Un magistrato della procura di Roma, Alessandro Di Cicco, ha pubblicato domenica sera su Facebook un post offensivo contro la premier Giorgia Meloni, definita “nana borgatara”, dopo il suo rifiuto di firmare il Dpcm sugli aumenti di stipendio alle toghe. Il consigliere laico del Csm Enrico Aimi ha chiesto l’apertura di una pratica; Di Cicco sostiene di essere stato hackerato.
Il testo, comparso poco dopo le 20, recitava: “La nana borgatara non ha tempo per firmare un decreto. Ci penserà un commissario ad acta! Povera Italia”. Il riferimento è alla decisione annunciata nelle stesse ore da Meloni, che ha escluso di apporre la propria firma sul provvedimento. Il post è stato poi cancellato, ma non prima di aver scatenato la polemica.

La difesa: “Mi hanno hackerato”
Di Cicco ha negato di esserne l’autore. “Mi hanno hackerato il profilo e sto andando al commissariato a denunciare”, ha dichiarato all’Adnkronos. Il magistrato ha spiegato di essere in viaggio e di aver rimosso il testo non appena si è accorto che qualcuno lo aveva scritto sul suo profilo.
Ha aggiunto di non aver immaginato un simile clamore. “Una cosa è non condividere le posizioni della premier, altro è insultare”, ha precisato. Non sono stati resi noti i dettagli tecnici dell’presunta intrusione né l’esito della denuncia annunciata.
Il Csm e l’Anm prendono posizione
La reazione di Enrico Aimi è stata immediata. Il componente laico del Consiglio superiore della magistratura ha chiesto l’apertura di una pratica al Csm “affinché sia valutata l’eventuale sussistenza di profili disciplinari”. La richiesta riguarda il contenuto del post e dovrà misurarsi con la versione di Di Cicco, che attribuisce il testo a un terzo.
L’Associazione nazionale magistrati ha preso le distanze con una nota breve: “Ne prendiamo con fermezza le distanze”. Il comunicato non entra nel merito della ricostruzione fornita dal magistrato.
Il no di Meloni al decreto
Il post è la coda di uno scontro più ampio sul Dpcm. Raggiunta al telefono dall’Adnkronos, Meloni ha dichiarato: “In coscienza non posso mettere la mia firma su un Dpcm con il quale dovrei destinare quasi un miliardo di euro agli aumenti di stipendio dei magistrati”. La premier ha messo la cifra in rapporto con le risorse che il governo sta cercando per l’autotrasporto, dove l’obiettivo è impedire il blocco delle consegne di merci in tutta Italia.
Secondo Meloni, l’importo è “dieci volte tanto rispetto a quello che sto cercando” per quel settore. La premier ha comunque lasciato aperto uno spiraglio: se le associazioni rappresentative vorranno cercare insieme una soluzione, ha precisato, è “come sempre pronta ad ascoltarle”. Si è detta inoltre convinta che “la gran parte dei magistrati comprenda la situazione e le priorità di questo momento”.
Le toghe: arretrati dovuti per legge
La replica della magistratura è arrivata con la giunta esecutiva centrale dell’Anm. Gli adeguamenti sono “previsti per legge” e, ha sottolineato l’associazione, “gli importi effettivi saranno sensibilmente inferiori a quelli circolati” in queste ore.
La giunta ha contestato la lettura dell’aumento come beneficio. “La magistratura non può essere trasformata nel capro espiatorio delle difficoltà economiche del Paese”, ha ribadito. E ancora: “Nessun regalo, nessun bonus, nessun aumento: le somme di cui ha parlato in queste ore la Presidente del Consiglio sono differenze retributive previste dalla legge e non corrisposte per anni, non paragonabili a quelle ipotizzate in questi giorni”.
Resta quindi aperta la divergenza sui numeri: Palazzo Chigi parla di quasi un miliardo, l’Anm di importi sensibilmente inferiori. Non è stata fornita da nessuna delle due parti una quantificazione puntuale della spesa.
Il commissario ad acta e i passaggi successivi
Il post attribuito a Di Cicco evocava la nomina di un commissario ad acta, lo strumento con cui un’amministrazione può essere sostituita nell’adempimento di un atto dovuto. Non è stato chiarito se questa strada sia allo studio né da quali soggetti potrebbe essere attivata.
Sul fronte disciplinare, i passaggi dipenderanno dall’esito della denuncia presentata dal magistrato e dalla decisione del Csm sulla richiesta di Aimi. Sul fronte politico, il confronto tra governo e associazioni di categoria sul Dpcm resta senza una soluzione condivisa.

