Crans-Montana, il nodo delle licenze: a Le Constellation mancava l’autorizzazione per il ballo

Il disco bar Le Constellation

Il disco bar Le Constellation

La tragedia di Capodanno a Crans-Montana solleva interrogativi cruciali sulla gestione del disco bar Le Constellation. Al centro dell’inchiesta della procura cantonale c’è ora un aspetto determinante: Jacques Moretti e Jessica Maric, i due imprenditori francesi che amministravano il locale, disponevano davvero delle autorizzazioni necessarie per gestire un’attività da ballo? La risposta, stando alla documentazione ufficiale, appare negativa. E potrebbe pesare come un macigno sulle responsabilità della strage.

La visura camerale consultata dall’AGI traccia un perimetro preciso: i coniugi Moretti possedevano la licenza per la ristorazione, per la vendita di bevande e per la commercializzazione di vini. Nulla di più. Non compare alcun riferimento all’autorizzazione specifica richiesta per i locali da ballo, quella che in Italia e in altri paesi europei impone standard di sicurezza rafforzati. Eppure Le Constellation funzionava di fatto come una discoteca, soprattutto nelle serate di punta come quella di Capodanno. Un locale dove si balla richiede attenzioni particolari: vie di fuga più ampie, materiali ignifughi, impianti antincendio adeguati, piani di evacuazione certificati. Tutte misure che sembrano essere mancate quella notte.

Una società da ventimila franchi e undici anni di attività

Dal registro degli esercizi commerciali emerge che il bar di rue Centrale 35 opera da undici anni. La società intestata a Moretti e alla moglie Maric è una Sarl, una società a responsabilità limitata con un capitale sociale di appena ventimila franchi svizzeri. Una struttura leggera per un’attività che nelle notti più affollate poteva accogliere decine di persone.

La procura cantonale, che indaga per omicidio, lesioni e incendio colposi, ha già fatto capire dove punterà il mirino: presenza o assenza di misure di sicurezza, funzionalità dell’impianto antincendio, idoneità delle vie di evacuazione, natura dei materiali utilizzati per il soffitto. Quest’ultimo punto è cruciale: secondo i primi rilievi, il rivestimento del soffitto potrebbe non essere stato ignifugo, amplificando così in modo esponenziale la propagazione delle fiamme.

Gli investigatori ascolteranno anche chi ha effettuato le tre ispezioni condotte negli ultimi anni. Moretti, nelle prime dichiarazioni, ha sostenuto che da quei controlli non erano emerse irregolarità. Ma ora quella versione sarà verificata carta alla mano. La documentazione completa è già stata consegnata alla Procura generale del Cantone Vallese dal Comune di Crans-Montana, come ha confermato la procuratrice generale Béatrice Pilloud a margine della cerimonia di commemorazione delle vittime.

L’ambasciatore italiano: “Da noi sarebbe impensabile”

Interpellato sulla gestione del locale e sul tema della licenza per il ballo, l’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, non ha usato mezzi termini: “Non sono in grado di fare paragoni con l’Italia, ma quello che posso dire è che in Italia esistono servizi di vigilanza interna, c’è del personale e non oso immaginare un locale notturno gestito in questo modo nel nostro Paese, dove abbiamo procedure molto severe”.

Parole che suonano come un atto d’accusa implicito verso un sistema di controlli che potrebbe essersi rivelato inadeguato. In Italia, infatti, i locali da ballo sono sottoposti a verifiche stringenti: dalla Commissione provinciale di vigilanza ai controlli dei Vigili del fuoco, fino alle ispezioni dell’Asl per gli aspetti sanitari.
Nel frattempo, a Crans-Montana la tensione resta alta. Un’auto della polizia presidia l’abitazione di Jacques Moretti e Jessica Maric. A richiedere l’intervento delle forze dell’ordine sarebbero stati alcuni vicini, infastiditi dall’assedio dei giornalisti accampati davanti alla casa della coppia.

I due imprenditori, già indagati per omicidio, lesioni e incendio colposo, restano nel mirino dell’opinione pubblica e della magistratura. La cerimonia di ricordo delle vittime, celebrata oggi pomeriggio alla presenza del consigliere federale svizzero Beat Jans, delegato alla giustizia e alla polizia, ha segnato un momento di raccoglimento collettivo. Ma le domande restano tutte aperte: chi ha controllato davvero quel locale? E perché nessuno si è accorto che mancavano le condizioni minime di sicurezza?