Dalla piazza al tribunale: come la morte di un giovane militante ha travolto l’estrema sinistra francese

Quentin Deranque ha perso la vita a Lione dopo un’aggressione plurima; la Procura ha chiesto l’incriminazione per omicidio di sette persone, prevalentemente legate a movimenti radicali, scatenando una crisi politica senza precedenti nella Repubblica transalpina

Quentin Deranque

Quentin Deranque

Il procuratore di Lione, Thierry Dran, ha sciolto giovedì i nodi più urgenti dell’inchiesta sulla morte di Quentin Deranque, il militante nazionalista di estrema destra di 23 anni deceduto dopo un’aggressione avvenuta a margine di una manifestazione nella stessa città. Delle undici persone fermate tra martedì e mercoledì, quattro — tre uomini e una donna accusati di aver fornito rifugio ai sospettati — sono state rilasciate.

Per i restanti sette, la Procura ha avanzato formale richiesta di incriminazione per omicidio volontario, aprendo così l’istruttoria davanti ai giudici competenti. La ricostruzione giudiziaria è precisa e circostanziata. “L’analisi dei fatti — ha dichiarato Dran in conferenza stampa — in particolare l’elevato numero di colpi inferti direttamente al volto e al cranio di Quentin Deranque, le audizioni dei testimoni, gli interrogatori degli indagati, le indagini tecniche, i risultati dell’autopsia e l’analisi dei filmati, portano la Procura a richiedere l’incriminazione per omicidio volontario per sette persone”.

Una formula, quella dell’omicidio volontario, che nel diritto penale francese presuppone l’intenzione di causare la morte o comunque di infliggere lesioni letali: non un eccesso colposo, dunque, ma un atto deliberato. Deranque era stato aggredito da almeno sei persone. Le ferite al cranio si sono rivelate fatali. La dinamica dell’agguato, ricostruita anche attraverso le riprese delle telecamere presenti nell’area, indica una violenza concentrata e reiterata, non riconducibile a una rissa improvvisata.

Il profilo dei fermati e la pista politica

Chi sono i sette che ora rischiano il processo per omicidio? Il procuratore ne ha tracciato un profilo sociologico che smentisce l’immagine di una frangia marginale e clandestina. “Per lo più studenti — ha precisato Dran —, alcuni dipendenti del settore privato, uno disoccupato. Tre hanno dichiarato di far parte o di essere vicini a movimenti di estrema sinistra”. L’età è compresa tra i venti e i ventisei anni. Cinque non hanno precedenti penali; due sì: uno era già stato condannato dal tribunale dei minorenni per violenza e uso di sostanze stupefacenti, l’altro dal tribunale penale di Lione per furto e porto abusivo d’arma.

Il caso ha assunto una dimensione politica esplicita con l’arresto di Jacques-Elie Favrot, assistente parlamentare del deputato Raphael Arnault, esponente di La France Insoumise. Favrot è accusato di “complicità per istigazione”: un’imputazione distinta da quella di omicidio diretto, ma non meno grave sul piano della responsabilità penale. Il suo avvocato, Bertrand Sayn, ha precisato che il cliente “ha riconosciuto di aver commesso atti di violenza e di essere stato presente sulla scena”, pur negando di aver inflitto i colpi mortali. Una distinzione che spetterà ai giudici istruttori valutare nella sua esatta portata giuridica.

L’istruttoria resta aperta

Due degli indagati sono stati accusati direttamente di omicidio volontario. Altri quattro sono comparsi davanti ai giudici istruttori nel corso della serata di giovedì, in attesa di un’eventuale incriminazione formale. Il quadro processuale, dunque, non è ancora definitivo.

Dran ha avvertito che “diverse persone devono ancora essere identificate”: il cerchio delle responsabilità potrebbe allargarsi. La vicenda intreccia violenza di piazza, militanza politica e responsabilità istituzionale — un nodo che la magistratura lionese è ora chiamata a sciogliere con la massima precisione, in un paese che osserva con crescente inquietudine l’inasprirsi dello scontro tra opposte fazioni.