Politica

“Cari grillini, perché mi volete morto?”

Fa inchieste televisive da quattordici anni. Molte delle quali hanno scosso non solo il mondo politico. Ma ora, Filippo Roma, è nel mirino dei Cinquestelle, simpatizzanti e attivisti da giorni si scagliano contro lo storico inviato de Le Iene protagonista dell’ennesimo scoop grazie ad alcuni parlamentari furbetti del M5s che hanno fatto scoppiare la cosiddetta “rimborsopoli”.

Cosa è successo?

“Sul mio profilo pubblico sono arrivati centinaia di messaggi di cui la maggior parte offensivi, altri più pesanti del tipo ‘ti auguro la morte’, ‘prego la notte affinché tu il giorno dopo muoia’, ‘stai attento alle spalle quando cammini’ e via dicendo. Quello che non capisco di questi soggetti è che invece di prendersela con i ‘colpevoli’ del loro partito, attaccano me che faccio solo il mio lavoro”.

Perché questi attacchi?

“Sono tutti simpatizzanti del M5s che reagiscono in questo modo perché ho svelato come alcuni parlamentari pentastellati raggiravano i rimborsi al partito e come altri che addirittura non li effettuavano completamente”.

Se l’aspettava questa reazione?

“Sì, me l’aspettavo. Lo stesso comportamento l’avevano assunto quando abbiamo fatto l’inchiesta sulle firme false di Palermo. Allora ricevetti un assaggio di quanto sono ‘carini’ questi pentastellati. Stavolta, essendo che la vicenda è più forte, più forti sono stati gli attacchi”.

Come nasce ‘rimborsopoli’?

“E’ un’inchiesta scaturita da una segnalazione di attivisti delusi dello stesso Movimento Cinque Stelle, come spesso accade. Stessa cosa, infatti, è successa con l’inchiesta delle firme false. Perché alla fine, diciamolo, sono sempre loro che si sparano sulle palle da soli”.

Intende dire che si ‘autodistruggono’ e danno la colpa agli altri?

“Bravo, questo intendevo dire. Il fatto è che loro si fissano su dei paletti eccessivi. A partire da quando Beppe Grillo dava disposizione ai suoi di non andare come ospiti ai talk show. Una follia che poi è stata superata. Agli inizi, quando sbarcarono in parlamento sembravano dei marziani. Allora, noi delle Iene, abbiamo fatto dei servizi per scoprire chi erano i nuovi parlamentari. Eccessiva anche la richiesta di dimissioni perché un indagato. Uno dovrebbe dimettersi se colpevole almeno per una sentenza di primo grado. Ma poi, alla luce dei fatti, i Cinquestelle hanno alzato l’asticella quando alcuni di loro risultavano indagati. Cosa che è accaduta, non per autocitarmi, proprio con lo scandalo delle firme false che ha visto pentastellati prima indagati e poi rinviati a giudizio. E così Beppe Grillo ha cambiato regolamento. In sostanza, questi cinquestelle spesso si fissano su delle questioni che sono gocce sull’oceano, invece di pensare alle grandi riforme, a come cambiare la società, come migliorare la realtà socio-economica del Paese…”.

Come spiega questi comportamenti?

“Sono poco attenti nel controllare le regole che loro stessi si fissano. Vedi il caso dei rimborsi. Hanno fissato una regola, ma poi abbiamo scoperto che non controllavano che la stessa regola venisse rispettata. Cosa che ha ammesso lo stesso Luigi Di Maio”.

State lavorando a qualche altro scoop?

“Al momento no, perché siamo sotto elezioni, quindi dobbiamo rispettare le norme. Ma dopo il 4 marzo ritorneremo in prima linea. Non vediamo l’ora a rifare i servizi sulla politica”.

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