Antonio Di Pietro punta a entrare nel Consiglio superiore della magistratura, ma la sua candidatura divide il centrodestra. Forza Italia ha già annunciato che non lo voterà, mentre Fratelli d’Italia starebbe valutando l’ipotesi dopo i contatti avviati dall’ex magistrato con diversi esponenti della maggioranza.
L’ex pm di Mani pulite ha confermato di essere in contatto con i partiti. “Sto parlando con tutti”, ha dichiarato ai giornalisti dopo la sua presenza alla Camera, dove non è passato inosservato anche il pranzo a cui ha partecipato, tra gli altri, il responsabile Organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli.

Il nodo del voto parlamentare
Per domani è prevista una votazione in seduta comune del Parlamento. L’orientamento attuale del centrodestra sarebbe quello di votare scheda bianca, mentre resta da chiarire se la candidatura di Di Pietro possa raccogliere consensi sufficienti nella maggioranza.
A pesare sono soprattutto le obiezioni di Forza Italia. I capigruppo di Camera e Senato, Enrico Costa e Stefania Craxi, hanno escluso il sostegno del partito all’ex magistrato, motivando la posizione con una valutazione di principio sul ruolo del Csm e sulla storia giudiziaria di Di Pietro.
“Non è una questione nominale, ma di principio”, hanno precisato Costa e Craxi in una nota congiunta. Secondo i due esponenti azzurri, la stagione di Mani pulite avrebbe rappresentato una fase in cui la giustizia si sarebbe trasformata in uno strumento di lotta politica e la gogna mediatica avrebbe preso il posto del giusto processo.
Le perplessità degli azzurri
Forza Italia rivendica una posizione garantista e considera incompatibile il profilo di Di Pietro con la funzione di equilibrio e terzietà attribuita al Consiglio superiore della magistratura. “Noi siamo e restiamo garantisti e non possiamo affidare il governo autonomo dei magistrati a chi ha incarnato l’esatto contrario”, hanno dichiarato Costa e Craxi, chiudendo a possibili mediazioni: “Su questo non ci sono margini di trattativa”.
La candidatura dell’ex pm si inserisce in un quadro di interlocuzioni politiche che, secondo quanto riferito, coinvolgerebbero anche Fratelli d’Italia. A favore di un possibile avvicinamento vengono richiamate le presenze di Di Pietro agli eventi dei meloniani durante la campagna per il referendum sulla giustizia. Non risulta tuttavia definita una posizione ufficiale del partito della premier.
Il patto tra Noi moderati e Idv
Il pranzo alla Camera ha avuto anche un altro risvolto politico. Allo stesso tavolo erano presenti Alessandro Colucci, esponente di Noi moderati, e Ignazio Messina, vicepresidente dell’Anci e segretario di Italia dei valori. I due partiti avevano siglato un patto federativo nel 2024 e ora puntano a consolidare la collaborazione.
L’intesa si colloca nel percorso con cui Noi moderati vuole rafforzare il proprio ruolo nel centrodestra e allargare la coalizione a esperienze civiche e amministrative locali. La legge elettorale e la soglia dell’1% rappresentano, secondo il quadro descritto, ulteriori elementi di interesse per il partito guidato da Maurizio Lupi.
Colucci ha presentato l’iniziativa come un “cantiere civico, popolare, liberale e riformista”. L’obiettivo dichiarato è raccogliere le istanze dei territori e offrire agli amministratori locali una cornice nazionale, rafforzando la rappresentanza delle realtà civiche nelle istituzioni.
Apertura alle forze territoriali
Il responsabile di Noi moderati ha confermato la volontà di proseguire il lavoro comune con Italia dei valori, sottolineando il coinvolgimento di Messina anche nella sua veste di vicepresidente dell’Anci nazionale. La collaborazione, ha spiegato, punta a dare maggiore spazio agli amministratori locali e alle forze civiche nell’ambito della coalizione.
Resta aperta anche la possibilità di un dialogo con Sud chiama Nord, il movimento fondato da Cateno De Luca. “Siamo aperti a tutte le forze politiche purché ci sia accordo sui contenuti”, ha dichiarato Colucci.

