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APERTURAPolitica

Cina, l’Ue perde un miliardo al giorno e cerca difese

Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2026 16:07
Redazione
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Von der Leyen e Xi Jinping
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Ursula von der Leyen prepara nuove misure commerciali contro la Cina, ma l’Unione europea resta lontana da uno scontro generalizzato con Pechino. Intervenendo oggi al Parlamento europeo, la presidente della Commissione ha rivendicato l’accordo sulle esportazioni di auto ibride e avvertito che Bruxelles dovrà intervenire se il dialogo non basterà a correggere gli squilibri commerciali.

Contents
  • Le salvaguardie sul tavolo europeo
  • Il tetto alle auto ibride
  • Le divisioni frenano Bruxelles
  • La Cina punta sulle esportazioni

“Per la prima volta, la Cina ha accettato di moderare le esportazioni in un importante settore industriale. La prova che il dialogo può dare i suoi frutti”, ha dichiarato von der Leyen. La presidente ha tuttavia precisato che l’intesa rappresenta soltanto un primo passo: “Un accordo in un singolo settore non può risolvere uno squilibrio strutturale”.

La Commissione punta ora a estendere la propria azione oltre l’automotive. Tra i comparti che potrebbero essere interessati dalle nuove misure figurano la chimica e i macchinari industriali, settori sui quali Bruxelles ha già avviato un confronto con le imprese europee. L’obiettivo è proteggere la produzione continentale dalla pressione delle importazioni cinesi, senza trasformare la difesa commerciale in una guerra economica.

Le salvaguardie sul tavolo europeo

Von der Leyen ha avvertito che “l’Europa deve essere pronta ad agire quando il dialogo non produce risultati”. La Commissione considera anche il ricorso a strumenti di salvaguardia contro eventuali aumenti improvvisi delle importazioni, nel quadro di una strategia che punta a difendere le industrie europee dalla concorrenza sui prezzi.

I leader dei Ventisette, riuniti la scorsa settimana, hanno espresso sostegno al rafforzamento delle difese commerciali. Il consenso politico, tuttavia, non elimina le divergenze tra i governi nazionali sulle modalità e sull’intensità della risposta.

La pressione arriva soprattutto dai numeri degli scambi. Nel 2025 il disavanzo commerciale dell’Unione europea con la Cina ha superato il miliardo di euro al giorno e, secondo la Commissione, ha continuato ad aumentare anche quest’anno. Bruxelles teme che le esportazioni cinesi a basso costo provochino un nuovo “China shock”, erodendo ulteriormente la competitività dell’industria europea.

Il problema non riguarda soltanto le automobili. La capacità dei produttori cinesi di esportare a prezzi competitivi mette sotto pressione diversi comparti manifatturieri, mentre la debolezza della domanda interna cinese spinge Pechino a cercare sbocchi sui mercati internazionali.

Il tetto alle auto ibride

Il primo risultato concreto della strategia europea è arrivato con l’intesa negoziata nei giorni scorsi dal commissario al Commercio Maros Sefcovic. L’accordo prevede un limite iniziale di 350mila automobili ibride cinesi esportate ogni anno nell’Unione, con incrementi annuali del 6% per i successivi quattro anni.

La soglia ridimensiona le previsioni di Bruxelles, che stimavano in circa 800mila le vetture potenzialmente importate già nel 2026. Per la Commissione, il nuovo meccanismo rappresenta quindi uno strumento per contenere la crescita delle importazioni e ottenere maggiore controllo sui flussi commerciali in un settore strategico.

Pechino, però, interpreta l’intesa in modo diverso. Il ministero cinese del Commercio ha ricordato che nel 2025 le importazioni europee di auto ibride dalla Cina erano state pari a 302mila unità. Il limite concordato, secondo questa lettura, lascia dunque spazio a un aumento dei volumi rispetto a quelli effettivamente raggiunti.

Il governo cinese insiste inoltre sul carattere non discriminatorio dell’accordo e sulla necessità di rispettare le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio. Le due parti rivendicano così il risultato negoziale da prospettive differenti: Bruxelles sottolinea la possibilità di moderare le esportazioni, mentre Pechino evidenzia i margini ancora disponibili per crescere.

Le divisioni frenano Bruxelles

La linea europea dovrà fare i conti con ostacoli politici ed economici. Secondo Capital Economics, l’Unione continuerà a rispondere con prudenza alla crescita delle esportazioni cinesi, nonostante le pressioni affinché adotti una posizione più aggressiva.

Marcel Thieliant, responsabile per l’Asia-Pacifico della società di ricerca, ha spiegato al South China Morning Post che Pechino teme un irrigidimento europeo, ma la valutazione degli analisti è che Bruxelles continuerà a privilegiare un approccio cauto.

A limitare le possibilità di azione sono le divergenze tra gli Stati membri, la distribuzione delle competenze economiche tra istituzioni europee e governi nazionali e la dipendenza dalle forniture cinesi. Quest’ultimo elemento pesa soprattutto per le materie prime critiche, essenziali per numerose filiere industriali.

Una risposta troppo dura potrebbe spingere Pechino ad adottare contromisure, con conseguenze sulle imprese europee che dipendono dal mercato cinese o dalle sue forniture. Bruxelles deve quindi bilanciare due esigenze: contenere la concorrenza che minaccia la produzione continentale e ridurre il rischio che le restrizioni si traducano in nuovi costi per le aziende europee.

La Cina punta sulle esportazioni

Secondo Capital Economics, Pechino continuerà a puntare sull’espansione delle esportazioni almeno fino al 2030. La previsione si basa sulla debolezza della domanda interna e sulla forte concorrenza sui prezzi tra i produttori cinesi, fattori che alimentano la ricerca di nuovi sbocchi commerciali all’estero.

Per l’Europa, questo scenario aumenta la pressione sui settori manifatturieri e rende più difficile affidarsi soltanto al dialogo. Gli accordi su singoli comparti possono contenere alcuni flussi, ma non risolvono da soli il problema strutturale degli squilibri commerciali.

La prudenza europea, tuttavia, non esclude una crisi. Gli economisti di Capital Economics attribuiscono una probabilità del 50% a un conflitto commerciale nei prossimi due o tre anni, se la Cina continuerà ad ampliare le proprie quote sui mercati internazionali e la concorrenza alimenterà spinte nazionaliste e protezionistiche nelle economie occidentali.

La sfida per von der Leyen sarà dunque trasformare il sostegno politico al rafforzamento delle difese commerciali in misure condivise dai Ventisette, evitando che la protezione dell’industria europea apra un confronto con Pechino dai costi difficili da controllare.

TAGGATO:auto ibrideCapital Economicscinacommercio internazionaledaziindustria europeaMaros Sefcovicunione europeaUrsula von der Leyen
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