La segretaria del Pd Elly Schlein non ufficializzerà la propria candidatura alle primarie nella direzione di venerdì, secondo le indiscrezioni raccolte tra parlamentari e dirigenti dem. Indicherà tempi certi per il tavolo programmatico e convocherà l’assemblea chiamata a votare la proroga del suo mandato.
Sul tavolo della direzione ci sarà anche il rinvio del congresso al prossimo anno. Non sono ancora stati resi noti la data dell’assemblea e il calendario del tavolo sul programma.
Il copione della segreteria di oggi
Qualcosa in più si capirà dalla segreteria convocata per oggi, che preparerà il terreno alla direzione. Secondo le voci in circolazione, Schlein ribadirà la formula già proposta: o l’accordo sul candidato espresso dal partito che prende più voti alle politiche, o i gazebo. Non è previsto, per ora, alcun annuncio sulla corsa.
Il rinvio dell’ufficializzazione, nella lettura dei più, potrebbe slittare all’assemblea che verrà convocata. Il clima nel centrosinistra, dopo la festa dell’Unità del Pd e la conclusione di “Nova” del M5s, è di attesa: il fronte progressista appare fermo, e tra i democratici cresce l’attenzione per le mosse della segretaria.
Un dirigente del centrosinistra ha descritto la situazione così: “Siamo fermi, Schlein e Conte nemmeno si parlano da giorni”. Lo stesso dirigente ha aggiunto che il fermo comporta dei rischi. Per questo, secondo diversi parlamentari, la segretaria dovrebbe annunciare un’accelerazione sul programma.
Lo statuto e la carta Gori
A ribadire la linea è stato ieri in televisione Igor Taruffi, responsabile organizzazione e braccio destro della segretaria. “Esistono due modi per scegliere la guida di una coalizione: o si fa che il partito più votato esprime il candidato oppure si fanno le primarie”, ha dichiarato.
Taruffi ha risposto anche alla minoranza, che valuta di chiedere il via libera a un secondo candidato dem per schierare Giorgio Gori. “Il Pd ha uno statuto che indica chiaramente chi è il candidato a Palazzo Chigi direttamente, cioè la segretaria del nostro partito”, ha precisato. Per Taruffi, “non vedo particolari elementi di discussione”.
Lo statuto, però, prevede anche la possibilità di una seconda candidatura, previo assenso dell’assemblea del partito. L’europarlamentare era pronto a ufficializzare la propria disponibilità a correre già sabato scorso a Prato. Gli altri riformisti lo hanno frenato: prima vogliono sapere se le primarie si svolgeranno in un turno unico o in due.
Con il doppio turno la candidatura avrebbe un senso, perché i voti dei riformisti al ballottaggio andrebbero a Schlein. Con il turno unico, è il ragionamento riferito, si rischierebbe di farla perdere e di favorire Conte.
I timori dei dirigenti democratici
Le parole di Taruffi non sono piaciute nemmeno a una parte della minoranza che ha perplessità sulla seconda candidatura. Un esponente dell’area ha replicato: “Dovrebbe ricordare che la segretaria è in scadenza e dovrà chiedere una proroga da votare a maggioranza assoluta degli aventi diritto in assemblea”. Il passaggio in assemblea è dunque il punto in cui la segretaria dovrà contare i propri voti.
La pressione per rinviare le primarie, esercitata sotto traccia, si fa più insistente. Al Nazareno non sono state apprezzate le uscite di Angelo Bonelli, dirigente di Avs, assicura un parlamentare. Il leader dei Verdi ha ripetuto che le primarie sono un rischio e ha proposto una “terza via”: un tavolo di coalizione che scelga un nome diverso da quello di Conte e da quello di Schlein.
I dubbi non vengono soltanto da fuori. Massimo D’Alema e Goffredo Bettini li hanno espressi più volte, in pubblico e in privato. A luglio il tesoriere Michele Fina aveva invitato alla prudenza su “Rinascita”, la rivista rilanciata da Bettini, e a fine agosto ha fatto altrettanto Roberto Speranza.
Il timore attraversa anche la maggioranza che sostiene la segretaria. “Se la Schlein dovesse perdere si fa male tutto il partito, non solo lei”, ha osservato un esponente della sinistra dem.
Ucraina, il paletto dei riformisti
Sul fronte dei rapporti con il M5s pesa la questione ucraina. Conte ha tracciato la propria linea rossa, e lo stesso hanno fatto i riformisti del Pd: per loro l’invio di armi a Kiev non può essere messo in discussione.
Oggi Schlein è sembrata rassicurare la minoranza. Alla domanda se i valori dell’Ue si difendano anche sostenendo l’Ucraina, ha risposto: “Sì, certamente”. Ha poi ricordato che David Sassoli era stato dichiarato persona non grata dalla Russia e che ne era orgoglioso.
La segretaria ha ribadito la necessità di nominare un negoziatore europeo. Ha però aggiunto che “raggiungere una pace giusta è un obiettivo necessario ma una pace giusta non può essere la resa alle ragioni dell’aggressore”.
Le fibrillazioni e i nodi aperti
I parlamentari più vicini alla segretaria minimizzano. “Conte non vuole rompere, anche sull’Ucraina non farà scherzi”, è la loro lettura. Aggiungono che Schlein non cederà sulle primarie e le vincerà, e che le tensioni interne sono destinate a rientrare.
Restano aperti i punti che decideranno il passo del Pd: la data dell’assemblea, il voto sulla proroga, la formula delle primarie con uno o due turni e l’eventuale seconda candidatura dem. Di questi, per ora, non sono stati resi noti i dettagli.

