Le Regioni italiane hanno migliorato, nei primi nove mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025, il rispetto dei tempi massimi per le prime visite e gli esami diagnostici. Lo rileva il nuovo bollettino Agenas sulle liste d’attesa aggiornato al 30 settembre, che descrive un quadro nazionale in evoluzione positiva pur in presenza di differenze significative tra territori.
Per le prime visite, quattro Regioni confermano livelli elevati di rispetto delle soglie di garanzia già raggiunti nel 2025. Cinque Regioni si collocano nella fascia compresa tra l’80% e l’89% di prestazioni erogate entro i tempi previsti; tra queste migliorano Abruzzo e Lombardia. Altre otto Regioni si attestano tra il 70% e il 79%, con un progresso definito significativo in Liguria, mentre la Sicilia registra un peggioramento.
Nella fascia inferiore al 70% si trovano quattro Regioni. In questo gruppo tutte migliorano rispetto all’anno precedente, con l’eccezione della Sardegna, che mostra invece un andamento negativo.
Differenze ancora marcate
Anche sul fronte degli esami diagnostici il bilancio nazionale viene giudicato complessivamente favorevole. Sei Regioni mantengono livelli elevati di rispetto dei tempi massimi già registrati nel 2025.
Otto Regioni si collocano tra l’80% e l’89% di prestazioni erogate entro le scadenze previste. In questa fascia migliorano Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte e Provincia autonoma di Trento.
Quattro Regioni si attestano tra il 70% e il 79%. Agenas rileva un miglioramento in Abruzzo e Sardegna, mentre registra un peggioramento nella Provincia autonoma di Bolzano e in Sicilia. Tra le tre Regioni che restano sotto il 70%, tutte mostrano comunque un avanzamento rispetto all’anno precedente.
Verifiche sui criteri adottati
L’Agenzia sottolinea che la valutazione delle performance non può limitarsi alle percentuali di rispetto dei tempi. L’analisi richiede di considerare anche il volume delle prestazioni erogate e le modalità con cui vengono attribuite le classi di priorità ai pazienti.
Secondo il bollettino, il confronto con le amministrazioni regionali dovrà quindi proseguire in maniera puntuale per comprendere le differenze emerse e individuare eventuali elementi che incidono sulla comparabilità dei risultati.
Nodo dell’appropriatezza prescrittiva
Tra gli aspetti ritenuti più rilevanti figura l’appropriatezza delle prescrizioni. Per le prime visite, la classe di priorità P, destinata alle prestazioni programmabili entro 120 giorni, presenta un’incidenza media nazionale del 34,9%, ma con scostamenti significativi da una Regione all’altra.
Differenze analoghe riguardano anche le classi Breve e Differibile. Secondo Agenas, la distribuzione delle richieste tra queste categorie può influire sia sulla pressione della domanda sia sulla lettura delle performance registrate dai sistemi sanitari regionali.
L’analisi individua inoltre situazioni nelle quali la classe P viene utilizzata per prestazioni formalmente registrate come primi accessi ma che, nella pratica, corrispondono a controlli o follow-up successivi. Si tratta di attività che dovrebbero rientrare nei secondi accessi e seguire percorsi organizzativi differenti.
La sfida dell’assistenza continuativa
Per Agenas questo fenomeno mette in evidenza criticità nei processi di presa in carico dei pazienti e richiama la necessità di rafforzare modelli organizzativi capaci di garantire percorsi assistenziali continuativi e programmati.
L’Agenzia conclude che sarà necessario approfondire i criteri di attribuzione delle priorità e rafforzare il lavoro con le Regioni per favorire una maggiore omogeneità nelle prescrizioni e una più corretta classificazione delle prestazioni. Un passaggio considerato essenziale per valutare con maggiore precisione l’efficacia delle misure adottate contro le liste d’attesa e per rendere confrontabili i risultati ottenuti sui diversi territori.

