura: quella tra la Lega costruita attorno alla rappresentanza territoriale del Nord e la forza nazionale e sovranista costruita da Salvini.

La riattivazione della Lega Nord avrebbe però un peso diverso rispetto alla nascita di nuovi movimenti. Non si tratterebbe di fondare un altro partito, ma di riportare in attività una struttura già esistente e legata alla storia del Carroccio.

La variabile decisiva resta il confronto interno

Il passaggio politico decisivo sarà ora il confronto tra Salvini e i governatori. Se il dialogo produrrà una ricomposizione, la richiesta di Pini potrebbe restare confinata a un’iniziativa autonoma della galassia leghista. Se invece il rapporto tra la leadership e la componente settentrionale continuerà a deteriorarsi, il congresso della Lega Nord potrebbe trasformarsi in un punto di riferimento per il dissenso.

È questo il motivo per cui l’iniziativa viene osservata con attenzione dal gruppo dirigente. La Lega Nord non dispone oggi della forza elettorale della Lega nazionale, ma conserva un valore politico e identitario legato alla storia del partito.

Resta inoltre il problema dei debiti ereditati dalla precedente struttura. L’area Salvini ha ricordato i 49 milioni che la Lega per Salvini Premier ha trovato in eredità e sta ancora pagando. Pini ha risposto legando la possibilità di affrontare anche quel capitolo alla riattivazione politica del movimento: “Se ci permettono di fare attività politica, saremo anche in grado di pagare i debiti”.

Nel frattempo il confronto si sposta su due piani. I governatori chiedono a Salvini di discutere la linea politica della Lega; Pini chiede invece di riaprire il congresso del vecchio partito. Sono iniziative formalmente separate. Ma entrambe riportano al centro la stessa domanda: quale Lega deve rappresentare il Nord e quale spazio politico deve avere, dentro il Carroccio, l’eredità autonomista di Bossi.