“Dopo il referendum faremo i conti”, Gratteri e la “rete” contro Il Foglio: uno scontro che arriva fino al Csm
Il procuratore di Napoli minaccia la redazione del quotidiano milanese durante una telefonata in cui viene chiesto conto di un’affermazione falsa attribuita al cantante vincitore di Sanremo: la Fnsi chiede le scuse, il Consiglio superiore della magistratura annuncia l’apertura di una pratica, l’opposizione insorge e il centrodestra si compatta sulla libertà di stampa a pochi giorni dal voto sulla riforma della giustizia.
Nicola Gratteri
Tutto comincia con un cantante e finisce davanti al Csm. Il vincitore dell’ultimo festival di Sanremo, Sal Da Vinci, è diventato suo malgrado il detonatore di uno scontro istituzionale che riguarda la libertà di stampa, l’indipendenza della magistratura e il clima politico a ridosso del referendum sulla riforma della giustizia.
L’autore dell’innesco è Nicola Gratteri, procuratore di Napoli, che ospite di La7 aveva ironizzato sul fatto che il cantante partenopeo — autore del brano “Per sempre sì”, inno involontario del fronte referendario favorevole alla riforma — avrebbe votato No. Sal Da Vinci ha smentito. Il Foglio ha chiamato Gratteri per capire. E lì è cominciato il caso.
Lo scambio con Il Foglio
“Scherzavo”, ha detto il procuratore alla giornalista del quotidiano milanese, spiegando di aver riso con il conduttore e invitando a rivedere la trasmissione. Ma quando la conversazione si è fatta più serrata — la giornalista ha ricordato che il vincitore del festival aveva dovuto diramare una smentita pubblica — il tono di Gratteri è cambiato.
“Senta, con voi del Foglio… Se dovete speculare e diffamare persino su Sal Da Vinci, fate pure. Tanto, dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti”. Incalzato sul significato dell’espressione, il procuratore ha precisato: “Tireremo una rete”. Il direttore Claudio Cerasa ha diffuso la notizia su X definendo quella frase “un avvertimento ben poco allegro”. Poi ha annunciato che il giorno successivo il giornale avrebbe chiesto all’Ordine dei Giornalisti e alla Federazione Nazionale della Stampa se la tutela dell’articolo 21 della Costituzione conosca deroghe a seconda dell’interlocutore.
La Fnsi: “Smentisca o si scusi”
La risposta del sindacato dei giornalisti non si è fatta attendere. Il presidente della Fnsi, Vittorio Di Trapani, ha dichiarato che le parole di Gratteri “non fanno onore alla sua storia” e che alludere a “conti da fare” e a non meglio precisate “reti” è “incompatibile con la difesa della libertà di stampa”. Di Trapani ha aggiunto che il dovere del magistrato è tutelare quella libertà, “non intimidirla”, e ha avvertito che dichiarazioni di quel tipo finiscono per essere “i migliori assist offerti a chi vuole delegittimare la magistratura in vista del referendum”.
Ancora più esplicita la segretaria generale Fnsi, Alessandra Costante: “È grave la minaccia. In Italia c’è una legge sulla diffamazione chiara: se uno si ritiene diffamato, querela. Punto. Le reti non attengono alla giurisprudenza italiana e soprattutto le minacce, anche velate, violano l’articolo 21”.
Il Csm annuncia una pratica disciplinare
Il caso è arrivato rapidamente al Consiglio Superiore della Magistratura. Il consigliere laico Enrico Aimi ha definito le parole di Gratteri “gravissime e del tutto inappropriate”, sottolineando come un procuratore della Repubblica sia “tenuto a una rigorosa osservanza dei principi di equilibrio, misura e rispetto del libero esercizio dell’attività giornalistica”.
Aimi ha precisato che le dichiarazioni risultano inoltre “irriguardose” rispetto all’appello al rispetto dei toni formulato dal Presidente della Repubblica in sede di plenum del Csm. Ha quindi annunciato la predisposizione di una richiesta di apertura di pratica, da sottoporre agli altri componenti del Consiglio, “nell’interesse della credibilità della magistratura e della tutela dei principi che regolano il corretto rapporto tra giustizia e informazione”.
Il centrodestra si compatta, l’opposizione tace
Sul versante politico, la reazione è stata compatta nel centrodestra e più silenziosa negli altri schieramenti. Il vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani ha parlato di “atto gravissimo che lede la libertà di stampa” e di comportamento “in contrasto con l’appello del Presidente della Repubblica al rispetto dei toni”. Il sottosegretario all’editoria Alberto Barachini ha espresso vicinanza al direttore del Foglio e ha atteso le scuse del procuratore. Deborah Bergamini, vicesegretario di Fi, ha definito le scuse “il gesto minimo a seguito di questa sortita sconcertante”.
Raffaella Paita, capogruppo al Senato di Italia Viva, ha scritto sui social che quella frase “non è degna del dibattito democratico”. Da Fratelli d’Italia, la deputata Alice Buonguerrieri, componente della commissione Giustizia, ha parlato di “segnale inquietante di una parte della magistratura che scambia il proprio ruolo per una tribuna di lotta politica e personale”. Il deputato Francesco Filini ha osservato che Gratteri “non è nuovo, da quando ha deciso di sostenere il No, a dichiarazioni a dir poco imbarazzanti”.
Il senatore Gianni Berrino, capogruppo di FdI in commissione Giustizia, ha ricordato che il referendum “è uno strumento di democrazia, non certo un mezzo per ‘punire’ i cittadini”. Il deputato di Forza Italia Enrico Costa, vicepresidente della commissione Giustizia, ha sintetizzato in pochi caratteri su X: “Gratteri si conferma il miglior testimonial per il Sì”, chiedendo poi se il Csm “muoverà un dito” e se “la sinistra sempre così pronta a difendere la libertà di stampa” si farà sentire.
Anche Nicolò Zanon, presidente del Comitato nazionale “Sì Riforma”, ha chiesto chiarimenti pubblici: evocare una “resa dei conti post referendaria con un quotidiano” supera, a suo avviso, i limiti della “legittima polemica referendaria” e apre “scenari preoccupanti”. Maurizio Lupi, presidente di Noi Moderati, ha concluso con un avvertimento di natura diversa: “Questo clima avvelenato rischia di allontanare le persone dalle urne, e speriamo non sia questo il vero obiettivo dei comitati del No”.
