Mentre Macron attacca, Meloni costruisce: il nuovo asse con Berlino che preoccupa davvero l’Eliseo
Giorgia Meloni e Emmanuel Macron
Quaranta mesi di difficile convivenza, e poi bastano poche righe su un social per far saltare ogni apparenza di cordialità diplomatica. A margine della visita ufficiale in India, Emmanuel Macron non ha esitato un istante a trasformare una domanda dei giornalisti sull’omicidio dell’attivista di estrema destra Quentin Deranque in un attacco diretto a Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio aveva definito la vicenda una “ferita per l’intera Europa”. Risposta del presidente francese: “Smettete di commentare quello che accade a casa degli altri”.
E ancora, con un affondo che suona a monito generale: “I nazionalisti, che non vogliono essere disturbati nel proprio Paese, sono sempre i primi a commentare quello che avviene altrove”. Il tono è quello di chi non cerca l’attenuante. Non è un lapsus, non è una risposta impulsiva strappata da una domanda scomoda. È un messaggio costruito, calibrato, consapevole del peso che porta.
La replica italiana arriva in due tempi. Prima una nota non ufficiale di palazzo Chigi che registra “stupore” per una reazione giudicata sproporzionata rispetto a quella che il governo descrive come una semplice espressione di “profondo cordoglio” e “solidarietà”. Poi è Meloni stessa, in un’intervista a Sky Tg24, a riprendere la parola con toni apparentemente pacati ma non privi di stoccate. Sul tema delle ingerenze, la replica è netta: l’unico a esercitarle, ricorda la premier, fu Macron stesso quando, dopo la sua elezione a palazzo Chigi nel 2022, dichiarò che “vigileremo sull’applicazione dello Stato di diritto”. Non era un messaggio di congratulazioni. Era una diffida.
Gli anni di piombo tornano in scena
Ma il passaggio più tagliente dell’intervista riguarda il clima d’odio che, a giudizio della presidente del Consiglio, attraversa tutte le democrazie occidentali. Meloni esprime il timore che non si ripetano “anni bui come quelli di piombo”. E qui, quasi en passant, arriva la seconda frecciata: “Una storia che l’Italia ha vissuto molto bene e che tra l’altro la Francia conosce molto bene, avendo dato asilo politico a fior fiori di brigatisti rossi per qualche decennio”. Il riferimento alla cosiddetta dottrina Mitterrand — che per anni garantì protezione ai terroristi italiani rifugiatisi in Francia — è inequivocabile. Non è storia, in quel passaggio. È argomento politico, usato con precisione chirurgica.
A palazzo Chigi, tuttavia, si preferisce non leggere lo scontro come una semplice questione di antipatie personali o di vecchi conti irrisolti. La convinzione prevalente è che l’ultima uscita di Macron abbia una doppia radice. La prima è di politica interna: il presidente francese avrebbe la necessità di inviare un segnale chiaro all’opinione pubblica e all’establishment progressista francese, schierandosi contro ciò che definisce la “destra” — quella di casa propria, prima ancora di quella altrui. La seconda spiegazione è di natura più strettamente europea: l’attacco viene interpretato come un “fallo di reazione” alla crescente intesa tra Meloni e il cancelliere tedesco Friedrich Merz.
Eurobond, caccia europei e il nuovo asse Roma-Berlino
I segnali di questa tensione sotterranea si moltiplicano. Il governo cita il recente “sgambetto” di Parigi sul rilancio della proposta degli eurobond, strumento sostenuto dall’Italia ma avversato dalla Germania: una mossa che ha complicato la costruzione di un fronte comune e che ha irritato Berlino. Sul piano della difesa, poi, la frattura è ancora più visibile. La Germania ha espresso dubbi sul progetto Fcsa — il caccia da combattimento di nuova generazione a guida franco-tedesca — mostrando invece interesse per il Gcap, il programma alternativo che vede protagonisti Italia, Regno Unito e Giappone. Per Parigi, il fatto che Roma e Berlino si ritrovino sulle stesse posizioni in materie così delicate non è un dettaglio trascurabile.
Il quadro complessivo del rapporto tra i due leader è costellato di divergenze su dossier di primaria importanza. I flussi migratori, la gestione dei diritti civili, la risposta ai dazi imposti dall’amministrazione americana, il rapporto con Donald Trump: su ciascuno di questi terreni Meloni e Macron si sono ritrovati, sistematicamente, su fronti contrapposti. Anche là dove le posizioni di partenza sembravano convergenti, le strade si sono poi divise. È il caso del Mercosur: Italia e Francia avevano condiviso le preoccupazioni degli agricoltori europei di fronte all’accordo commerciale con i Paesi sudamericani, ma al momento del voto finale le posizioni si sono separate — Roma a favore, dopo alcune correzioni ottenute in sede negoziale; Parigi ferma sul no.
Eppure i due Paesi restano legati da vincoli storici e istituzionali che non si sciolgono per effetto di una polemica estiva. Il Trattato del Quirinale — firmato nel 2021 e pensato proprio per dare struttura e continuità alla collaborazione bilaterale — prevede già un vertice intergovernativo a Tolosa per il 9 e 10 aprile. Un appuntamento che adesso assume un peso specifico diverso, e che entrambe le parti dovranno affrontare avendo in mente quanto accaduto nelle ultime ore. Domenica, intanto, la presidente del Consiglio sarà a Verona per la cerimonia di chiusura dei Giochi. La Francia sarà rappresentata dal primo ministro Sébastien Lecornu. Non da Macron.
